GLI INTOCCABILI Tanto odio, tutto ingiustificato e a gratis
Recuperato in un cassetto della redazione, l'inedito di Enzo Biagi offre più di uno spunto di riflessione. Grande giornalista, grande giornalista e grande giornalista, Enzo Biagi è il decano dei grandi giornalisti. Ha visto tutto il mondo, in ogni tempo, dalla Patagonia a Terni. Ha amici che vanno dal cardinale Tonini al cardinale Tonini. Siamo lieti di ospitare quindi una grande voce del giornalismo italiano (voce bassa, parlata emiliano-scaduta, biascichio lento e due preposizioni per eone).
Italiani brava gente di Enzo Biagi
Forse il nostro Paese ha un inno nazionale improprio, Fratelli d'Italia, perché in certi momenti ci sentiamo figli unici. Però ci ritroviamo tutti, non solo per il Festival di Sanremo, ma anche nei momenti difficili. Sui muri di Roma, nel triste inverno del 1943, apparve una scritta: Andatevene tutti, lasciateci piangere da soli. Ma sappiamo anche essere allegri, qualche volta a sproposito. Una volta chiesero a Margaret Tatcher che cosa l'avesse portata a meritarsi quel seggio. Di fronte a Downing Street apparve una scritta, una volta, ma non mi ricordo quale. D'altronde è così: siamo dei grandi figli di buona donna finché una donna apre le gambe (almeno così dicono nella Bassa, dove lo sanno bene che cos'è il buon vino; e, insieme, come si vota giusto, di quello buono). Quindi. E se Milano è tanto diversa da Palermo e Trento da Napoli, e se le parole pranzo e cena si riferiscono ad orari diversi al sud e al nord, il nostro paese rimane sempre avvolto da un unico fascino enigmatico. Quando chiesero a Davide Layolo dove gli sarebbe piaciuto stare, lui rispose: "Dalla parte del radicchio". Grandi parole per grandi uomini. C'è una parabola, nella Bibbia, dove si parla dei talenti: meglio metterli sottoterra o spenderli al casinò? Una volta, Aristotele, a cui piaceva filosofare purché senza donne (che a Vidigulfo dicono: "Tutte troie"), disse: se io sono un uomo cammino. Era l'inizio della filosofia, una disciplina di cui Voltaire ha detto: "Chiamatemi filosofo ma non andatelo a raccontare a mia madre". Peppino Meazza, quando gli chiesero cosa fosse l'Italia, rispose: "La maglia". Allora diciamo che da un po' di tempo siamo tutti nudi. Non solo. Siamo fratelli, il che la dice lunga su che razza di madre abbiamo avuto. Parlano di new economy, ma forse ancora facciamo fatica a capire cosa sia la vecchia. Nessuno rispetta più i vecchi. Una volta si mangiava con loro le castagne, davanti al fuoco, quando non c'era la televisione. Oggi li spediscono in un ospizio e tante grazie a tutti. Questo tavolo è mio, me lo tengo stretto. Al Corriere, quando ancora ero un garzoncello, venne il grande Rizzoli, ci prese da parte, a noi giornalisti, e ci disse: "Ricordatevi che le donne sono di due tipi: mignotte o troie". Ho sempre avuto una certa curiosità a proposito di Dio: avrà la barba lunga? E' come nelle pubblicità del caffè? Mi ricordo che Pasolini, una volta, in India. Starsene al calduccio è bello quando fuori fa freddo: una lezione di grande morale, anzitutto. Ci sono uomini che soffrono per gli altri, che scalano l'Himalaya. Guardate il Papa. Dostoevskij, per esempio. I democristiani, in tempi di frontismo, dicevano che Baffone faceva le puzze. Internet cambierà molto, ma la sensazione del cuoio sulla pelle, alla fine, rimarrà sempre quella. Una volta mi hanno preso per un poster e ho dovuto dargli ragione. Tanto va la gatta al lardo. Piove e la gatta non si muove: ma quando si è mai mossa, la gatta. Pertini, quando era giovane, si è fatto la prigione: pane, acqua, manganello e via andare. In piazzale Loreto, quando appesero per i piedi il Duce, non cadde neanche una moneta. Noi italiani siamo fatti così. Poeti, santi, navigatori. E adesso ci dicono: anche browser. Una volta, Henry S. Truman, a cui tra l'altro piaceva parecchio il racanà, mi disse: "Tutti così gli italiani". Non potevo dargli torto. E un po' mi sono vergognato. Comunque. Grazie.