La politica non fa miracoli, la medicina sì
Solo col metodo Di Bella
si può arrestare Previti
ROMA - Sono passate solo quarantott'ore dalla sconsolante diagnosi della
Giunta per le Autorizzazioni a procedere, secondo cui Cesare Previti, una
rara e gravissima forma di mascalzoma che aggredisce le procure, non può
essere arrestato. Ma da Modena arriva un tenue raggio di speranza: il tanto
discusso protocollo Di Bella potrebbe essere la soluzione giusta per
stroncare il terribile morbo. Il controverso dottore invita a moderare
l'eccessivo ottimismo: «Il mascalzoma Previti è altamente maligno - ha
osservato -, le sue metastasi hanno già attaccato i tessuti della
maggioranza, e ha delle potentissime difese negli enzimi Ppi, Ccd e Cdu.
Non sarà facile neutralizzarlo». La sua caratteristica, infatti, è quella
di attaccare gli organi giudiziari, in due forme, una più pericolosa
dell'altra: o li corrompe, rendendoli inutili e dannosi (è successo ai
giudici di Roma), o li soffoca fino a togliergli la parola e la libertà di
movimento, come potrebbe avvenire al Pool di Milano.
Sono stati proprio questi giudici a invocare l'aiuto dello Stato per
bloccare il mascalzoma, ma ora, vista l'impotenza del Parlamento, si
aggiungeranno ai postulanti che bussano alla porta di Luigi Di Bella.
«Nessuno può impedirci di sperare - dichiara Francesco Saverio Borrelli -.
Sappiamo che Previti è un male curabile. Un tempo la prognosi era pochi
giorni di vita, oggi può arrivare fino a trent'anni di galera».
Di Bella, fatti più in là: ecco i veri guaritori del male del secolo
Tanto tumore per nulla
È più efficace la cura Di Bella o la tradizionale chemioterapia? «Non
saprei - risponde il cancro - io non mi occupo di politica». Il caso di
Giovannino Agnelli dimostra i progressi della medicina: ieri bisognava
aspettare sessant'anni prima di avere un cancro, oggi solo trenta. Un
dilemma per gli oncologi: Rosy Bindi è benigna o maligna? Caos in
Cassazione: secondo il Presidente della suprema Corte, lo Stato dovrebbe
pagare l'eroina ai cancerosi e la somatostatina ai tossici. Anche la
Federazione Barman boccia il cocktail di farmaci creato da Di Bella. La
prevenzione antitumore comincia sui banchi di scuola: eliminato il
Metastasio dai manuali di letteratura italiana. Contro il cancro delle
istituzioni, brevettato il nuovo farmaco di Cossiga: la colpodistatina.
Intanto una lunga fila di luminari bussa alle porte del Ministero della
Sanità per chiedere l'approvazione di nuove terapie. Ecco quali.
CAMIOTERAPIA
Meno debilitante della chemioterapia, consiste nello sdraiare il canceroso
sulla corsia di sorpasso dell'A14 nei giorni pochi secondi prima
dell'arrivo di un Tir targato Salerno. Il tumore che, com'è noto, è un
morbo subdolo e malvagio, ma tutt'altro che stupido, schizzerà via
dall'organismo del paziente in tempo per evitare di essere investito. La
camioterapia fu scoperta per puro caso dal signor Oronzo Puricelli, privo
di titoli accademici ma provvisto di una zia malata terminale che non
sapeva più dove lasciare. La medicina ufficiale critica questo metodo
soprattutto per i suoi effetti collaterali: lunghe file di tumori
abbandonati sull'autostrada, che ballonzolano fino al più vicino autogrill,
dove si mimetizzano fra i panini Camogli o tentano di addentare i seni
delle clienti ultraquarantenni. Per ora chi si sottopone alla camioterapia
lo fa a proprie spese, ma un pretore di Bitonto ha obbligato lo Stato a
pagare almeno la Viacard.
PROTOCOLLO DEL DOTTOR BOLFO
Convinto, dopo lunghi e approfonditi studi che le metastasi siano dei
parassiti né più né meno delle zecche, il luminare valtellinese cura le
neoplasie con forti dosi di antipulci per via orale. Nei casi più gravi,
all'organo canceroso viene applicato un collarino imbevuto di insetticida.
Per i tumori della pelle, il dottore ha allestito un centro di cura nel
giardino della sua modesta villetta, dove i pazienti vengono allineati in
filari, periodicamente irrorati di verderame e potati con cura. Avversato
dalla Commissione Unica del Farmaco, il sistema Bolfo ha ottenuto il plauso
della Federchimica.
METODO HAPPYCANCER
Non esistono tumori maligni, ma solo tumori poco amati. Secondo la
professoressa De Domitiis, inventrice del movimento «I love my tumor», se
la neoplasia si sviluppa in un ambiente affettuoso e partecipe, sarà non
solo benigna, ma anche simpatica e socievole. I pazienti della dottoressa
vengono invitati a salutare amici e conoscenti con un festoso «Che ti venga
un cancro», e ad organizzare feste danzanti in occasione della diagnosi
infausta. Anche la terapia è all'insegna della non-repressione: invece di
bombardare chimicamente le metastasi, col rischio di incattivirle,
all'interno del paziente si organizzano tornei sportivi fra cellule sane e
cellule tumorali, all'insegna del fairplay. I risultati sono strabilianti:
molti tumori diventano compagni amabili e brillanti, si dedicano alla
lettura e al canto, e, invece che distruggere organi vitali, costruiscono
piccoli oggetti d'arredamento con cui decorano l'organismo che li ospita.
Il rapporto tumore-paziente diventa così intimo e cordiale che, se la
malattia regredisce e scompare, il malato muore di crepacuore.
TERATOFLOGOGIPSOLITOTREMENTINA
L'équipe del dottor Medardo Di Balla, all'avanguardia nella ricerca di
terapie anticancro non debilitanti, ha già sperimentato negli anni '60 la
controversa cura Staedtler-Pelikan, che consisteva nel cancellare i tumori
con una gomma o col bianchetto. Ultimo discusso ritrovato del Di Balla, la
teratoflogogipsolitotrementina, farmaco efficace ma con un fastidioso
effetto secondario: procura nausee, vertigine e senso di vomito se tenti si
pronunciarne il nome. Questa sostanza si stabilisce accanto alle cellule
tumorali, e comincia subito a infastidirle, facendo un gran baccano, specie
di notte, e gettando la spazzatura nel loro giardino. Nei casi più
ostinati, passa alle lettere anonime e al ricatto, finché, sfinite, le
metastasi chiedono l'aiuto di un chirurgo che le liberi da quell'inferno.
Le compresse di teratoflogogipsolitotrementina sono in vendita in tutta
Europa per poche lire (si tratta infatti di banalissime mentine), ma in
Italia, per oscuri motivi, costano mezzo milione l'una.
IL GRANDE OSIRIDE
Affermato prestigiatore, fu spinto a dedicarsi agli studi oncologici dopo
un triste episodio: una sera durante uno show estrasse dal cilindro un
carcinoma grande come un coniglio. Secondo il mago, il tumore non è altro
che un abile illusionista alla David Copperfield: nessuno può comparire dal
nulla, moltiplicarsi, svanire e magari riapparire dopo anni, a meno di non
servirsi di trucchi televisivi. La tesi di Osiride è i malati di cancro
siano in realtà tutti complici prezzolati che recitano la parte della
vittima ignara per impressionare il pubblico, e che i letti dei terminali
abbiano tutti un doppio fondo come i bauli per il numero della donna
tagliata a pezzi. Deciso a smascherare i bluff del cancro e a dimostrare
che i suoi trucchi sono alla portata di qualunque bravo prestigiatore,
Osiride ha tentato di introdursi nelle ovaie di una paziente, ma è stato
arrestato per atti di libidine violenta. Nell'attesa del processo, si
rifiuta di consegnare al ministero della Sanità le sue cartelle cliniche:
il suo agente ne sta già trattando la vendita a un locale di Las Vegas.
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