L'arte della fuga: macché furto, è stata un'evasione
Van Gogh e Cézanne come Gelli e Cuntrera: fuggiti per evitare il carcere
ROMA - Erano travestiti, uno da insospettabile Guttuso, l'altro da banalissimo Annigoni. Così Vincent Van Gogh, alias Mezzorecchio, e Paul Cézanne, noto all'Interpol come il Pre-Cubista, hanno eluso la sorveglianza e sono usciti indisturbati dalla Galleria d'Arte Moderna della capitale, dove erano detenuti da anni per impressionismo aggravato e continuato. Un Macchiaiolo rinchiuso nella Galleria d'Arte Moderna ha rivelato di averli sentiti dire: «Qui non ci rimaniamo neanche dipinti». Così, dopo Gelli e Cuntrera, altri due nomi eccellenti si danno alla latitanza approfittando delle smagliature dello Stato, probabilmente con l'appoggio di complici potenti.
Van Gogh e Cézanne avevano chiesto invano di poter scontare la pena in Francia o negli Stati Uniti, dove sono già custoditi altri personaggi di spicco della cosca di Montmartre, da Monet a Degas. Ma era prevalsa la tendenza a disseminare gli esponenti della Cupola impressionista in diversi istituti in tutto il mondo, per evitare pericolosi assembramenti nelle ore d'aria. Le richieste dei due capicosca si erano fatte insistenti soprattutto dopo l'aggressione a colpi di punteruolo subita da un altro pittore d'onore, Henri Matisse, in una sala dei Musei Capitolini, un avvertimento di chiaro stampo fontaniano. «Mezzorecchio e il Pre-Cubista - osserva un investigatore - sentivano che Roma era diventato un posto troppo pericoloso per loro, e hanno deciso di tagliare la corda. Per dove? Difficile dirlo. È noto che hanno moltissimi amici in tutto il mondo, Parigi, New York, Londra, Tokyo. Solo in Italia un boss della pittura mondiale sa di non poter contare sulla protezione dello Stato». Non è un caso che poche ore dalla loro fuga, quattro pittori del Seicento detenuti a Palazzo Venezia siano stati orribilmente sfregiati. Forse avevano intenzione di collaborare con i Beni Culturali?
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