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  Aprile - Dicembre 1997
Anche un bambino si sarebbe accorto della truffa!
Napoli, scoperto un giro di falsi pedofili

NAPOLI - Adescavano ragazzini nei giardini pubblici con la scusa della pedofilia. Poi, invece che attirarli sul set di qualche film porno, li portavano in una scuola elementare, dove per ore erano costretti a subire lezioni di italiano, storia e matematica. A denunciare il sordido traffico, un altro sintomo del degrado che attanaglia l'hinterland partenopeo, un gruppo di genitori insospettiti dal fatto che i figlioletti non portavano più a casa le 10-15mila lire frutto delle loro prestazioni. Una madre inorridita ha raccontato alla polizia di aver sorpreso il figlio di otto anni intento a ripetere la tabellina del tre, e di averlo obbligato a suon di sberle a confessare dove aveva imparato quella porcheria da ricchioni. E così il cerchio si è stretto intorno a due perfette imitazioni di pedofili, che sotto l'aspetto viscido e libidinoso nascondevano la loro vera identità di maestri elementari esperti di pedagogia. Nelle loro abitazioni è stato scoperto materiale compromettente: pile di sussidiari, saggi di Piaget e di Maria Montessori, lavagne e pallottolieri. «Sì - afferma cinicamente uno dei falsi pedofili - ci piaceva osservare i bambini mentre facevano i compiti o scrivevano pensierini. Loro collaboravano, anzi, sembrava pure che studiare gli piacesse». «Viene da piangere a pensare a tante piccole vite spezzate - commenta sconsolato uno degli inquirenti -: con i soldi guadagnati con i video per pedofili, i bambini avrebbero potuto iniziare un piccolo commercio di droga o comprarsi un'arma al mercato clandestino, insomma, prepararsi un futuro nella Napoli che conta. Ora invece il loro inserimento nella società è seriamente compromesso». Chi restituirà l'innocenza a questi cuccioli, che a otto anni sanno già leggere correntemente e fare le moltiplicazioni con due cifre? Riuscirà il tempo a cancellare l'orrore di una solida istruzione elementare? Ora, grazie al generoso interessamento dei boss della camorra e di alcuni pedofili doc, i bambini coinvolti partiranno per una magnifica vacanza-studio a Bruxelles. Anche Mario Merola, il re della sceneggiata napoletana, darà il suo contributo: alla torbida vicenda dei falsi pedofili sarà dedicato il suo prossimo spettacolo, dal titolo «I figli so' piezz' e carne».

È perfino più osceno della Bozza Boato
Trovato il manoscritto del Bicamerone di Boccaccio

ROMA - Settanta cialtroni chiusi in un'aula a raccontarsi storie mentre fuori il paese è allo sfascio: questa la cornice del Bicamerone, l'opera del Boccaccio creduta persa per sempre, ma ritrovata fortunosamente in un codice del Trecento. Filologi e costituzionalisti sono al lavoro per restaurare il manoscritto, dove tra l'altro si narra di «come Frà Pidiesse promise a certi villani lo Presidenzialismo alla Francese; ma la riforma li venne involata dà briganti democristi et sostituito con uno fumigante stronzo di vacca; frà Pidiesse allora mostrò à bifolchi el stronzo dicendo ch'era lo Presidenzialismo a l'Italiana, et li villani applaudirono». Non mancano novelle scollacciate, come «Berluscon Lombardo fotter voleva li giudici, ma finì fottuto» oppure «L'abate de Alema vendette lo culo per farsi papa e perse chiappe e papato». La magistrale penna boccaccesca tratteggia anche indimenticabili figure femminili come la debosciata monna Pierferdinanda Casini e la sentenziosa badessa Scalfara, o maschere tipicamente italiane, da Umberto da Pontida, il rozzo capitano di ventura dagli spropositati attributi sessuali, al «dottor Romano bolognese», ingenuo babbione che finisce derubato dai banchieri tedeschi. Secondo gli storici della letteratura, il Bicamerone veniva letto clandestinamente perché tacciato di qualunquismo, secondo altri perché conteneva una scabrosa novella su « come i parà di Livorno oltraggiaron femine nelle terre africane del Prete Gianni», che attirò sul Boccaccio una pioggia di scomuniche e censure. In una lettera di Petrarca, infatti, si legge «il Boccaccio l'è andato giù di testa e scrive bischerate che 'un stanno né in cielo né in terra».

Filosofia del delitto: Kant arrestato per reticenza
Omicidio della Sapienza: è stato Heidegger

ROMA - Scagionato Giovanni Scattone, tante scuse a Salvatore Ferraro: colpevole della morte di Marta Russo sarebbe un discusso filosofo tedesco, Martin Heidegger. Continua a mancare il movente, ma il Rettore fa sapere che a causa dei tagli ai fondi statali all'Università manca la carta igienica, figuriamoci i moventi. A mettere gli investigatori sulle sue tracce, una soffiata di Lucio Colletti, e la scoperta che l'unico a non avere un solido alibi per l'ora del delitto era proprio l'autore di Essere e tempo. «Si è giustificato dicendo di essere defunto da diversi anni - spiega uno degli inquirenti -, una scusa poco convincente che però ci ha dato il tassello finale del mosaico. Anche Marta Russo, infatti, è morta, e, com'è noto a chiunque frequenti i romanzi polizieschi, la vittima e l'assassino hanno sempre un punto in comune». Messo alle strette, Heidegger ha confessato, ammettendo fra l'altro di aver comprato la sua nota teoria sull'uomo come «essere-per-la-morte» da un trafficante d'armi albanese. Si aggrava intanto la posizione di un altro tedesco frequentatore dell'Istituto di Filosofia, Immanuel Kant, che non avrebbe detto tutto quello che sapeva. «Scusate, stavo a guardare il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me - si è giustificato -, l'omicida accanto a me proprio non l'ho visto.» L'incriminazione dei due anziani pensatori è stata accolta dagli studenti di Filosofia con sorpresa e indignazione: «Heideché? Cioè vabbè ma chi cazzo sono ahò?» Scattone e Ferraro, appena scarcerati, hanno festeggiato la fine dell'incubo con festosi colpi di mortaio.

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