Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
PAGINATRE DI LIA CELI
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Cultura e Spettacolo > Paginatre> Archivio
  1998
Ankara tu: ma non dovevamo vederci più?
La Turchia scende a patti: «Dateci almeno mezzo Ocalam»

ANKARA - L'intransigenza dell'Italia sul caso Ocalam sta dando i primi frutti: la Turchia ha decisamente ridimensionato le sue pretese riguardo all'estradizione del leader del Pkk. «In fondo non ci interessa di averlo tutto intero - ha detto il portavoce del governo turco -, ci basta una metà. Quella di sopra o quella di sotto, o una sezione longitudinale: su questo punto la nostra disponibilità è molto ampia. Questo ci risparmierebbe la fatica di fare a pezzi Ocalam con le nostre mani, quando metterà piede sul suolo turco». La divisione di Ocalam, ha ipotizzato il portavoce, potrebbe avvenire in territorio italiano, ma alla presenza di un osservatore turco per garantire che alla Turchia vadano 37,4 kg netti di curdo, senza giochetti sulla tara. La soluzione «fifty-fifty» proposta dai turchi ha suscitato reazioni discordi nel popolo curdo, tradizionalmente diviso in duemilacentosettantacinque gruppi tribali ostili l'uno all'altro, e perfino nel Pkk, frazionato in trecentoventuno litigiosissime correnti. Lo stesso Abdullah Ocalam risulta dall'unificazione di quattordici diversi capi del Pkk che si guardano in cagnesco. Per ora l'unico ad esprimere una certa soddisfazione è Massimo D'Alema: «Abbiamo fatto appello al senso di civiltà dei turchi - osserva il premier -, e siamo stati premiati. Ma non c'è fretta. Se teniamo duro ancora un po' può darsi che si accontentino della testa». Intanto continuano le manifestazioni pro-Ocalam anche fra i Vip italiani. In segno di protesta contro il regime turco, alcune importanti personalità hanno deciso di modificare il proprio cognome: in prima fila, l'ex ministro Livia Curdo e la fata Curdina.

I Blockbuster gli avevano chiuso la porta in faccia
Abbandona una videocassetta in un reparto maternità!

MILANO - Dopo il triste caso della neonata filippina abbandonata in un Blockbuster, un altro fatto di cronaca sembra rendere ancora più freddo questo gelido autunno milanese. Questa volta la vittima è piccola, immatura, deforme, probabilmente italiana, peso due etti di celluloide. Non ha ancora un nome, ma un regista sì, e la polizia lo ha trovato. E' stato lui, G. F., 36 anni, a deporre sui gradini del reparto Maternità dell'ospedale Mangiagalli un film su cassetta, avvolto in un sacchetto di plastica, con il moncone di pellicola tagliato alla bell'e meglio. La sua storia è quella di tanti giovani di belle speranze delusi da un mondo crudele. «Il mio produttore mi aveva illuso - racconta in lacrime -, ma poi, quando sono andato da lui con il film appena partorito, mi ha scacciato, dicendo che non voleva dare il nome della sua onorata casa di produzione a questa creatura così malriuscita. Non sapevo cosa fare, avevo finito i soldi, e i miei genitori mi hanno rinnegato da quando sono scappato di casa con una troupe tedesca». In un primo tempo il giovane pensava di lasciare il povero filmetto a un videonoleggiatore di buon cuore, in grado di collocarlo presso una famiglia di cineamatori, ma ha trovato solo un muro di incomprensione: «Tutti mi dicevano che era troppo brutto, e che nessuno l'avrebbe voluto». Ora lo sciagurato regista deve decidere se rinunciare alla paternità dell'opera o chiedere allo Stato i finanziamenti previsti dall'articolo 38 per chi vuole mettere al mondo film contro il consenso del pubblico. Il trovatello, intitolato «Ussignùr» dall'esclamazione dell'infermiere che lo ha visionato per primo, ora riposa in una custodia azzurra nella videoteca del Mangiagalli, e stanno già fioccando le domande di adozione. Fra i primi candidati, don Oreste Benzi ed Enrico Ghezzi.

Processo Russo: crolla l'alibi della vittima
Marta Russo non era presente all'omicidio Marta Russo!

ROMA - Non c'era. Quella mattina Marta Russo non si trovava nei vialetti della Sapienza. Ad ammetterlo è stata la superteste Gabriella Alletto, che, fra l'altro, non è Gabriella Alletto, ma un uomo di colore che risulta essere il padre naturale sia di Giovanni Scattone che di Salvatore Ferraro il quale, a sua volta, operava come prestanome di un uomo d'affari giapponese ucciso perché aveva scoperto il mistero delle Voci bulgare. Ora toccherà a Marta Russo giustificare la presenza nella sua scatola cranica di una pallottola partita da una finestra dell'istituto di Filosofia del diritto il 9 maggio 1998. Pallottola che sarebbe partita dall'Aula 6 e non dal bagno di Statistica, dove la polizia scientifica ha rinvenuto una mitraglietta Skorpion usata nell'omicidio Moro, un obice risalente alla Grande Guerra, una catapulta romana e una terrificante puzza di cacca. Di questo dovrà rispondere il tecnico Giuseppe Liparota, che però, secondo uno studente legato ai Lupi Grigi turchi, ai Gatti di Vicolo Miracoli e alle Belve Giallorosse, in quel momento si stava esibendo al teatro Kirov di Leningrado in un balletto russo (una coincidenza?). Si trattava dello Schiaccianoci di tale Piotr Ilic Ciajkovskij, una spia del Kgb in missione segreta nell'Ottocento per conto della principessa Anastasia Romanoff sentimentalmente legata al prozio del professor Bruno Romano. Il docente tuttavia finora si è rifiutato di spiegare perché il 20 novembre di trentacinque anni fa si trovava in un deposito di libri a Dallas insieme a Lee Oswald e a una ballerina cubana il cui nome d'arte era Lola Hegel. L'udienza è aggiornata al prossimo 32 novembre.

l'archivio

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.