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  1998
Infame trattativa fra Stato e 'ndrangheta
«Voi ci date la Sgarella noi vi diamo la Cucinotta»

MILANO - Nessun riscatto di Stato per la liberazione di Alessandra Sgarella. O almeno, non in denaro. Cominciano a trapelare le clausole del negoziato fra i magistrati calabresi e i rapitori dell'imprenditrice. Non si è trattato di una liberazione, ma di uno scambio: alle cosche sarebbe stata garantita la consegna dell'attrice Maria Grazia Cucinotta, oltre a una cassa di whisky di marca e a una fornitura di sottopiatti d'argento per la famiglia di Domenico Papalia, il Riina della 'ndrangheta. «Abbiamo ritenuto - ammette un magistrato che preferisce rimanere anonimo - che dopo tanti mesi chiusi nel covo con un'imprenditrice quarantenne, i rapitori avessero voglia di cambiare genere». Pare che la trattativa abbia aperto una frattura tra le cosche, alcune delle quali avrebbero preferito Naomi Campbell o anche la sofisticata Gwyneth Paltrow, ma poi l'intervento del clan Lumbaca ha fatto pendere la bilancia in favore della diva siciliana: «Già la milanese parlava ca nun se capisci gnenti, mo' ce pigghiamu una ca parla solu ammarecano? Megghiu la sicula». La rivelazione ha destato rabbia e sconcerto tra i familiari di Alessandra Sgarella: «E' un'infamia - commenta il marito -. Dopo tanti mesi di angoscia e di tensione, la Cucinotta me la meritavo io».

Processo Marta Russo: gli imputati chiedono i danni
Scattone e Ferraro: «Abbiamo fatto centro e non abbiamo vinto neanche un pesce rosso»

ROMA - E' vero, nel trattamento di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, i due imputati per l'omicidio di Marta Russo, sono state violate le più elementari norme di giustizia. Lo ha ribadito nell'udienza di ieri uno dei loro avvocati, Franco Tiratore, ricordando che per quel centro perfetto realizzato da notevole distanza su un bersaglio in movimento, Scattone e Ferraro non hanno ricevuto neanche il pesce rosso o l'orsacchiotto in palio in tutti i tirassegni che si rispettano. Anche l'Arcicaccia, nell'imminenza dell'apertura della stagione venatoria, si è schierata con i due accusati: le universitarie ventenni non sono una specie in via d'estinzione, e il chiasso fatto intorno al caso Russo non è che l'ennesimo tentativo di criminalizzare un passatempo sano e virile che, anzi, andrebbe incoraggiato fra gli studenti, impigriti dalla vita sedentaria. Domani la discussione in aula potrebbe avere un'ulteriore svolta: il perito della difesa presenterà una serie di analisi da cui risulterebbe che Marta Russo è stata vittima dell'inquinamento da piombo che affligge il centro di Roma.

Panico a Venezia Cinema
Naufraga il film di Sordi: inquinati chilometri di laguna

VENEZIA - L'immagine del piccione soffocato da migliaia di fotogrammi con le tette di Valeria Marini sta facendo il giro del mondo. E' una vera catastrofe ecologica quella che ha colpito le acque veneziane, dopo che un motoscafo che portava al Lido la pellicola di «Incontri proibiti, l'ultima fatica di Alberto Sordi, è affondato ieri sera riversando nella laguna il suo letale contenuto. Dopo poche ore il mare si è trasformata in una palude ripugnante che emette pesante fetore di pajata rancida e di silicone di pessima qualità. Le proporzioni del disastro sono destinate ad aumentare: oltre al film di Albertone, nell'imbarcazione si trovavano altre opere italiane viste alla Mostra, dall'«Albero delle pere» ai «Piccoli maestri», che sotto un'apparenza di qualità nascondono ingredienti altamente nocivi, come banalità, pedanteria e povertà tecnica. I pescatori di vongole sono stati costretti a distruggere il pescato di stanotte, dopo aver scoperto che i molluschi parlavano con la voce di Valeria Golino, risultando immangiabili e per giunta antipatici. L'inquinamento si sta propagando verso Sud, e dalla foce del Po, dove le correnti stanno spingendo «Tu ridi» dei fratelli Taviani, arrivano le prime notizie di anguille con i coglioni rotti. Il ministro dello Spettacolo Walter Veltroni risulta tuttora irreperibile. Voci bene informate lo danno a Cinecittà, per presenziare insieme ad altri esponenti dell'Ulivo al primo giro di manovella di «Saving Private Schools», un kolossal tutto italiano in cui un commando di cattolici di destra tenta di appioppare allo Stato i finanziamenti per le scuole religiose.

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