BIOETICA/1
Gamete over: fecondazione assistita, no all'illegalità
Il Parlamento: si potrà assistere alla procreazione ma solo pagando il biglietto
ROMA - Adulti a prezzo intero, sconto per militari e guardoni abilitati,
abbonamento per anziani, preti e cardinali. Finalmente trovato un accordo
nel centrosinistra sulla delicatissima materia della fecondazione
assistita: basta con il divertimento gratis, il piacere si paga. Chi vorrà
assistere al magico incontro di un ovulo e uno spermatozoo, e magari
incitare una delle due parti con cori, striscioni e accendini, dovrà
prenotare una poltrona e procurarsi un biglietto. Secondo punto, i partner
e le loro cellule riproduttive verranno inquadrati nel contratto dei
lavoratori dello spettacolo, con previdenza Enpals, iscrizione alla Siae
eccetera. Terzo, si affiancheranno alla classica procreazione in vitro la
più piccante fecondazione sul divano, sotto la doccia, in piscina o in un
bel lettone. Fabio Mussi commenta il faticoso ma geniale compromesso:
«Abbiamo capito che in fondo quello che importa ai cattolici è poter
continuare a mettere il naso nelle mutande della gente: perché togliergli
questa soddisfazione? Poi magari gli viene voglia di occuparsi di politica,
e allora sì che sono guai». Ma non tutti i nodi sono stati sciolti. I
popolari chiedono l'ingresso gratuito per tutto il clero dal sacrestano in
sù, e doppio spettacolo nei giorni festivi. Rimane anche il no alla
fecondazione eterologa, cioè con semi diversi da quelli della coppia «se no
- precisa una nota di Piazza del Gesù - per una persona anziana come il
cardinal Tonini diventa troppo complicato seguire l'avvenimento e ricordare
tutti i nomi».
BIOETICA/2 Un emendamento Udr blocca la legge sugli organi
No all'espianto della poltrona anche dopo la morte
ROMA - Il bisturi non divida ciò che Dio ha unito. Non basterà il silenzio
assenso per espiantare la poltrona dalla salma di un ex-diccì, anzi, potrà
portarsela nella tomba. Questo è il senso dell'emendamento Mastella, che
sta raccogliendo ampi favori, e non solo nell'ex partito di Francesco
Cossiga. La proposta di legge avanzata dalla sinistra voleva assicurare un
tempestivo trapianto di organi istituzionali, come già succede nei paesi
europei più avanzati. In caso di decesso di un politico, la sua carica e
relative prebende sarebbero potute essere asportate e trapiantate su un
altro individuo più sano ed efficiente. Ma l'Udr ha subito sollevato una
delicata questione etica: con quali criteri si può stabilire che l'ex
democristiano non ha più bisogno di un organo vitale e intimamente connesso
al suo corpo come la sua poltrona? Non basta certo l'encefalogramma piatto,
sintomo che in passato non ha impedito a numerosi ministri scudocrociati di
occupare saldamente poltrone di riguardo per interi decenni. L'emendamento
Mastella prevede una sola eccezione: qualora l'ex-diccì abbia lasciato
esplicita autorizzazione a trasmettere la sua poltrona a un compagno di
corrente, si potrà procedere alla poltronotomia. In senso opposto sembra
andare un'altra modifica alla legge chiesta dai popolari, con la quale si
legittimerebbe la profanazione delle tombe dei notabili diccì per amputare
ai cadaveri le sacche di voti di scambio ancora utilizzabili.
Strazianti conseguenze del divorzio al governo
A D'Alema la custodia dei ministri Udr
Cossiga li vedrà solo nei fine settimana
ROMA - «Vogliamo stare con papà Massimo»: poche parole, ma di quelle che
spezzano il cuore di una madre. Così Carlo Scognamiglio, Gianguido Folloni
e Salvatore Cardinale hanno deciso di lasciare solo Francesco Cossiga e di
rimanere nella confortevole residenza di Palazzo Chigi insieme al papà
adottivo. E il giudice ha dato loro ragione, affidandone la custodia
proprio a D'Alema: «Bisogna pensare al bene dei ragazzi. Il Presidente del
Consiglio non brilla per calore umano, ma può dargli pasti regolari
sostanziosi, un lavoro e una vita sociale sicuramente più intensa.
Francesco Cossiga potrà vederli tutti i weekend, portarli al parco o al
cinema, ma la domenica sera entro mezzanotte dovrà riconsegnarli al
tutore». Amare lacrime per Francesco Cossiga, che per sistemare Carlino,
Giangi e Tore aveva fatto di tutto: prima aveva costruito per loro l'Udr,
un partito minuscolo ma accogliente, poi aveva accettato perfino la
convivenza con un uomo molto più giovane e dal carattere difficile come
Massimo D'Alema. L'uomo si era subito affezionato ai tre bebè
intraprendenti e affamatissimi, e aveva conquistato il loro affetto
regalandogli un ministero ciascuno in cui sistemare il seggiolone e i
peluches. Ma il ménage ha presto mostrato la corda. A far scoppiare la
miccia, le piazzate di una vecchia fiamma di D'Alema non rassegnata, Romano
Prodi. Finché Cossiga, noto per la sua forte emotività, ha minacciato di
sottrarre al partner la custodia dei piccoli ministri, con i tristi
risultati che conosciamo. Ora, per avere con sé i bambini per più di due
giorni l'ex capo dello Stato, che si è già iscritto al Movimento Padrini
Separati, dovrà aspettare l'estate. «Li porterò con me in Sudamerica per un
mese - singhiozza -, ho già prenotato un piccolo governo tutto per noi».
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