Un dolce segreto dietro le nozze di Irene
Già incinto di tre mesi
il marito della Pivetti?
ROMA - Il più classico degli incidenti prematrimoniali avrebbe deciso lo sposalizio fra Irene Pivetti e il 24enne Antonio Brambilla: alcune foto indiscrete scattate allo sposo durante la cerimonia mostrano un inconfondibile rigonfiamento all'altezza dell'addome. La versione ufficiale era che il neomarito ne avesse già due palle così, ma le voci di un'incipiente gravidanza sono state confermate da alcuni intimi di Brambilla: «Quando l'ha scoperto, per Antonio è stato un vero shock. Sì, soffriva di nausee e capogiri, ma non ci aveva fatto caso, gli vengono sempre quando Irene parla più di trenta secondi di seguito». Pare che l'ex presidente della Camera avesse sempre preso le precauzioni del caso, in primo luogo dando a Brambilla delle false generalità e assicurando di essersi sottoposta da tempo a una vasectomia irreversibile. Messa alle strette dal giovane fidanzato, la Pivetti ha affrontato la situazione nel pieno rispetto della tradizione cattolica; ha dato subito a Brambilla l'indirizzo di un orfanotrofio gestito da suore. A farla decidere per il «sì» davanti all'altare, le solenni e toccanti parole del suo direttore spirituale: «Irene, è un anno che non ti si caga nessuno: se ti sposi almeno un paio di foto sui giornali le rimedi». Ora gli amici della sposa la descrivono come «molto soddisfatta», anzi, le piacerebbe avere un maschio. Possibilmente diciottenne, che le tenga compagnia le sere in cui il marito sarà occupato con il marmocchio.
Tutti gli apparecchi della sede erano fuori servizio
Guido Rossi torna alla Telecom: «Macché dimissioni, ero solo uscito a telefonare»
ROMA - Quando ieri è rientrato nel suo ufficio, ha lasciato tutti con un palmo di naso. Guido Rossi, il presidente della Telecom le cui presunte dimissioni hanno destato tante polemiche, era solo uscito un attimo dalla sede della società dei telefoni per fare una telefonata a casa. «Non c'era verso di chiamare da qui - ha raccontato Rossi -, le linee fanno schifo e ci sono un sacco di interferenze. Ho provato anche con il mio cellulare Tim, ma si sentiva solo "Con te partirò" di Bocelli. Così ho deciso di scendere un attimo a telefonare da un posto telefonico pubblico». Purtroppo tutte le cabine dei dintorni erano fuori servizio: in alcune l'apparecchio era stato divelto, altre rifiutavano la scheda telefonica, altre ancora funzionavano solo con gettoni Sip del '67, e alcune cabine erano semplicemente dipinte sul muro.
Così Rossi ha continuato a camminare. «Il primo telefono pubblico funzionante l'ho trovato dopo il confine svizzero - ha detto -. Sono riuscito a chiamare casa, e ho scoperto che mia moglie, abbonata da quarant'anni, risulta inesistente. Meglio così, ho pensato, almeno non si preoccupa se faccio tardi". Ma per il boss della telefonia le brutte sorprese non sono finite. Al suo ritorno alla Telecom, Rossi ha trovato la sua poltrona occupata da un nuovo presidente, Paolo Fresco, ex consigliere d'amministrazione Fiat, che, chiarito l'equivoco, si è alzato e ha chiesto a Rossi se poteva chiamare un taxi. «Senza pensarci, ho consigliato a Fresco di scendere a cercare una cabina - ha rivelato Rossi, mortificato -. Sono due giorni che mancano sue notizie. Ma ho provveduto ad avvertire la famiglia. Via piccione viaggiatore, naturalmente».
Cupa nemesi per il pensionato assassino del piccolo Silvestro
Muore Andrea Allocca:
accusati due pedofili 140enni
CICCIANO - Scontavano l'ergastolo per aver seviziato e ucciso un bambino nel 1917 Salvatore Esposito e Garibaldo Ruocco, i due pedofili ultracentenari incriminati per l'omicidio colposo di Andrea Allocca. Il settantenne reo confesso dell'assassinio di Silvestro Delle Cave era stato messo in cella insieme a loro per evitargli il contatto con altri detenuti più giovani e aggressivi. Ma la convivenza con i due vegliardi, incalliti nel vizio nonostante i 140 anni suonati, gli è stata fatale: appena chiusa la porta della cella, Esposito e Ruocco, con la scusa di tenere un pò Allocca sulle ginocchia, hanno tentato di abusare di lui eccitati dalla differenza d'età, e gli hanno causato un collasso cardiaco. «Quando abbiamo visto 'stu piccerelle - hanno ammesso i due ergastolani - avimme perso 'a capa. E' 'na malattia, ce piacciono più giovani di noi, e chiste ci aveva l'età dei nostri nipoti». Ora Esposito e Ruocco rischiano di essere messi in cella d'isolamento con il pericolosissimo Tommaso Aniello, 201 anni di cui 160 trascorsi in galera per avere violentato da bambina una prozia di Matilde Serao.
Sperma: metterlo in banca o sotto il materasso?
Nuovo scandalo: donna fecondata con un seme di girasole!
FIRENZE - «Il mio bambino ha una grande corolla gialla e sopravvive solo in terrazza»: è il racconto disperato di G. Z., una donna di Genova diventata madre di uno splendido girasole. Sotto accusa, di nuovo, il centro Florence, la clinica contro l'infertilità che avrebbe diffuso seme infetto o irregolare, e, secondo le ultime rivelazioni, perfino di origine vegetale. La povera mamma racconta di avere avuto i primi sospetti quando al momento del parto è stato necessario l'intervento di un giardiniere. Problemi analoghi per un'altra paziente del centro Florence, nel cui utero sarebbe stato impiantato un bulbo di tulipano prelevato da un anonimo donatore olandese. Oggi, a sei mesi, il piccolo Tullio viene allattato con un innaffiatoio e agli omogeneizzati preferisce il fertilizzante. «E' un bimbo stupendo - ha detto in lacrime la signora -. Quando lo porto ai giardini invece di andare sulle giostre si seppellisce nelle aiuole e si tocca il pistillo per attirare l'attenzione delle api. Ma mio marito gli vuole bene: quando esce se lo infila sempre all'occhiello». Intanto gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la provenienza dei gameti incriminati, che il Florence, per risparmiare, si sarebbe procurato dalle fonti più svariate. Un ambulante di servizio nei cinema ha confessato di aver fornito al centro anti-infertilità ingenti quantitativi di semi di mais e di zucca, originariamente destinati alla produzione di popcorn e brustolini.
Dopo le quote latte, un'altra bevanda in pericolo
Impiegati dei ministeri in sciopero: «Restituiteci le quote-cappuccino»
ROMA - «Lo Stato ci ha sempre consentito sette pause quotidiane di mezz'ora per il cappuccino. Ora non può togliercele»: è la lamentela di migliaia di dipendenti dei ministeri decisi ad osteggiare in tutti i modi il tentativo del Governo di ridurre le interruzioni del lavoro nei luoghi pubblici. Da giorni gli scioperanti ingombrano i banconi dei bar del centro di Roma sorbendo litri di caffelatte a tutte le ore e rallentando insopportabilmente la burocrazia statale, ma siccome va così anche quando non scioperano, finora l'opinione pubblica non si è accorta di nulla. Per questo gli impiegati si preparano ad adottare manifestazioni di protesta più spettacolari, come usare una maggior cortesia verso gli utenti o farsi trovare nella propria stanza almeno dieci minuti nel corso della giornata. «Ma se il Governo non farà marcia indietro - minaccia uno dei capi della rivolta - saremo costretti a usare mezzi più drastici: toglieremo i piedi dalle nostre scrivanie e non compileremo più la schedina nelle ore d'ufficio. Sono atti estremi che mettono in pericolo la nostra vita, ma terremo duro».
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