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  Aprile - Dicembre 1997
Sequestri 1/Sardegna: nuovi orrori per la giovane rapita
I fan di Silvia Melis: "Per lasciarla in pace vogliamo cinque miliardi"

CAGLIARI - "Amici banditi, venite a riprendermi": con un questo disperato, Silvia Melis, la giovane mamma di Tortolì liberata dall'Anonima Sarda, spera di scampare ai suoi nuovi, più crudeli custodi: migliaia e migliaia di concittadini più svariate decine di carabinieri che dal giorno del rilascio non cessano di romperle gioiosamente i coglioni. Cortei plaudenti sotto le finestre, campane suonate a distesa ad ogni ora del giorno, cori di ragazzini entusiasti che fanno rimpiangere a Silvia la pace e la serenità del suo nascondiglio nei boschi. I nuovi sequestratori non le consentono di mangiare nˇ di bere, nˇ di andare alla toilette in santa pace: la tengono d'occhio giorno e notte urlandole "Brava" e costringendola a raccontare la sua dolorosa esperienza per la duecentesima volta. Negli intervalli di tempo, la ragazza viene ghermita da un commando di carabinieri e trascinata con un guinzaglio nelle campagne per riconoscere il proprio nascondiglio. Penosa la situazione del figlioletto Luca, ricoverato per un'improvvisa cecità dovuta ai troppi flash. Oggi, la notizia più agghiacciante: la popolazione sarda chiede cinque miliardi in cambio del ritorno di Silvia a una vita normale. Il padre della poveretta si dice pronto a infrangere ancora una volta la legge sul blocco dei beni: "Temo per la vita di mia figlia - ha detto il signor Melis -. I banditi non erano stinchi di santi - ha detto - ma i fan non hanno un briciolo di pietà".

Sequestri 2/Duro verdetto della Lega Internazionale Rapitori
Rapimento Cefola: retrocessa in serie C l'Anonima Lucana

POTENZA - È duro fare i criminali in una terra senza grandi tradizioni nˇ strutture adeguate. L'hanno imparato a loro spese i sequestratori del sedicenne Donato Cefola. La IKL (International Kidnapping League), l'organismo che riunisce tutte le federazioni nazionali di rapitori, ha inflitto una severa sanzione all'Anonima Lucana: non potrà più rapire nessuno per almeno due anni. "Il sequestro Cefola - si legge nella sentenza - è un insulto alla nobile arte del rapimento: i banditi indossavano un passamontagna di pizzo che li rendeva perfettamente riconoscibili e hanno portato via l'ostaggio su una macchina scoperta. E poi per mettere tranquillo il rapito bastava un tampone di cloroformio, non serviva il colpo alla nuca. Nessuno paga quattrocento milioni per riavere un cadavere sedicenne, a meno che non sia un trafficante d'organi". E' un grave colpo alla nascente industria dei sequestri lucana, che con il rapimento Cefola intendeva aprire una campagna promozionale caratterizzata da brevi periodi di prigionia e riscatti a prezzi molto interessanti, in concorrenza con la vicina anonima calabrese. Ma l'inesperienza dei rapitori ha giocato loro un brutto scherzo. In attesa dello spirare della squalifica, la gang intende seguire uno stage negli Usa presso l'Accademia di Rapimento "Baby Lindbergh", il centro d'addestramento della IKL condotto da docenti sardi e latinoamericani.

Sequestri 3/Dopo mesi di calvario, sollievo in Toscana
Finalmente rilasciati gli elettori del Mugello

FIRENZE - Stanno tutti bene i circa 150mila maggiorenni del collegio Firenze 3 che dall'estate scorsa erano caduti in mano a una crudele banda di sequestratori venuti da Roma. Il riscatto è stato pagato: si parla di parecchie migliaia di voti, versate nella giornata di domenica a un individuo stempiato con un pesante accento molisano. Altri due pacchetti di voti, molto più leggeri, sono stati consegnati a un obeso barbuto e a un pelato nasone. I tre, appena ritirato il maltolto, sono fuggiti di carriera verso la capitale. Non sarà facile per gli elettori dimenticare questi mesi di calvario: "Eravamo sorvegliati a vista - racconta un reduce - da giornali e reporter. Ci trattavano come bestie senza cervello. Quei tre giravano dappertutto, costringendoci ad ascoltare i loro litigi e per di più a fornirgli vitto, alloggio e intrattenimento. Ma si vedeva che stavano obbedendo ai loro capi, molto lontani da qui." Il ciccione, spesso accompagnato da una moglie antipatica e invadente, pare fosse il più crudele: "Ci insultava perchˇ non lo amavamo e ci chiamava burattini rossi. Dopodichˇ minacciava di fondare un giornale qui al Mugello se non gli avessimo portato subito tre paioli di ribollita". Domenica mattina gli ostaggi sono stati portati verso le cabine elettorali, e hanno capito che le loro sofferenze stavano per finire. Alle 22, consegnate tutte le schede richieste per il riscatto, i mugellani sono stati lasciati in mezzo a una strada. "Adesso - commenta una giovane elettrice - vogliamo solo dimenticare".

Forni iperbarici: dalla famiglia Mengele solidarietà a Formigoni
L'ospedale Galeazzi gemellato con Auschwitz

MILANO - Dopo la strage alla clinica Galeazzi, non tutti hanno tolto il saluto al presidente della regione Lombardia. Un saluto cordiale, e a braccio alzato, viene da Joäo Mengele, il figlio del mitico primario della Clinica Auschwitz, oggi residente in Brasile. "La privatizzazione della sanità regionale voluta dal signor Formigoni - spiega Mengele - ha incoraggiato gli ospedali milanesi a perfezionare le attrezzature che mio padre usava in Polonia. Ma nemmeno lui sarebbe stato tanto astuto da sterminare gli anziani usando forni crematori mascherati da camere iperbariche". Mengele non manca tuttavia di sottolineare le carenze dell'organizzazione italiana, che ha incenerito i vecchietti con addosso abiti, scarpe ed effetti personali che potevano essere asportati preventivamente e riciclati. "Ma è già abbastanza consolante - conclude - che l'insegnamento di mio padre non sia andato del tutto perduto". Grazie all'interessamento di Mengele Jr. e dello Himmler Fan Club di Bariloche (Argentina), sta per partire un'iniziativa che affratellerà il Galeazzi e la sezione camere ipercrematorie di Auschwitz, verso le cui apparecchiature saranno dirottati, su appositi vagoni piombati, i malati lombardi più anziani e cagionevoli.

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