Il 13 settembre 1999, dal punto di vista degli anni Settanta, non si sarebbe parlato di attentati moscoviti dovuti alle conseguenze del crollo dell'Unione Sovietica, né si prendeva in considerazione l'ipotesi che l'Orso Russo sarebbe stato guidato da un ubriacone brizzolato seminfartuato con conti segreti in Svizzera. Il 13 settembre 1999 non sarebbe stato nemmeno il tempo dei massacri a Timor Est, un'isola che nessuno avrebbe saputo dove sta realmente, e in cui si sarebbero compiuti massacri quotidianamente. Non era vero che un nigeriano sornione avrebbe capitanato le Nazioni Unite. Non si pensava sarebbe stato tempo di riforme statali, introduzione della flessibilità o scontro coi sindacati. Nemmeno si sapeva cosa fosse MTV. Il 13 settembre 1999 accadeva tutt'altro. Precisamente, questo: la Luna, complice un'esplosione nucleare, salutava la Terra, usciva dalla sua orbita, incominciava un viaggio senza ritorno negli spazi più profondi. Sulla sua superficie, attonite, assistevano al drammatico addio trecento persone stipate nella Base Alpha, rassicurate dall'inquietante sguardo del loro capitano, Koenig, mentre le Aquile (assurde navicelle che potevano essere benissimo affittate per la presentazione del Milan) volteggiavano intorno al satellite in fuga.
Il 13 settembre 1999 era la data d'inizio della saga di Spazio 1999, una delle serie di maggiore successo negli anni Settanta, oggi nuovamente alla ribalta grazie al calderone trash che mischia nostalgia, cialtronismo e filologia dell'inutile. Una mostra (a Monza, al Palazzo Comunale, fino al 26 settembre) ripropone il mito della versione povera e nostrana di Star Trek (la Rai coprodusse la serie, insieme a Itc, nel 1975). Minore afflato epico, tutine meno chic di quelle di Spock e compagni, effetti speciali ridotti all'osso.
Visti oggi, Martin Landau e i suoi lunatici sembrano un gruppo di esistenzialisti sotto psicofarmaci. La serie funzionava grazie a tresche romantiche, invasioni spirituali, cataclismatiche epidemie sconfitte sul filo di lana. Basettone in abbondanza, pantaloni a zampa di elefante, sguardi anfetaminizzati fecero il resto: si era alla vigilia del terrorismo più duro, e Spazio 1999 faceva sognare, dopotutto.
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