Adriano Celentano prolifera: da 24.000 baci è passato a 125 milioni di cazzate nell'arco di un mezzo secolo che lo annovera - dopo la tragedia hitleriana - tra le massime catastrofi dell'occidente: l'uomo che dalle profondità abissali del Nulla impresse nella nostra memoria collettiva lo slogan Prisencolinensinainciusol è lo stesso che ha dichiarato che "da qualche tempo a questa parte sono diventato tifoso di Gesù Cristo: mi piace, me lo sento vicino come fosse uno del Clan". La scimmia antropomorfa che allargò inesplicabilmente le braccia mimando la "Y" di Yuppidu è la stessa creatura animalesca che in Bingo Bongo elevava la Scolastica a dialettica tra primati. Celentano ha voluto essere ed è effettivamente è stato Tutto; quindi, non è stato Nulla. Profeta del qualunquismo, rappatore di una lingua elementare e autistica, camallo delle macrocause civili e incivili, incarnazione del quinto potere in salsa brianzola, pessimo attore, regista peggiore: Celentano è il celenterato del pop italico, pelosetto e chiavone, fancazzista e libertario, teologico e sempre sopra le righe. Se si traccia una storia del costume nell'Italia repubblicana, diviene impossibile prescindere da quest'Icona molleggiata che ammicca da mezzo secolo via etere, indiscriminatamente, e che ci insegna che cos'è la vita (la sua e la nostra) facendoci sapere che cosa pensa del compromesso storico, del fumo di sigaretta, di sua moglie, delle foche, dell'orrida periferia milanese anni Cinquanta, del Cristo, della tv, della malinconia, di Romano Battaglia, dell'universo cosmo e dei cazzi suoi privati. Ammiriamolo: quest'uomo aveva energie da spendere e, ahinoi, le ha spese tutte. Questo faccione oblungo che ci propina i suoi tic nevrotici e finto-simpa è il personaggio fumettistico che ha affermato, in un empito di illuminata consapevolezza: "Io sono 55 milioni di italiani". E adesso torna, per l'ennesima volta, con un tormentone tv che inizia secondo copione: con polemiche e scandali farlocchi a partire dal titolo, con gag a due condotte da Lui e dal presidente della Rai. E con i 55 milioni italiani di cui Celentano è sostanziato: i milioni che rimarranno rimbesuiti davanti alle sue parabole irradiate per parabolica. Le molle del Molleggiato non sembrano arrugginite, ma prima o poi un Dio ci salverà. A meno che, davvero, Dio non mastichi da cinquant'anni uno stuzzicadente facendo ballare il malleolo e indossando un cappello floscio...
LA POLEMICA CAZ..UTA
E' iniziata nel peggiore dei modi, con un balletto di bulli e pupi: il bullo è Celentano, i pupi sono il presidente Rai Zaccaria e il direttore di Rai1 XXXX. Dopo che i vertici di viale Mazzini hanno definito "insultante e scandaloso" il titolo scelto dal Molleggiato per il suo nuovo Vangelo tv, Bingo Bongo ha minacciato di non andare in onda e si è stati costretti a rivedere la formula, dando il lieto annuncio durante una conferenza stampa postmoderna: da "125 milioni di cazzate" a "125 milioni di ". E da giovedì 26 si inizia. Un set faraonico che nemmeno Renzo Piano, intenzioni e programmi deliranti che neanche Macario, ridicolissimi sermoni che neppure il profeta Isaia...
E' un fotoromanzo a puntate che dura da cinquant'anni, nonostante il protagonista non sia Massimo Ciavarro. E' la vicenda esistenziale di Adriano Celentano e del circo di nane e ballerini che da mezzo secolo entra pubblicamente nelle nostre vite private. Una vita al diorama che meriterebbe volumi e volumi di studi antropologici...
IL CLOWN CELENTANO
Il 6 Gennaio 1938 Adriano Celentano sbuca fuori dal pancione e mette radici nel nostro pianeta. Rischia subito di diventare un borderline. Trascorre la prima infanzia in un tipico contesto di pugliesi emigranti ( il pił numeroso gruppo etnico stanziatosi nella provincia milanese). Apprende con fatica l'idioletto milanese. Non riuscirà mai a compitare correttamente la lingua italiana.
La trovata commerciale più azzeccata dell'italietta canora degli anni sessanta, quella del popolo dei 45 giri, dei mangiadischi e dei magnetofoni Geloso, fu quella del Clan Celentano. Il guitto Molleggiato raccolse un' accolita di baldi scherani canterini, pronta ad essere vittima dei suoi inconsulti lazzi. Ecco la triste e avventurosa storia del Profeta e dei suo sgangherati Apostoli.
Vestito con la tuta di Superpippo nel "Bisbetico domato". Barbuto e candido come Dio - ma col sigaro in mano - in "Asso". Emulazione fallita contemporaneamente di John Travolta e del Messia in "Joan Lui". Sepolto da un basco marsigliese in "Geppo il Folle". Insomma: da decenni Celentano ci trascina in un'estenuante gallery trash che nessuno è mai riuscito a eguagliare. Vedere per mettersi a piangere o a ridere...
E' privilegio di pochi ottenere una comunicazione diretta con l'Altissimo: Meister Eckart, Santa Teresa d'Avila, Adriano Celentano. Il Molleggiato intrattiene da sempre un controverso e ammiccante rapporto con la sfera metafisica e, in particolare, con Gesù. Eccone le prove scritte...
IL MIO AMICO CRISTO
"Leggo il Vangelo, sono arrivato a pagina cinquantotto. Però a me quello che mi interessa soprattutto è il personaggio di Cristo. Càspita, mi sono detto, se abbiamo avuto la fortuna d'avere un Dio che s'è travestito da Cristo per scendere in terra, vale la pena di conoscere bene la sua storia! Ora, infatti sto leggendo la vita scritta da un certo Fernandez, ma va troppo per le lunghe, spiega Erode e tutta la geografia della Palestina..."
"Poi ho pensato anche un'altra cosa: noi adesso siamo in sei miliardi nel mondo e fra cento anni, di tutti quelli che siamo nel mondo, rimarranno si e no una trentina... e cento anni passano in fretta. Sembra ieri quando Leonardo Da Vinci dipinse l'Ultima Cena. Lui usava prendere le persone dalla strada per farle posare per i suoi quadri. E quando ha fatto l'Ultima Cena aveva appunto preso le persone e aveva fatto gli apostoli..."