Life fading è la storia che segue, solitamente, le avventure di Brian The Brain, sempre a firma Martin. In una società eugenetica e tecnocratica, che è poi quella che ci attende, è un funzionario che non ha la laurea in medicina a occuparsi di sopprimere legalmente coloro che chiedono disperatamente (o meno) che sia loro somministrata la dolce morte. Boris, prodigo di consigli, personaggio al di là del bene e del male, vive questo pesante compito senza particolari conflitti etici, o comunque senza la dimensione tragica che siamo disposti a riconoscere al suo ingrato compito. L'unico effetto collaterale che colpisce questo discreto boia pelato, sempre in completo giacca e cravatta, con sofisticati occhiali scuri, è lo stress. Che riesce però a sfogare grazie al suo migliore amico, Roman, direttore dell'Istituto che si è fatto promotore della battaglia (vinta) sull'eutanasia: Boris si rilassa mettendo incinte pazienti di una certa età (comunque passabili e bellocce) che attendono il seme da uno sconosciuto. La vita sessuale di Boris (che in questo modo dà vita almeno quanta ne toglie) include anche saltuari rapporti con la moglie Sandra che, per l'appunto, è svogliata nei confronti del marito e sin dall'inizio lo cornifica con Roman.
E', come al solito, un labirinto etico che concede ai lettori il colpo allo stomaco e la scossa al cervello che cerca chi tenta di resistere alla confusione etica montante e all'alienazione di un presente che già è il futuro di Life Fading. Un altro capolavoro di Miguel Angel Martin...
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