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  Aprile - Dicembre 1997
Macché crisi! Era solo una trovata pubblicitaria per "Soldato Jane"
Demi Moore salva il governo

ROMA - Il vertice si era arenato. Bertinotti era più duro che mai. Prodi stava per arrendersi. La crisi sembrava inevitabile. Ma all'ultimo momento, una bruna stupenda con mitragliatrice e cartuccera a tracolla ha fatto irruzione a Palazzo Chigi e con poche mosse di kickboxing ha ridotto Cossutta e Bertinotti a più miti consigli. Il lancio italiano di "Soldato Jane", l'ultimo film con Demi Moore, non poteva essere più spettacolare: una finta crisi di governo con blitz finale. «Sì, - ammettono sorridendo i due leader di Rifondazione, in ospedale per una leggera commozione cerebrale - è stata tutta una messinscena, ma credevamo che la gente se ne sarebbe accorta. Neanche noi eravamo tanto cretini da mettere sù una crisi in un momento così grave per il Paese». E Cossutta, galante, aggiunge: «Essere messo ko da Demi Moore mi ha fatto sentire un ragazzo, quando discutevo di revisionismo con Rossana Rossanda». La messinscena, curata nei minimi particolari dall'ufficio stampa della Moore e da Walter Veltroni, per la giovane attrice americana è stata un'esperienza indimenticabile, a parte qualche problema nella scena dell'assalto finale, riuscita solo al terzo tentativo. Nei primi due, Demi balzava nella sala del vertice, ma appena sentiva parlare Prodi si addormentava istantaneamente. Un paio di tappi d'ovatta nelle orecchie, e tutto è filato liscio.

Assisi, brutta avventura per un videoamatore curioso
Sisma permaloso insegue turista

ASSISI - Alcune centinaia di scosse che speravano di trascorrere una tranquilla vacanza in Umbria, contro migliaia di turisti della domenica bramosi di inquadrare i sussulti nelle loro videocamere. E per Gino Pasqualucci, videopaparazzo di Viterbo, l'avventura poteva finire molto male. Una scossa dell'ottavo grado che stava visitando una chiesa del Duecento, accortasi di essere stata immortalata dalla Panasonic dal Pasqualucci, si è messa a inseguirlo infuriata per tutto il centro di Assisi. Invano Pasqualucci si è gettato sulla sua macchina per tornare precipitosamente a Viterbo: il sisma testardo lo ha seguito sottoterra per tutto il tragitto, facendo ondeggiare mezzo Appennino. «Guardi, tremo ancora dalla rabbia - racconta il terremoto, che intende rivolgersi al Garante della Privacy -. Quel ficcanaso meritava una lezione. Va bene se se la prende con me, ma quando l'ho visto fotografare le mie piccole scosse d'assestamento, che non hanno più di 2 o 3 gradi Mercalli, non ci ho visto più». I terremoti più colti adorano l'Umbria, così nascosta e piena di memorie. Un sisma anziano, ma che ha conservato la sua magnitudo giovanile, ci spiega il perché: «Vengo qui da due millenni, ma niente sembra cambiato: di sismologia si sa quello che sapevano gli Etruschi e le case si costruiscono ancora con gli stuzzicadenti».

Intervento in Algeria: i parà della Folgore sono pronti
«Integralisti, fatevi da parte a stuprare siamo meglio noi»
«Chiediamo più garanzie»


LIVORNO - «Quei froci di islamici violentano e uccidono in nome di Dio. A noi parà invece basta il cognome di un colonnello.» Stanno già preparando i barattoli di marmellata migliaia di paracadutisti della Folgore, eccitati all'idea di intervenire nella guerra civile che insanguina l'Algeria. I soldati italiani agiranno come forza di interposizione secondo una strategia di altissimo livello: precederanno gli integralisti nei villaggi rurali e violenteranno le ragazze più carine, lasciando ai nemici solo le racchie. Nella base di Livorno i prodi militi sono impegnati in durissime sessioni di allenamento: flessioni a gogo, migliaia di spinte pelviche per irrobustire l'inguine, simulazione di stupro per abbassare i tempi dell'eiaculazione da cinque a tre secondi. «Speriamo solo che le donne non siano troppe - si augura un sergente -, altrimenti dovremo chiamare rinforzi. E' imprudente aggredire una ragazza se non si è almeno in diciotto. Una volta siamo saltati addosso a una somala solo in dodici, e la troia ci ha graffiato. Un male terribile, un mio amico ha portato un cerotto per ben due giorni».

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