Docenza di uccidere: alla Sapienza di Roma ti laurei con 110 e bang Salma Mater
Dall'ateneo più grande d'Italia, una soluzione al problema del sovraffollamento delle aule: il tirassegno con gli studenti. Il professor Romano difende i suoi assistenti: «Erano studiosi raffinati: usavano solo pistole americane perché erano Colt». Il rimorso del docente che ha ucciso la studentessa: «Accidenti, se ne beccavo altre due vincevo l'orsacchiotto». Intanto, il personale docente di Filosofia del Diritto è stato invitato dall'Al Capone College (Chicago), dalla Rambo School of Extermination (Texas) e dai parà della Folgore. Ecco i professori della Sapienza che vi aiuteranno a passare l'unico esame che conta: l'autopsia.
Ieri gli studenti contestavano i professori stronzi, oggi i prof sparano addosso agli studenti indifesi; ieri una ragazza per beccarsi la pallottola fascista di un poliziotto, doveva andare alle manifestazioni contro Cossiga, oggi le basta passeggiare nei viali dell'Università per beccarsi la pallottola fascista di un dottorando in filosofia. Trent'anni di progresso si vedono eccome. E allora iscriviamoci con fiducia alla Sapienza di Roma, un ateneo da Terzo Mondo che ti manda all'altro mondo. Dove, oltre a un sacco di docenti con il porto d'armi, insegnano luminose e scoppiettanti figure come quelle che indichiamo qui sotto.
Peppe 'o Animale Razionale (Filosofia Aristotelica) Allievo di Croce, Lapide e Feretro, la sua carriera accademica inizia negli anni '50 con un regolamento di conti con il Nuovo Esistenzialismo Organizzato di Totò o' Sofista, quando Peppe fa passare dall'Essere al non-Essere 25 rivali con uno stringente sillogismo calibro 45. Successivamente si mette in luce con uno studio su Socrate e Platoon, un saggio in cui teorizza l'immortalità dell'anima, a meno che non la si colpisca in organi vitali. In facoltà non lo si vede mai, e quando lo si vede è troppo tardi. I suoi migliori ex allievi (30 fori su 30 e lode, più colpo di grazia accademico) si sono riuniti in un club, sede ufficiale il cimitero del Verano: «Mi sono laureato con lui - racconta un ex-studente - e ho trovato subito un lavoro: cadavere per i crash test».
Jack the Ripper (Lingua e letteratura inglese) Proveniente dai prestigiosi manicomi criminali di Oxford e Cambridge, Jack, a differenza di tanti docenti distratti, i suoi studenti li segue, specie quand'è buio: grazie alle sue penetranti lezioni, gli allievi imparano a rantolare con perfetto accento britannico. Il suo corso si divide in una parte istituzionale «Aaaargh» e in una monografica a scelta fra «Uooohiiii», «Oooghff» e «Ayeaaahh» (non servono libri di testo, bastano gli appunti di sutura). Agli appelli è sempre di manica larga, visto che non dà mai meno di 28 coltellate: eppure dopo il suo esame molti cambiano facoltà, passando dall'Istituto di Inglese all'Istituto di Medicina Legale. Se volete incontrarlo, provate al bar dell'Università, dove spesso chiacchiera con i colleghi Pietro Pacciani (Osteria e Ginecologia) e Pietro Maso (Storia della Famiglia).
Erich Priebke (Matematica Superiore) Le sue teorie algebriche fanno discutere dal 1944, quando in una celebre lezione alle Fosse Ardeatine tentò di dimostrare che trenta nazisti contavano quanto 335 italiani. Alla base di questa concezione, la «radice svastica», un segno algebrico che consente di elevare un numero a potenza e di fargli sterminare impunemente sei milioni di numeri inferiori. Un'idea controversa, eppure oggi non pochi studenti ne vengono colpiti, specie alla nuca. Versato anche in Geometria (il suo studio sull'area dei poligoni di tiro è ancora un classico nel Ku-Klux-Klan), il professor Priebke ha gettato alle ortiche il consueto armamentario di teoremi e formule: per trovare il volume dei parallelepipedi li tortura fino a farglielo confessare.
Vittorio Emanuele di Savoia (Aste I e II) Con l'abolizione della XIII norma della Costituzione, il blasonato pistolero dell'isola di Cavallo ha potuto finalmente insediarsi alla cattedra vinta tempo fa a una gara di tirassegno (era l'ultimo premio). Non esistendo una materia abbastanza cretina da poter essere insegnata da lui, il governo ha istituito un apposito corso di laurea in Aste, frequentato con assiduità da tutti i rampolli dell'aristocrazia, felici di aver trovato una materia abbastanza cretina da poter essere imparata da loro. Ma se a lezione il Savoia non è granché, nei seminari va forte: una volta ha fatto fuori una dozzina di novizi i cui canti gregoriani lo disturbavano durante la partita di golf. Quello che proprio non sopporta sono i cortei studenteschi: appena vede quattro ragazzi che camminano fianco a fianco, scappa a Brindisi con il rettore Giorgio Tecce. Guai a presentarsi all'esame senza il suo testo: per dimostrare che l'avete studiato, è sufficiente vomitare sulla cattedra. E soprattutto, non dimenticate il vostro calibretto universitario.
Torture in Somalia: i politici si interrogano
I parà della Folgore: erano presidenzialisti o semipresidenzialisti?
ROMA - Anche la Bicamerale riflette sulle raccapriccianti rivelazioni sul comportamento dei nostri soldati in Somalia. Ma prima di esprimere un giudizio netto sulle violenze, tutti i gruppi politici attendono i risultati di un'apposita inchiesta che accerterà l'orientamento dei parà della Folgore riguardo alle riforme istituzionali. Il popolare Marini si dice «raccapricciato» da alcune foto riportate da Liberal che mostrano due parà nell'atto di torturare un somalo favorevole al cancellierato. Ma D'Alema invita alla prudenza: «Le foto risalgono al '92 - precisa -, quando ancora di cancellierato non si parlava; il somalo probabilmente faceva il doppio gioco fra i sostenitori del sistema maggioritario e quelli del proporzionale. In quel caso l'avrei torturato anch'io». Secondo An, poche mele marce proporzionaliste non possono infangare l'onore di un'arma nota per il suo spiccato presidenzialismo, mentre Cossutta chiede lo scioglimento della Folgore, visto che alle ultime elezioni non è arrivata nemmeno al 5 per cento. Reazioni più vivaci riguardo alla donna stuprata con una bozza Boato spalmata di marmellata. «Che spreco - ha commentato Berlusconi a nome del Polo - noi con i giudici non usiamo neanche la vaselina».
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