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TINA MODOTTI
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  TINA MODOTTI

Assunta Adelaide Luigia (Tina) Modotti raffigura l’immagine della donna d’inizio Secolo socialmente impegnata, indipendente e libera. Fedele a una causa, per la quale si batte con tutte le forze e utilizza l’arte e la fotografia come mezzo di denuncia. Nasce a Udine il 16 agosto 1896. All’età di 16 anni si imbarca su una nave a Genova e parte alla volta degli Stati Uniti, dove inizia a lavorare come attrice per gli studi di Hollywood. Sul set di un film incontra il suo futuro amante e celebre fotografo Edward Weston. Con lui parte nel 1923 per il Messico, accesa dalla passione per la lotta a favore degli oppressi, uno dei leit-motiv dell'idealità romantica dell’ex marito morto nel 1922. Qui i due amanti rimangono incantati dalle politiche rivoluzionarie di artisti e intellettuali quali Diego Rivera e di Alfaro Siqueiros. L’idea di un Messico nuovo, libero dalle maglie dell’oppressione avvicina la giovane Modotti alla fazione comunista, a cui si sente vicina per naturale inclinazione. Nel 1926 Weston torna negli Usa lasciando Tina in terra messicana, oramai diventata sua patria elettiva. Qui la Modotti, che ha appreso da Weston le tecniche della fotografia, inizia a documentare la vita della regione, cercando di abbinare la forma artistica alla causa rivoluzionaria. Celebri sono le immagini delle marionette come parodia del governo messicano pieno di uomini senza anima né ideali, legati solo dai fili delle politiche oppressive. In seguito a un’accusa di attentato alla vita del presidente, nel 1929 la fotografa italiana viene espulsa dal Messico. Riuscirà solo più tardi a tornare nell’amato paese. Tina Modotti muore in Messico nel 1942 in seguito a una banale indigestione. Al suo funerale partecipano migliaia di persone, amici e compagni che hanno lottato per la stessa causa. L’attività principale di Tina Modotti non è stata la fotografia o l’arte fine a se stessa. Usava dire infatti che non poteva risolvere i problemi della vita perdendosi nei problemi dell’arte. L’immagine della pasionaria italiana è così l’immagine di una donna d’inizio secolo estremamente intraprendente, fedele a un ideale e che non crede nella forma artistica fine a se stessa, ma come mezzo per perseguire un’idea, un principio.

  DA VEDERE

Worker's Parade, 1926

Hands of the Puppeteers, 1929

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