SPECIALE TERREMOTO Vale più l'uomo o l'opera d'arte? Piccola guida per i soccorritori in Umbria
PER UN QUADRO NE SCHIATTAN DUE
Meglio salvare un affresco di settecento anni o sette vecchi centenari? Prima le donne e i bambini, o le Madonne con bambino? Come praticare un massaggio cardiaco a un bassorilievo? Se il gotico è fiammeggiante, meglio chiamare i pompieri? Sono mille i dubbi per i volontari impegnati nell'Umbria colpita dal terremoto. Ma spesso il confine fra arte e vita umana è più incerto della situazione dei senzatetto di Nocera. Nel minicatalogo qui sotto indichiamo alcune opere d'arte contemporanea umbra che sfidano l'etica e l'estetica.
N. 5679: «ANZIANA CON GREMBIALE A POIS» Chiamata anche signora Agata Scarpellini vedova Pucci, è un pregevole manufatto in carne su ossa, risalente al 1908 e oggi esposta en plein air, dopo il crollo del suo casolare a Colfiorito. Si notino le scultoree vene varicose e il fine drappeggio del grembiule, in cui si ravvisano tracce del puntillismo seuratiano e di un sugo al tartufo. Di particolare interesse il volto, chiaramente ispirato alle sculture dell'Isola di Pasqua, e da venerdì scorso all'Urlo di Munch. Due guerre, tre gravidanze e una brutta asma hanno segnato profondamente il monumento, nella cui bocca sino al1960 erano visibili trentadue rifiniture in avorio naturale, poi cadute e sostituite da scadenti imitazioni in porcellana (restauro curato dalla Usl di Foligno).
N. 8976: «FUNZIONARIO DELLA PROTEZIONE CIVILE» Scadente prodotto dell'artigianato italiano anni '70, ma dotato di attrezzature risalenti all'Alto Medioevo, il «Funzionario» è stato creato con la tecnica del trompe-l'oeil: sembra che debba scattare da un momento all'altro, in realtà è solo dipinto sulla sua poltrona. Malprogettato, inutile e spesso dannoso, i peggiori eventi naturali, dal terremoto del Friuli alle inondazioni in Versilia, non lo scalfiscono minimamente. Un'indistruttibilità dovuta ai materiali di cui è composto: scartoffie, lungaggini e pastoie cementate da burocrazia a presa rapida nel tipico stile democristiano i cui capiscuola furono Elveno Pastorelli detto il Vermicino e Remo Gaspari detto il Vermicione. Compito del buon soccorritore è seppellirlo al più presto sotto un cumulo di macerie.
N. 4003: «POLITICA LOCALE» Trattasi di un vastissimo e antico mosaico di interessi policromi, composto di migliaia di tessere, da quella del Pds a quella di An, e raffigurante aspetti tipici dell'amministrazione locale: maneggi, incompetenza, clientelismo. Si osservi un dettaglio che rimanda all'arte bizantina: tutti i personaggi hanno la faccia da culo. Agghiacciante la scena «Il consigliere regionale di An Edoardo Vecchiarelli dirotta gli aiuti dopo-terremoto a favore dei propri amici». Vandalizzarlo a colpi di pala sarebbe un'opera buona, ma per smantellarlo completamente è opportuno chiamare gli esperti della magistratura.
N. 9076: «NATURA MORTA CON POLEMICHE» Difficile per i critici classificare quest'opera, realizzata in aria fritta su carta di quotidiano. Non ha nessuno stile, è incomprensibile e per di più è l'ennesima replica di un crosta risalente al I secolo, raffigurante due sofisti che si accapigliano sulle rovine di Pompei. Nell'ultima versione, apparsa dopo il terremoto in Umbria, si vede una cattedrale devastata, e alcuni personaggi che invece di dare una mano si fanno delle gran seghe mentali chiedendosi se vale più una vita umana o un affresco di Cimabue. L'artista si è dimenticato di aggiungere un particolare che darebbe senso al dipinto: un architrave che precipita sui parolai.
N. 6705: «IL BEATO VELTRONI VISITA LE ZONE TERREMOTATE» Un ciclo di murales chiaramente agiografici, dedicati al Vicepresidente del Consiglio e dipinti con la melassa in un pittoresco stile na•f. Particolarmente riuscite le scene «Il Beato Veltroni si scusa per il ritardo nei soccorsi», «Il Beato Veltroni dice che il campo-sfollati gli ricorda Woodstock», «Il Beato Veltroni offre pane e Nutella ai senzatetto», «Il Beato Veltroni sfugge al linciaggio». I restauratori avranno il loro daffare: purtroppo, dopo l'ultimo cataclisma, il Beato Veltroni ha perso completamente la faccia.
Umbria: fenomeno inspiegabile nelle tendopoli
Terremotati cominciano a parlare albanese
FOLIGNO - Linguisti e glottologi al lavoro per chiarire le ragioni del curioso fenomeno di bilinguismo in corso fra alcuni sfollati umbri. Da un momento all'altro, il melodioso accento centro-italiano ha lasciato il posto agli aspri suoni della lingua schipetara, tanto da rendere necessario l'intervento di un interprete. «Non so cosa mi succede - ha detto un ragazzo vittima dell'inquietante sindrome -. Mi sono trovato all'improvviso povero, senza una casa e abbandonato dallo Stato. Parlare albanese mi è venuto naturale». Secondo i sanitari, sintomi analoghi si registrano a Roma, dove i responsabili del governo, invece di soccorrere tempestivamente i compatrioti colpiti dalla catastrofe, li trattano con la sufficienza e l'infastidito distacco con cui si occupano degli albanesi in Italia. Anche le più alte cariche dello Stato non sono sfuggite al morbo: «Il fatto che il presidente Scalfaro chiami "un aiuto rapido e soddisfacente" l'invio di quattro roulottes per 130mila sfollati - rileva un celebre frenologo - dimostra che le sue facoltà mentali sono già gravemente compromesse».
Terremoto in tribunale
L'avvocato Ceccarelli: «Assolvete il sisma, l'Umbria era fracica»
FOLIGNO - Linguisti e glottologi al lavoro per chiarire le ragioni del curioso fenomeno di bilinguismo in corso fra alcuni sfollati umbri. Da un momento all'altro, il melodioso accento centro-italiano ha lasciato il posto agli aspri suoni della lingua schipetara, tanto da rendere necessario l'intervento di un interprete. «Non so cosa mi succede - ha detto un ragazzo vittima dell'inquietante sindrome -. Mi sono trovato all'improvviso povero, senza una casa e abbandonato dallo Stato. Parlare albanese mi è venuto naturale». Secondo i sanitari, sintomi analoghi si registrano a Roma, dove i responsabili del governo, invece di soccorrere tempestivamente i compatrioti colpiti dalla catastrofe, li trattano con la sufficienza e l'infastidito distacco con cui si occupano degli albanesi in Italia. Anche le più alte cariche dello Stato non sono sfuggite al morbo: «Il fatto che il presidente Scalfaro chiami "un aiuto rapido e soddisfacente" l'invio di quattro roulottes per 130mila sfollati - rileva un celebre frenologo - dimostra che le sue facoltà mentali sono già gravemente compromesse».
Finita la rivalità fra i due re dello shake geologico
Mercalli e Richter: un album insieme
LOS ANGELES - Potrebbe avere le ore contate la storica rivalità fra le due leggende della sismologia: le scale Mercalli e Richter saranno per la prima volta insieme in un ciddì dal titolo Big Vibrations. Fra i pezzi in preparazione, attesissimi «Twist and Crash», «Belicès Restaurant», «Scava Yuri scava», «Le faglie morte» e la scatenata «Big One», che, assicurano i produttori, farà ballare anche l'Himalaya. Finora era sembrato impossibile combinare il teutonico shake della scala Richter, i cui sette gradi di scatenata magnitudo ne fanno la preferita dai metallari, con il pop mediterraneo e un pò superficiale della scala Mercalli, che descrive in dieci suggestive nuances le conseguenze del sisma. Diverso anche il clima nelle esibizioni in pubblico: memorabile l'ultima esibizione della Richter a Los Angeles, con i grattacieli impegnati in un devastante poguing sotto il palco mentre perfino le lussuose ville di Beverly Hills ondeggiavano vigorosamente. Le performances italiane della Mercalli, invece, spopolano nei paesini del Centro e del Sud. Memorabile il concertone del 1980 in Irpinia, il cui merchandising (prefabbricati, containers e tendopoli) resiste ancora grazie allo spirito imprenditoriale di un mitico manager di terremoti, Ciriaco De Mita.
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