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  Aprile - Dicembre 1997
Il Messia arriccia il naso
Gesù deluso dalla suora ex-modella «Io volevo Naomi Campbell»

PARADISO - «Sposa di Cristo? No, sono solo buoni amici». Voci raccolte fra beati ben informati ridimensionano l'edificante storia di Antonella Moccia, la bionda mannequin che ha abbandonato le passerelle per prendere il velo. Pare infatti che la seconda Persona della Trinità abbia una spiccata predilezione per la sua collega Naomi Campbell. «Antonella è caruccia - avrebbe confidato Gesù -, ma come aspetto mi ricorda troppo mia madre. Se fra le mie spose deve esserci una top model, non si potrebbe avere Naomi?» Ma il mondanissimo san Pietro ha un'altra spiegazione dello scarso entusiasmo per Antonella: «Qui in Paradiso è pieno di bionde, dalla Maddalena a santa Chiara. Ogni tanto viene voglia di una bellezza più esotica». Naomi Campbell si è detta lusingata da un fan tanto prestigioso, e non esclude la possibilità di un incontro con Lui, anche se non ha alcuna intenzione di farsi suora. Ma ha lanciato una proposta: «Questo Gesù ha un gran fisico, come indossatore per Jean-Paul Gaultier potrebbe anche sfondare. Lo aspetto alle prossime sfilate di Parigi».

Occasionissime al discount di Massimo D'Alema
Chiude la Bicamerale, riforme a prezzi stracciati

ROMA - Un set di ventiquattro bozze-Boato a sole trentamila lire. Un maggioritario secco al prezzo di mezzo chilo di bistecche. Un lodo Rebuffa, appena fallato, costa come un caffè. Sono solo alcune delle incredibili offerte che la Bicamerale per le riforme, che a giorni chiuderà i battenti, propone all'affezionata clientela. «In tutti questi mesi abbiamo venduto la Costituzione all'ingrosso - spiega il presidente del supermercato, Massimo D'Alema -, ma alla vigilia della chiusura vogliamo smaltire gli ultimi articoli al dettaglio». Nelle corsie della Bicamerale si aggirano signore e studenti, ma anche esperti di antiquariato. «Mi sono accaparrato un ruolo del Pm ancora intatto - gongola un collezionista -, quando sarà in vigore la separazione delle carriere varrà oro. E guardi questo servizio di facce da culo, quasi regalato». Una massaia brandisce orgogliosamente un Mattarellum usato pochissimo e acquistato per poche lire. «Stavano per buttare via come ferrovecchio la quota proporzionale, io glie l'ho chiesta e me l'hanno data gratis. Voglio usarla come portavaso per i gerani che non superano il cinque per cento».

Ehi, Savoia, volete riprendervi l'Italia? Mettetevi in fila
Gli eredi Nerone: «Torniamo anche noi»

Sono più antichi dei Savoia e in fondo hanno fatto meno danni: perché discriminarli? Con Vittorio Emanuele avremo anche Emanuele Filiberto: è un'offerta prendi re paghi due. Il ministro Ciampi entusiasta del ripristino dei titoli nobiliari: «E' l'unico modo per far tornare i conti». Scalfaro: «Chi vuol dividere il Paese dovrà passare sul mio cadavere». I secessionisti: «Vabbè, prima ci puliremo le scarpe».
A poche ore dall'approvazione delle modifiche alla Costituzione sul rientro dei Savoia in Italia, è già ingorgo ai confini. Non solo perché Vittorio Emanuele sta bloccando l'Autobrennero perché non trova la Marcia reale sul cambio della sua Mercedes: dietro di lui, assetati di restaurazione, gli eredi maschi di altre dinastie casiniste che nel corso dei millenni hanno regnato sul suolo italiano. «Nessun privilegio per quei parvenus piemontesi - è la loro protesta comune -, dopotutto di guai ne abbiamo combinati abbastanza anche noi». Conosciamoli meglio.


LARTHUNS FUFLUNSKU
A bordo del suo sarcofago turbodiesel, l'erede presunto dei lucumoni etruschi annuncia l'intenzione di riprendersi la Toscana, conquistata dai Romani più di 2500 anni fa. Discendente di un popolo pacifico e progredito (già nel VI secolo avanti Cristo trovavano banali i film di Pieraccioni), Larthuns ha vissuto a lungo da esule in Inghilterra, in una sala del British Museum. Qui si è sposato con la mummia di una nipote di Nefertiti, che gli ha dato due vispe urne cinerarie, maschio e femmina, oggi studenti all'università di Cambridge. Secondo Larthuns, il referendum sottoposto da Roma alle popolazioni etrusche «Volete voi essere dominati dai Romani o beccarvi un gladio nelle budella?» non era formulato correttamente. Ma un'ombra grava sul suo ritorno in Italia: l'etrusco deve ancora pagare i danni agli eredi di Muzio Scevola, una cifra che in venticinque secoli è lievitata e oggi corrisponde al bilancio della Nato. Sulla vicenda Larthuns ha già scritto un libro-bomba: «Appena avrò decifrato la mia scrittura - dice - lo darò a un editore».

EREDI NERONE
Bruciano dalla voglia di rivedere Roma Jimmy Nerone e Sonny Caligola, pronipoti degli imperatori giulio-claudi. I due hanno lasciato il loro esilio al Caesar Palace di Las Vegas e si apprestano a rimettere le mani sull'Urbe, sempreché, in onore alle sanguinarie tendenze dei loro antenati, non si massacrino a vicenda prima dell'arrivo. Da bravi emigrati italoamericani, negli Usa hanno fatto carriera: Jimmy è un apprezzato cantante da night, anche se ha il vizio di incendiare il locale al termine dell'esibizione, mentre Sonny si è dedicato alla politica, riuscendo a far eleggere un cavallo al Senato degli Stati Uniti e un essere umano al Parlamento di Disneyland. A parte l'intenzione di ripristinare la schiavitù, la crocefissione e il latino obbligatorio fin dall'asilo, Nerone e Caligola sono sinceri democratici e concorreranno alle prossime elezioni comunali a Roma. Nerone si prepara già ad affrontare l'emergenza Giubileo: «I milioni di pellegrini non sono un problema: il problema sarà trovare abbastanza leoni».

ROMOLOLO AUGUSTOLOLO
Il suo avo fu Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore romano che regnò un solo anno e fu sbattuto fuori da Odoacre nel 476. «Nella fretta il mio proproproprozio ha dimenticato in Italia l'ombrello - dice Romololo Augustolo -, me lo riprendo e vado via subito».

CHARLIE MAGNO
Lontani dall'Italia da quasi dodici secoli, i Franchi Carolingi rivogliono il trono per il loro ultimo discendente, Charlie. Già pronta la squadra di governo: Orlando, Rinaldo, Ruggero e Brandimarte, tuttora bloccati alla frontiera perché rifiutano di alzare la visiera dell'elmo di fronte alla polizia di confine prima di aver ingaggiato regolare tenzone. A dirimere la controversia è stata chiamata l'Opera dei pupi di Palermo. Ambizioso il programma di Charlie, stilato dal suo braccio destro Rodomonte: riconquista del Santo Sepolcro, recupero del Graal e lotta senza quartiere ai draghi. Quanto al debito pubblico, il Carolingio intende sfidarlo in campo a giudizio di Dio. Ma fra i primi obiettivi del futuro imperatore c'è un sereno confronto con Silvio Berlusconi: «Cavaliere costui? - osserva Charlie - Affè! Quel fellone infedele assaggerà il filo della mia durlindana». Il mondo del giornalismo si prepara all'eventuale ritorno di Charlie Magno e dei Paladini: da domani i corsivi politici del «Corriere della Sera» saranno affidati a Ludovico Ariosto.

I DOGI PIRATI

Partiti dal Venezuela a bordo di un Bucintoro suggestivamente ribattezzato «Mona», Bepi Vendramin, Zorzi Venier, Toni Loredan e sior Todaro Brontolon, nelle cui vene scorre il sangue degli antichi patrizi veneziani, approderanno in Laguna suppergiù nel 2156 e scenderanno in campiello per riscattare la loro città. Dalla loro nave, su cui batte la terribile bandiera con due bottiglie di Merlot incrociate, lanciano proclami firmati «I quattro rusteghi», nell'ultimo dei quali condannano i responsabili del recente assalto al campanile di San Marco perché «i xé tuti de Verona» e si lamentano perché le loro trasmissioni radio sono continuamente disturbate dal Tg1. Secondo i Dogi il vero nemico della Serenissima non è il governo di Roma, ma la commissione Antitrust, che vieta di possedere più di due canali, una normativa che costringerebbe i veneziani a interrare l'ottanta per cento della città. Mentre la nobiltà si prepara ad accogliere i Dogi con un sontuoso ricevimento a Ca' Fone, dal Nord Est, il sindaco Massimo Cacciari annuncia severi provvedimenti antisecessione: nei prossimi giorni Venezia verrà fissata alla terraferma con una doppia dose di Attak.

UDOLPH HITLER
Anche l'ultimo rampollo del FŸhrer, oggi inappuntabile funzionario della Bundesbank, ha delle mire sull'Italia. E con qualche ragione: quando le truppe hitleriane vi giunsero nel 1943, non trovarono né re, né governo, né esercito. «Italia appantonata ta proprietari - osserva Udolph -, und obgekto appantonato tifenta proprietà di ki trofa lui». E ci sono le prove: per segnalare che l'Italia era già occupata da Hitler, il colonnello Kappler, con meticolosità tutta germanica, depose il suo cappello in cima al Colosseo, dove pare si trovi tutt'ora. Oggi Udolph chiede la restituzione al Reich del cappello e del paese sottostante. Il suo progetto è di far tornare l'Italia il giardino d'Europa secondo un piano che prevede1) disinfestazione da 57 milioni di parassiti 2) abbattimento degli Appennini e loro sostituzione con una siepe 3) prato all'inglese da Bolzano a Trapani (la Pianura Padana verrà messa a petunie) 4) panchine ogni dieci metri e di fontanelle ogni venti. Il dondolo verrà collocato nelle Marche, il ping-pong nel Casentino, la cuccia del dobermann a Chiasso, mentre al posto del Vaticano sorgerà un ampio gazebo. Per il Papa, è prevista una comoda gabbia allo zoo di Berlino.

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