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  1999
BIOETICA/1
Gamete over: fecondazione assistita, no all'illegalità

Il Parlamento:
si potrà assistere alla procreazione ma solo pagando il biglietto


ROMA - Adulti a prezzo intero, sconto per militari e guardoni abilitati, abbonamento per anziani, preti e cardinali. Finalmente trovato un accordo nel centrosinistra sulla delicatissima materia della fecondazione assistita: basta con il divertimento gratis, il piacere si paga. Chi vorrà assistere al magico incontro di un ovulo e uno spermatozoo, e magari incitare una delle due parti con cori, striscioni e accendini, dovrà prenotare una poltrona e procurarsi un biglietto. Secondo punto, i partner e le loro cellule riproduttive verranno inquadrati nel contratto dei lavoratori dello spettacolo, con previdenza Enpals, iscrizione alla Siae eccetera. Terzo, si affiancheranno alla classica procreazione in vitro la più piccante fecondazione sul divano, sotto la doccia, in piscina o in un bel lettone. Fabio Mussi commenta il faticoso ma geniale compromesso: «Abbiamo capito che in fondo quello che importa ai cattolici è poter continuare a mettere il naso nelle mutande della gente: perché togliergli questa soddisfazione? Poi magari gli viene voglia di occuparsi di politica, e allora sì che sono guai». Ma non tutti i nodi sono stati sciolti. I popolari chiedono l'ingresso gratuito per tutto il clero dal sacrestano in sù, e doppio spettacolo nei giorni festivi. Rimane anche il no alla fecondazione eterologa, cioè con semi diversi da quelli della coppia «se no - precisa una nota di Piazza del Gesù - per una persona anziana come il cardinal Tonini diventa troppo complicato seguire l'avvenimento e ricordare tutti i nomi».


BIOETICA/2
Un emendamento Udr blocca la legge sugli organi

No all'espianto della poltrona anche dopo la morte

ROMA - Il bisturi non divida ciò che Dio ha unito. Non basterà il silenzio assenso per espiantare la poltrona dalla salma di un ex-diccì, anzi, potrà portarsela nella tomba. Questo è il senso dell'emendamento Mastella, che sta raccogliendo ampi favori, e non solo nell'ex partito di Francesco Cossiga. La proposta di legge avanzata dalla sinistra voleva assicurare un tempestivo trapianto di organi istituzionali, come già succede nei paesi europei più avanzati. In caso di decesso di un politico, la sua carica e relative prebende sarebbero potute essere asportate e trapiantate su un altro individuo più sano ed efficiente. Ma l'Udr ha subito sollevato una delicata questione etica: con quali criteri si può stabilire che l'ex democristiano non ha più bisogno di un organo vitale e intimamente connesso al suo corpo come la sua poltrona? Non basta certo l'encefalogramma piatto, sintomo che in passato non ha impedito a numerosi ministri scudocrociati di occupare saldamente poltrone di riguardo per interi decenni. L'emendamento Mastella prevede una sola eccezione: qualora l'ex-diccì abbia lasciato esplicita autorizzazione a trasmettere la sua poltrona a un compagno di corrente, si potrà procedere alla poltronotomia. In senso opposto sembra andare un'altra modifica alla legge chiesta dai popolari, con la quale si legittimerebbe la profanazione delle tombe dei notabili diccì per amputare ai cadaveri le sacche di voti di scambio ancora utilizzabili.


Strazianti conseguenze del divorzio al governo
A D'Alema la custodia dei ministri Udr
Cossiga li vedrà solo nei fine settimana


ROMA - «Vogliamo stare con papà Massimo»: poche parole, ma di quelle che spezzano il cuore di una madre. Così Carlo Scognamiglio, Gianguido Folloni e Salvatore Cardinale hanno deciso di lasciare solo Francesco Cossiga e di rimanere nella confortevole residenza di Palazzo Chigi insieme al papà adottivo. E il giudice ha dato loro ragione, affidandone la custodia proprio a D'Alema: «Bisogna pensare al bene dei ragazzi. Il Presidente del Consiglio non brilla per calore umano, ma può dargli pasti regolari sostanziosi, un lavoro e una vita sociale sicuramente più intensa. Francesco Cossiga potrà vederli tutti i weekend, portarli al parco o al cinema, ma la domenica sera entro mezzanotte dovrà riconsegnarli al tutore». Amare lacrime per Francesco Cossiga, che per sistemare Carlino, Giangi e Tore aveva fatto di tutto: prima aveva costruito per loro l'Udr, un partito minuscolo ma accogliente, poi aveva accettato perfino la convivenza con un uomo molto più giovane e dal carattere difficile come Massimo D'Alema. L'uomo si era subito affezionato ai tre bebè intraprendenti e affamatissimi, e aveva conquistato il loro affetto regalandogli un ministero ciascuno in cui sistemare il seggiolone e i peluches. Ma il ménage ha presto mostrato la corda. A far scoppiare la miccia, le piazzate di una vecchia fiamma di D'Alema non rassegnata, Romano Prodi. Finché Cossiga, noto per la sua forte emotività, ha minacciato di sottrarre al partner la custodia dei piccoli ministri, con i tristi risultati che conosciamo. Ora, per avere con sé i bambini per più di due giorni l'ex capo dello Stato, che si è già iscritto al Movimento Padrini Separati, dovrà aspettare l'estate. «Li porterò con me in Sudamerica per un mese - singhiozza -, ho già prenotato un piccolo governo tutto per noi».

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