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  1998
Sexygate: l'eroica first lady scagiona il marito
Hillary: «Monica Lewinsky
l'ho trombata io»


WASHINGTON - Si sapeva che in casa era lei a portare i pantaloni, ma non che fosse così pronta a calarseli di fronte a una bella ragazza. Nell'ultima rovente intervista sul Sexygate, Hillary Clinton non si è limitata a difendere il marito, ma ha rilanciato con una rivelazione-bomba. «Bill non c'entra - ha dichiarato alle telecamere della Nbc - Monica Lewinsky me la sono fatta io. E sono stata io ad andare a letto con Gennifer Flowers e a mettere le mani addosso a Paula Jones, mentre mio marito accompagnava nostra figlia Chelsea a lezione di ballo. Non posso farci niente: alle donne piacciono i veri uomini. Per questo mi sono sempre cadute ai piedi a carrettate». Come ha osservato la first-lady, non è possibile che uno scioccone che a vent'anni non sapeva come si fumava uno spinello si trasformi in uno scaltro dongiovanni, e quanto alle «sveltine» nei corridoi della Casa Bianca, sono fuori discussione: «Solo per slacciare un reggiseno Bill ha bisogno almeno di mezza giornata e un libretto di istruzioni». Hillary ha quindi dimostrato che i gemiti e i mugolii contenuti in uno dei nastri esibiti dall'accusa contro Clinton non erano stati registrati in una camera da letto durante un rapporto con la Lewinsky, ma al tavolino di un MacDonald dove il Presidente stava ingozzandosi con un Big Mac da quattro libbre. Dopo l'intervista, la popolarità della signora Clinton è balzata alle stelle, soprattutto fra le donne: secondo un sondaggio Gallup il 60 per cento delle americane tradirebbe il proprio marito con Hillary, e un 20 per cento lo ha già fatto almeno una volta.

Attila l'alunno: rappresaglia dopo lo sfregio ai Matisse
Ultrà espressionisti
affrescano quattro studenti


ROMA - Erano entrati nell'Istituto Tecnico Industriale Vallauri spacciandosi per supplenti di storia dell'arte. In realtà si trattava dei «Fauves del Quarticciolo», un club di tifosi della pittura novecentesca, in spedizione punitiva nella classe sospettata di avere sfregiato tre celebri tele di Henri Matisse esposte ai Musei capitolini. Bilancio: sei studenti dipinti a olio, un bidello sottoposto al procedimento di scomposizione analitica e un preside usato per la pulizia dei pennelli. «Un danno incalcolabile per l'antropologia - lamenta un insegnante -: in questa scuola custodiamo alcuni degli esemplari più perfetti di giovane troglodita bianco urbano, vengono perfino dall'estero per studiarli. Pensate che i ragazzi vittime dei Fauves erano in partenza per Chicago, dove sarebbero stati esposti al Museo delle Civiltà Primitive. Ora sono diventati capolavori dell'arte contemporanea come ce ne sono tanti».
I vandali filomatissiani hanno legato gli studenti sospettati degli sfregi ad altrettanti cavalletti da pittore, e, armati di tavolozza, hanno dato sfogo alla loro brama di vendetta. Christian C., detto er Cacio, è stato trasformato in una scena nel mercato delle Halles, Marco B., alias Puntarella, in una corpulenta bagnante seminuda, Luca D., noto come Fracicone, in un vaso di girasoli. Per gli altri tre, i critici d'arte ancora non hanno sciolto la prognosi. Sdegno e costernazione fra i genitori degli studenti dipinti: solo pochi, a malincuore, si sono rassegnati ad appendere i figli alle pareti del salotto, i più hanno tentato di venderli ai turisti a Porta Portese.
Continua intanto il dibattito sul rapporto fra giovanissimi e opere d'arte. Per ora niente limitazioni alle visite delle scolaresche nei musei, una decisione che ha provocato vivaci reazioni nel nostro patrimonio artistico. A Firenze, in previsione delle gite scolastiche primaverili, il David di Michelangelo si tiene vistosamente le mani sui coglioni; altre opere hanno deciso di difendersi da sole. La Venere del Botticelli si è rivolta a un'agenzia di guardie del corpo, e in molte Natività il bue e l'asinello sono stati sostituiti da una coppia di rottweiler. Solo San Sebastiano non teme di essere preso a colpi di punteruolo: «Tanto ci sono abituato».


Grande iniziativa Anonima Sarda-Repubblica
Soffiantini verrà restituito
a fascicoli settimanali


AREZZO - Interrotti i rapporti con le famiglie dei sequestrati, che chiedono il silenzio stampa, i quotidiani si sono rivolti direttamente ai sequestratori. E così, se i rapimenti non possono più fare notizia, potranno diventare operazioni editoriali di successo. Grazie a un accordo fra Repubblica e l'anonima sarda, Giuseppe Soffiantini verrà liberato in 50 dispense settimanali. Da domani i lettori troveranno, incellofanato insieme al giornale, un pezzetto dell'imprenditore lombardo. In qualche mese, potranno completarlo tutto e riconsegnarlo ai suoi congiunti. Repubblica ha così battuto il Tg5 che, dopo aver ricevuto nei giorni scorsi un lembo dell'orecchio di Soffiantini, credeva di essersi accaparrato tutto il rapito, a scapito della libera concorrenza fra gli organi d'informazione. Il Corriere della Sera non è rimasto indietro, ed è già in contatto con i carcerieri della milanese Alessandra Sgarella Vavassori per un'analoga iniziativa. Il pacchetto quotidiano+supplemento rapito costerà cinquecento lire in più, che verranno versate ai rapitori. In questo modo il riscatto verrà pagato dai lettori invece che gravare sulle spalle degli editori (non tutti facoltosi come il sardo Niky Grauso, capace di sganciare senza batter ciglio paccate di miliardi per la liberazione di Silvia Melis) e non ci sarà bisogno di abolire la tanto criticata legge sul blocco dei beni.

Radio Parlamento: bocciate a sorpresa Rai e Radio Radicale
Le dirette da Montecitorio
affidate a Radio Deejay!


ROMA - «Hey ragazzi ciao, and now spariamoci questa interpellanza da sballo del Ccd sulla pesca con la mosca, wowowowow!» I conduttori di Radio Deejay stanno già allenandosi per il nuovo, importante impegno loro affidato dal governo: trasmettere e commentare le sedute parlamentari. Il duello fra Radio Radicale, che da anni offriva questo servizio, e la Rai, che aveva bisogno di dar qualcosa da fare ai 50mila giornalisti in esubero, si è concluso all'insegna del proverbio «fra i due litiganti, il terzo gode». E godranno anche milioni di ascoltatori, che per sapere cosa succede a Montecitorio non dovranno più sorbirsi le luttuose, noiosissime dirette radicali, e nemmeno accontentarsi di ossequiose e tecnicamente scarsissime telecronache in stile Rai. All'emittente più ascoltata dai giovani sono entusiasti: «'Sto Parlamento è fantastico, un rave party continuo, meglio del Cocoricò di Rimini - rivela uno dei futuri deejay del Palazzo, che si è scelto il nome d'arte di Emicycle Boy -. Cossiga è puro psycho-trance, Rosy Bindi pompa più di Alexia, Bossi sembra gli 883. Quasi quasi una volta o l'altra vado a votare».
Le prime trasmissioni sperimentali, però, hanno suscitato qualche perplessità a causa dell'effetto sconvolgente che provocano nei giovani. Il ritmo ipnotico dell'eloquio parlamentare, unito all'inconsistenza dei contenuti, paralizzerebbe i centri nervosi e in forti dosi causerebbe emicranie, nausee e vertigini. A confermarlo, una drammatica ultim'ora: nel Vercellese un ragazzo è andato a schiantarsi contro un paracarro dopo aver ascoltato un intervento di Valdo Spini a tutto volume.

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