Sexygate: l'eroica first lady scagiona il marito
Hillary: «Monica Lewinsky l'ho trombata io»
WASHINGTON - Si sapeva che in casa era lei a portare i pantaloni, ma non che
fosse così pronta a calarseli di fronte a una bella ragazza. Nell'ultima
rovente intervista sul Sexygate, Hillary Clinton non si è limitata a
difendere il marito, ma ha rilanciato con una rivelazione-bomba. «Bill non
c'entra - ha dichiarato alle telecamere della Nbc - Monica Lewinsky me la
sono fatta io. E sono stata io ad andare a letto con Gennifer Flowers e a
mettere le mani addosso a Paula Jones, mentre mio marito accompagnava
nostra figlia Chelsea a lezione di ballo. Non posso farci niente: alle
donne piacciono i veri uomini. Per questo mi sono sempre cadute ai piedi a
carrettate». Come ha osservato la first-lady, non è possibile che uno
scioccone che a vent'anni non sapeva come si fumava uno spinello si
trasformi in uno scaltro dongiovanni, e quanto alle «sveltine» nei corridoi
della Casa Bianca, sono fuori discussione: «Solo per slacciare un reggiseno
Bill ha bisogno almeno di mezza giornata e un libretto di istruzioni».
Hillary ha quindi dimostrato che i gemiti e i mugolii contenuti in uno dei
nastri esibiti dall'accusa contro Clinton non erano stati registrati in una
camera da letto durante un rapporto con la Lewinsky, ma al tavolino di un
MacDonald dove il Presidente stava ingozzandosi con un Big Mac da quattro
libbre. Dopo l'intervista, la popolarità della signora Clinton è balzata
alle stelle, soprattutto fra le donne: secondo un sondaggio Gallup il 60
per cento delle americane tradirebbe il proprio marito con Hillary, e un 20
per cento lo ha già fatto almeno una volta.
Attila l'alunno: rappresaglia dopo lo sfregio ai Matisse
Ultrà espressionisti affrescano quattro studenti
ROMA - Erano entrati nell'Istituto Tecnico Industriale Vallauri spacciandosi
per supplenti di storia dell'arte. In realtà si trattava dei «Fauves del
Quarticciolo», un club di tifosi della pittura novecentesca, in spedizione
punitiva nella classe sospettata di avere sfregiato tre celebri tele di
Henri Matisse esposte ai Musei capitolini. Bilancio: sei studenti dipinti a
olio, un bidello sottoposto al procedimento di scomposizione analitica e un
preside usato per la pulizia dei pennelli. «Un danno incalcolabile per
l'antropologia - lamenta un insegnante -: in questa scuola custodiamo
alcuni degli esemplari più perfetti di giovane troglodita bianco urbano,
vengono perfino dall'estero per studiarli. Pensate che i ragazzi vittime
dei Fauves erano in partenza per Chicago, dove sarebbero stati esposti al
Museo delle Civiltà Primitive. Ora sono diventati capolavori dell'arte
contemporanea come ce ne sono tanti».
I vandali filomatissiani hanno legato gli studenti sospettati degli sfregi
ad altrettanti cavalletti da pittore, e, armati di tavolozza, hanno dato
sfogo alla loro brama di vendetta. Christian C., detto er Cacio, è stato
trasformato in una scena nel mercato delle Halles, Marco B., alias
Puntarella, in una corpulenta bagnante seminuda, Luca D., noto come
Fracicone, in un vaso di girasoli. Per gli altri tre, i critici d'arte
ancora non hanno sciolto la prognosi. Sdegno e costernazione fra i genitori
degli studenti dipinti: solo pochi, a malincuore, si sono rassegnati ad
appendere i figli alle pareti del salotto, i più hanno tentato di venderli
ai turisti a Porta Portese.
Continua intanto il dibattito sul rapporto fra giovanissimi e opere d'arte.
Per ora niente limitazioni alle visite delle scolaresche nei musei, una
decisione che ha provocato vivaci reazioni nel nostro patrimonio artistico.
A Firenze, in previsione delle gite scolastiche primaverili, il David di
Michelangelo si tiene vistosamente le mani sui coglioni; altre opere hanno
deciso di difendersi da sole. La Venere del Botticelli si è rivolta a
un'agenzia di guardie del corpo, e in molte Natività il bue e l'asinello
sono stati sostituiti da una coppia di rottweiler. Solo San Sebastiano non
teme di essere preso a colpi di punteruolo: «Tanto ci sono abituato».
Grande iniziativa Anonima Sarda-Repubblica
Soffiantini verrà restituito a fascicoli settimanali
AREZZO - Interrotti i rapporti con le famiglie dei sequestrati, che chiedono
il silenzio stampa, i quotidiani si sono rivolti direttamente ai
sequestratori. E così, se i rapimenti non possono più fare notizia,
potranno diventare operazioni editoriali di successo. Grazie a un accordo
fra Repubblica e l'anonima sarda, Giuseppe Soffiantini verrà liberato in 50
dispense settimanali. Da domani i lettori troveranno, incellofanato insieme
al giornale, un pezzetto dell'imprenditore lombardo. In qualche mese,
potranno completarlo tutto e riconsegnarlo ai suoi congiunti. Repubblica
ha così battuto il Tg5 che, dopo aver ricevuto nei giorni scorsi un lembo
dell'orecchio di Soffiantini, credeva di essersi accaparrato tutto il
rapito, a scapito della libera concorrenza fra gli organi d'informazione.
Il Corriere della Sera non è rimasto indietro, ed è già in contatto con i
carcerieri della milanese Alessandra Sgarella Vavassori per un'analoga
iniziativa. Il pacchetto quotidiano+supplemento rapito costerà cinquecento
lire in più, che verranno versate ai rapitori. In questo modo il riscatto
verrà pagato dai lettori invece che gravare sulle spalle degli editori (non
tutti facoltosi come il sardo Niky Grauso, capace di sganciare senza batter
ciglio paccate di miliardi per la liberazione di Silvia Melis) e non ci
sarà bisogno di abolire la tanto criticata legge sul blocco dei beni.
Radio Parlamento: bocciate a sorpresa Rai e Radio Radicale
Le dirette da Montecitorio affidate a Radio Deejay!
ROMA - «Hey ragazzi ciao, and now spariamoci questa interpellanza da sballo
del Ccd sulla pesca con la mosca, wowowowow!» I conduttori di Radio Deejay
stanno già allenandosi per il nuovo, importante impegno loro affidato dal
governo: trasmettere e commentare le sedute parlamentari. Il duello fra
Radio Radicale, che da anni offriva questo servizio, e la Rai, che aveva
bisogno di dar qualcosa da fare ai 50mila giornalisti in esubero, si è
concluso all'insegna del proverbio «fra i due litiganti, il terzo gode». E
godranno anche milioni di ascoltatori, che per sapere cosa succede a
Montecitorio non dovranno più sorbirsi le luttuose, noiosissime dirette
radicali, e nemmeno accontentarsi di ossequiose e tecnicamente scarsissime
telecronache in stile Rai. All'emittente più ascoltata dai giovani sono
entusiasti: «'Sto Parlamento è fantastico, un rave party continuo, meglio
del Cocoricò di Rimini - rivela uno dei futuri deejay del Palazzo, che si è
scelto il nome d'arte di Emicycle Boy -. Cossiga è puro psycho-trance, Rosy
Bindi pompa più di Alexia, Bossi sembra gli 883. Quasi quasi una volta o
l'altra vado a votare».
Le prime trasmissioni sperimentali, però, hanno suscitato qualche
perplessità a causa dell'effetto sconvolgente che provocano nei giovani. Il
ritmo ipnotico dell'eloquio parlamentare, unito all'inconsistenza dei
contenuti, paralizzerebbe i centri nervosi e in forti dosi causerebbe
emicranie, nausee e vertigini. A confermarlo, una drammatica ultim'ora: nel
Vercellese un ragazzo è andato a schiantarsi contro un paracarro dopo aver
ascoltato un intervento di Valdo Spini a tutto volume.
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