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  1998
Il caso della prostituta di Ravenna rivela un dato clinico allarmante
L'Aids contagia soprattutto i coglioni

Ecco perché gli italiani sono più a rischio degli altri popoli. Sdegno fra i clienti della squillo sieropositiva: «Noi, usare il preservativo? Era lei ad avere il virus, quindi doveva metterselo lei». La Federcasalinghe chiede ai mariti puttanieri di proteggersi durante il sesso mercenario: «Almeno mettetevi la maglietta di lana sul pisello». Anche fra gli ex democristiani ferve il dibattito sulle case chiuse: è meglio riaprire i Casini o mettere fuorilegge i Mastella?

Sconvolte le tradizionali convinzioni sulla trasmissione del virus Hiv: si può essere omosessuali, tossici e promiscui senza prendersi nemmeno un raffreddore, ma per gli imbecilli che continuano ad andare a puttane senza preservativo o si scambiano le siringhe non c'è scampo. Lo conferma la vicenda della prostituta di Ravenna accusata di «epidemia colposa» per aver nascosto ai suoi clienti di essere sieropositiva. La questura della città romagnola ha attivato un numero d'emergenza per i clienti della donna, che, protetti dall'anonimato, chiedono informazioni. Ecco alcune delle chiamate ricevute nelle ultime ore.

  • «Pronto? Buongiorno, io sono uno che è andato con quella Giuseppina. Sì, lei mi ha parlato dell'Aidiesse, ma io quando chiavo mica voglio sentir parlare di politica. Che poi guardi, adesso si chiama Aidiesse, ma sotto sotto è sempre il vecchio partito comunista.»

  • «Buongiorno, volevo sapere se la signora Giuseppina era disponibile per una festa di addio al celibato. Per un mio amico che si sposa... sì, con la mia ex fidanzata, ma io non gli serbo rancore. Anzi, voglio fargli una sorpresa.»

  • «Bisogna riaprire i casini. Non è per le puttane, è che io ci ho lasciato l'ombrello nel 1958, e sono quarant'anni che vorrei averlo indietro.»

  • «Io ciò vent'anni, mi piace divertirmi. Nel senso che quella sera venivo dalla discoteca a 200 all'ora, sa, festeggiavo la vittoria al campionato dibunjee jumping, insomma avevo preso un paio di pasticche, un goccio di vino al metanolo, tanto per tenermi sù no? Comunque avevo appuntamento con un amico sulle rotaie dove passava il Pendolino per giocare alla roulette russa con la pistola di suo papà, quando è passata quella lì e mi ha fissato. Un mio amico mi ha detto che l'Aids si trasmette anche con lo sguardo... ho paura, cazzo! Vorrei fare il test, ma mi dica, fa male l'ago della siringa?»

  • «Qui è la redazione di "Accadde domani", il talk show con Maria De Filippi. Saremmo lieti di avere come ospite la signora Giuseppina verso la fine di aprile... Il tema è "è giusto linciare la troia che vi ha contagiato?" Può chiedere alla signora se per piacere cerca di non morire prima del 17 aprile?»

  • «Mi dica, l'Aids viene anche se uno ha il colesterolo basso?»

  • «è che il mio bambino di quarta elementare l'anno scorso è andato in gita scolastica a Ravenna. Io adesso non dormo più... No, non mi ha parlato di nessuna Giuseppina, però dice che ha visto la tomba di Galla Placidia. Mi dica, ma di che cos'è morta questa Galla Placidia? Non è che per caso era una nigeriana?»

  • «Ho letto sul giornale che quella l'Aids ce l'aveva dal '96. Mi può dire da che giorno, esattamente?»

  • «Sì, io con quella donna ho fatto lo scambio di coppie. Io sono andato con il suo uomo, mentre mia moglie e lei si scambiavano la ricetta del vitel tonné. No, senza profilattico. Posso ancora mangiare il vitel tonné di mia moglie? Se no, quale ristorante mi consiglia?»

  • «Senta, poniamo il caso che io abbia preso l'Aids, mi consiglia di investire in Buoni del tesoro poliennali o in Bot a tre mesi?»

  • «è una sconcezza. 'Ste porcherie stanno rovinando l'Italia. Dico io, come si fa ad andare con una racchia cinquantenne tutta marcia quando con due lire in più ti compri una tailandesina di sette anni nuova di zecca? Guardi, in certe cose io dico sempre: chi più spende meno spende.»

  • «Ehm, hi there, io chiama da Stati Uniti... Io, I mean, un amico di me dice lui sure che Mrs Josephina fato stage in Casa Bianca in 1993 e... Io voleva chiedere... ehm... mò come fa io a dirlo a Hillary?»

    Il saluto romano diventa legale, ma il Senato non si ferma qui
    L'olio di ricino diventa un brandy

    ROMA - Basta con le norme illiberali e obsolete: dopo la depenalizzazione del saluto romano, la Commissione Giustizia del Senato chiede la piena riabilitazione di un altro glorioso simbolo dello squadrismo fascista. «L'olio di ricino - si legge nel testo dell'emendamento proposto da An - è un elisir salutare e gradevole dalle blande proprietà lassative, demonizzato dall'isterismo resistenziale. I più recenti studi storici hanno rivelato che negli anni Venti l'olio di ricino era la bevanda preferita dagli antifascisti, che si attaccavano con delizia al bottiglione inventando poi aggressioni e ingestioni coatte per giustificarsi con le mogli». Nello stesso emendamento An propone altri sacrosanti ritocchi storici: sostituire l'espressione «delitto Matteotti» con «suicidio Matteotti», il termine «manganellate» con «massaggi shiatzu», «sette fratelli Cervi» con «sette cornuti» e «democrazia» con «praaaazzz». Luciano Violante, salutando con favore l'iniziativa della destra, ha ribadito che «nonostante il debito che abbiamo verso la Repubblica di Salò, bisogna avere comprensione per i ragazzi che, incoscienti o malconsigliati, scelsero la Resistenza». Il più reciso oppositore alla legalizzazione del saluto romano è Umberto Bossi, che ha annunciato iniziative di piazza in favore dell'adozione su tutto il territorio nazionale del saluto padano «uela».

    Dramma della ferrovia: suicida per la vergogna un convoglio-passeggeri
    Treno si getta sotto un passante

    TORINO - Ha aspettato il momento giusto poi, con un balzo, si è gettato fra i piedi in corsa di R. C., un ignaro passante che faceva jogging vicino alla ferrovia. Così, schiacciato dalle Reebok del corridore come una lattina vuota, è morto il «Cesare Pavese», un Eurostar Roma-Torino, da tempo in crisi depressiva. Nessuna conseguenza per il passante, a parte una multa perché sprovvisto del supplemento-rapido. è successo nelle prime ore di stamane, sui binari di sosta della stazione di Porta Nuova. I pendolari ricordano il «Pavese» come un treno molto sensibile e abbastanza puntuale, finché la tragedia del Pendolino alla stazione di Piacenza lo aveva sconvolto: «Conoscevo quel treno - ripeteva -, eravamo amici. Quel che è successo a lui poteva succedere anche a me». Da allora non era più stato lo stesso «Era sempre in ritardo - ricorda un habitué della linea -, si fermava in aperta campagna e non ricordava più dove stava andando. Altre volte si credeva un treno locale e fermava anche di fronte alle cabine telefoniche, oppure pretendeva di essere un merci e ci lasciava salire solo se ci travestivamo da sacchi di granaglie. Il riscaldamento funzionava benissimo, ma solo in agosto. E poi, c'erano quei comportamenti incomprensibili. Una volta, al posto del pacchetto di noccioline, come snack di benvenuto ci è stato servito dell'antitarme». I macchinisti erano troppo impegnati a lamentarsi dei turni massacranti per badare a lui. Poco tempo fa, l'Eurostar si era rifiutato di aprire le porte impedendo ai viaggiatori di scendere: «Non lasciatemi solo, tutti mi odiano», aveva mormorato. L'attuale crisi delle ferrovie gli ha dato il colpo di grazia: ore e ore di viaggio accompagnate dai brontolii, dalle proteste e dagli insulti. Finché, ossessionato dai sensi di colpa, il «Pavese» ha deciso di farla finita: dopo un primo tentativo di impiccarsi a un ramo secco (il tratto Castellaro-Torreberetti), stanotte, approfittando dell'assenza di sorveglianza, e, dopo aver sfogliato per l'ultima volta in lacrime un orario ferroviario Grippaudo per il Nord-Italia, si è allontanato dagli altri treni e ha compiuto l'insano gesto. Il neo-presidente delle FS Dematté, per evitare nuove disgrazie, ha chiesto in prestito alle Ferrovie austriache alcuni treni esperti in ferropsicoterapia, fra cui il «Sigmund Freud» e il «Carl Gustav Jung», che prenderanno in cura i convogli psicologicamente più fragili.

    Napoli, la criminalità organizzata sfida la bioetica
    Ragazzino ucciso dalla camorra a sette anni di distanza dal gemello

    NAPOLI. Mentre ferve ancora il dibattito sul caso del bimbo americano partorito sette anni dopo il gemello grazie al congelamento dell'embrione, a Napoli una nuova, drammatica vicenda rinfocola le polemiche sulla manipolazione della vita. Protagonisti e vittime, Ciro e Gennaro, due gemelli di tredici anni, caduti sotto il fuoco della camorra solo perché fratelli del pentito Salvatore Lapazza. Niente di straordinario, a prima vista: ormai nella città partenopea l'età media delle vittime dei clan è inferiore a quella richiesta per guidare un triciclo. In realtà fra i due omicidi ci sono sette anni di distanza. Ciro fu ucciso nel 1991, come primo avvertimento al fratello maggiore; il gemello Gennarino fu rapito e ibernato nei frigoriferi segreti della camorra, in attesa degli eventi. Ci si dimenticò di lui finché le ultime rivelazioni del pentito Lapazza sul racket degli appalti hanno indotto i boss a scongelare il fratellino e a giustiziarlo.
    Il caso denuncia un allarmante degrado nella tradizione camorristica. «Sò escite tutte pazze - lamenta don Cecé Mazzarella, anziano presidente del Comitato di Bio-camorra -, ai tempi miei i piccerelle s'accidevano secondo natura». Secondo i sociologi, i camorristi di oggi non si sentono realizzati se non uccidono un bambino, e per riuscirci ricorrono alle tecnologie più sofisticate, dal taglio cesareo alla gola al dissolvimento in una provetta di acido al kalashnikov in affitto. Gennaro Lapazza oggi avrebbe avuto vent'anni, e il suo assassinio non se lo sarebbe filato nessuno: l'ibernazione ha consentito di farlo morire ancora a tredici anni, un'età che garantisce l'attenzione dei media e lo sdegno delle autorità. Ma qualcuno nei clan invoca un codice di autoregolamentazione. I boss più illuminati chiederanno l'introduzione della «vita dell'obbligo», per consentire agli scugnizzi di frequentare questo mondo almeno fino al quattordicesimo anno d'età. La Chiesa, da parte sua, richiama i criminali cattolici al rispetto di un principio fondamentale: la malavita va rispettata fin dal suo concepimento.

  • l'archivio

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