Papa che vince non si cambia!
Offerta speciale dalla Polonia: «Se volete ve ne mandiamo un altro»
CRACOVIA - Dura da vent'anni, piace a tutti, ha fatto centinaia di migliaia di chilometri, a parte qualche acciacco, fa ancora il suo dovere: perché cambiare marca? Molti cattolici vedono con favore la proposta che arriva dalla Polonia: prenotare un altro papa polacco per il prossimo millennio, a prezzo speciale. «Giovanni Paolo II - dicono dai cantieri Croszefiszus (ex Lenin) di Danzica - ha dimostrato al mondo la qualità della nostra industria pesante. Disegnato negli anni 20 da ingegneri di formazione tedesca e costruito in puro acciaio baltico, il "Wojtyla" ha abbattuto muri, attraversato oceani, va benissimo in montagna e ha forato solo quando è stato preso a pistolettate. Oggi lo stesso tipo di papa è disponibile in versioni anche più robuste e moderne, e se il Vaticano è d'accordo, possiamo rottamare il vecchio Wojtyla e fare un consistente sconto su quello nuovo». Il soglio di Pietro sarà dunque targato Polonia per altri vent'anni? Non è detto. I critici rilevano la sua concezione antiquata del «Wojtyla»: richiede famiglie numerose, si è dimostrato un po' scomodo per le donne single e per i giovani che vogliono divertirsi, mentre gli omosessuali non amano la sua linea troppo rigida e severa. Secondo i detrattori, insomma, i modelli di papa alla «Karol» vanno bene solo per i mercati dell'Africa e dell'America Latina. «E poi, diciamolo - afferma un cardinale che preferisce rimanere anonimo -, questi papi polacchi hanno un difetto nel cambio. Sono vent'anni che la Chiesa va a marcia indietro».
Bolletta papale per «Porta a Porta»
La telefonata di Wojtyla era a carico del destinatario!
ROMA - Brusco risveglio dall'estasi mistica per Bruno Vespa, dopo l'ormai leggendaria telefonata in diretta di Karol Wojtyla nel suo talk-show sui vent'anni di pontificato. La chiamata papale, internazionale e a carico del destinatario, rischia di sbancare il bilancio di viale Mazzini. Il Papa ha scelto prudentemente di addebitare i costi alla Rai, conoscendo le lungaggini e la disorganizzazione dell'emittente di Stato: per intervenire in trasmissione per pochi secondi, Wojtyla è dovuto rimanere all'apparecchio per un'ora e mezza, ascoltando profane musichette d'attesa e ripetendo a trentasette segretarie, quarantuno funzionari e cinquantacinque capistruttura diversi le sue generalità e il motivo della chiamata. Vespa ha cercato di giustificare al consiglio d'amministrazione della Rai con motivazioni soprannaturali: il Papa, non avendo sottomano pani né pesci, avrebbe miracolosamente moltiplicato gli scatti. Per evitare la bancarotta, la Rai, cattolica ma oculata, è passati alle contromisure: i telefonisti, in caso di altre telefonate a nome «Karol Wojtyla» (ne sono arrivate al «Lotto alle otto», alla «Zingara» e perfino a «Chi l'ha visto?», hanno l'obbligo di rispondere «Sia lodato Gesù Cristo» e riagganciare immediatamente.
La più cara amica del Papa si confida
La Madonna: «Io gli regalo una cravatta»
PARADISO - «E' tanto gentile, mi chiama tutti i giorni. Neanche mio figlio mi è così affezionato». Seduta sulla sua nuvoletta ricamata all'uncinetto, Maria di Nazaret sta impacchettando il regalo che offrirà al suo più ardente ammiratore per i vent'anni di papato: una stupenda cravatta bianca e gialla. Il loro rapporto dura da moltissimi anni, fin da quando il giovanissimo Karol Wojtyla la vide in una chiesa di Cracovia e cominciò a portarle mazzi di fiori tutti i giorni. «Era così aitante e romantico - ricorda Maria -, ma anche tanto timido. Si sa come sono questi slavi. Mi parlava solo in ginocchio e con gli occhi bassi, e non ha mai avuto nemmeno il coraggio di invitarmi al cinema o a prendere un caffè. Quando ha saputo che ero sposata con Giuseppe e avevo un figlio già grande, ha deciso di farsi prete. Se lo avessi incontrato duemila anni fa - sospira Maria -, forse la nostra vita sarebbe stata diversa.» Wojtyla però non l'ha mai dimenticata: si circonda dei suoi ritratti, si ricorda di tutte le sue feste e le ha dedicato molti appassionati discorsi. La Madonna sorride: «Lo so, siamo una coppia un po' buffa. Lui settantotto anni, io duemilaquattordici. Ma per Karol sono sempre una ragazzina. Anzi - aggiunge arrossendo -, una vergine».
Fumata rossa a Palazzo Chigi
Incarico a Massimo D'Alema: «Si sbaliate, vi corrigerò»
ROMA - A vent'anni esatti dall'elezione di Karol Wojtyla, una nuova rivoluzione nei palazzi romani. Un uomo venuto dal mondo comunista ascende al soglio più «bianco» del mondo: la presidenza del Consiglio italiano. Un filo di fumo dall'inequivocabile colore rosso, salito dai tetti di Palazzo Chigi, ha annunciato l'incarico a Massimo D'Alema, primate di Gallipoli e arcivescovo di Botteghe Oscure. D'Alema ha accettato l'investitura di Oscar Luigi Scalfaro in ginocchio, poi, con la cordialità che gli è abituale, ha invitato il Presidente della Repubblica a rialzarsi. Nel cortile dell'edificio si stanno già raccogliendo frotte di pellegrini provenienti dall'Emilia e dalla Toscana per rendere onore al nuovo premier, e già si parla di miracoli: un Ulivo praticamente morto è improvvisamente rifiorito, l'Unità ha venduto cinque copie in più, Livia Turco sembra quasi carina e a Cossiga è venuto un herpes sulla lingua. Fioriscono i pronostici sul nome che il Pontefice Massimo sceglierà per il suo mandato: alcuni puntano su Palmiro Alcide I, altri su Blairio II, altri ancora su Ammazzasilvio, ma i dubbi verranno sciolti fra poche ore, quando D'Alema si affaccerà al balcone di Palazzo Chigi per salutare la folla adorante e per spingere Walter Veltroni giù dalla balaustra.
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