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  1999
Kosovo di Pasqua: dal Golgota un grido di protesta
Gesù Cristo: «Con tutti questi morti
non mi si nota più»


GERUSALEMMEConcorrenza sleale: un'accusa pesante che diventa pesantissima se a lanciarla è l'uomo simbolo del Venerdì Santo, il famoso Gesù Cristo, irritato contro le pulizie etniche di Pasqua ordinate da Slobodan Milosevic. Il suo timore è che molti cristiani quest'anno dimentichino di commemorare la sua morte: «E li capisco pure - osserva il Crocefisso -. Con quel tizio che nel Kosovo di poveri cristi ne ammazza migliaia al giorno, chi volete che faccia a caso a me, che sono morto duemila anni fa, e solo per tre giorni?» L'indifferenza ha contagiato perfino gli insospettabili. «Cosa pretende, quello lì? - dice suor Bernadetta del Rosario, che per la prima volta diserterà le funzioni pasquali - Gli è andata anche troppo bene. Ponzio Pilato si è limitato ad ammazzare lui, non gli ha bruciato la casa e violentato la madre». Profondamente toccato dall'emergenza profughi, perfino Giuda Iscariota verrà meno alla tradizionale fama di mascalzone. Stasera infatti venderà Gesù per sessanta denari: «Metà li tengo per me - spiega -, metà li verso nel conto corrente per i bambini del Kosovo».


Un altro amaro calice per Milosevic
Dopo il Montenegro si ribella anche il Fernet

BELGRADO -«Sopra tutto, Fernet Branko»: con questo motto, che inneggia al mitico eroe dell'indipendenza fernettina, la piccola repubblica serba a maggioranza sbronza ha proclamato l'indipendenza. Il Fernet ha così seguito le orme della regione sorella, il Montenegro, che ha approfittato dell'ultima drammatica crisi balcanica per separarsi da Belgrado e dichiararsi stato autonomo con capitale Cinquantagrado. Un'insurrezione che si distillava da tempo, acutizzata dall'atteggiamento prevaricatore di Slobodan Milosevic: alle cene ufficiali nella residenza del premier serbo Montenegro e Fernet venivano ammessi solo dopo il dessert, ed erano tenuti in minor conto del Kosovo, uno scadente marsala all'uovo di origine albanese. Ora alla Jugoslavia sono rimaste le regioni di Jaegermeister e di Slivovitz, ma sono finiti i salatini. Le due nuove repubbliche sono decise a difendersi con ogni mezzo: il Montenegro può contare una flotta di alianti appena riparati, il Fernet possiede un temibile arsenale di rutti terra-aria in grado di abbattere decine di Cruise. Sembra improbabile un intervento della Nato, almeno finché ai missili intelligenti non verranno affiancati anche missili astemi. Il mediatore Onu, l'americano Jack Daniels, è partito in missione per invitare le parti a una conferenza di pace da tenersi a Brindisi. «Sono ottimista - ha dichiarato ai giornalisti - per me il bicchiere è sempre mezzo pieno».


Benigni e maligni nella notte delle stelle
Oscar a Giuliano Ferrara
per il Miglior Ciccione Invidioso


HOLLYWOOD -Niente suspence al Dorothy Chandler Pavillion. Quando è stata aperta la busta che conteneva il nome del vincitore dell'Oscar nella categoria Ciccioni Invidiosi, tutti sapevano già chi era il prescelto: Giuliano Ferrara, il direttore del Foglio, autore di una colossale campagna di denigrazione contro Roberto Benigni e »La vita è bella». Un'opera che gli ha guadagnato ben ventiquattro nomination: Miglior Ciccione Invidioso, Miglior Sgabello Invidioso di Berlusconi, Miglior Ottuso Invidioso Con Stipendio Miliardario, Miglior Invidioso Scoppio di Bile, e molte altre irriferibili in questa sede. Ferrara, assediato da un folto pubblico (gli spettatori l'avevano scambiato per il Dorothy Chandler Pavillion e tentavano di entrargli nella giacca) è arrivato appena in tempo per ritirare l'ambita statuetta mentre il pubblico si lasciava andare a una »running ovation»: tutti si alzavano e scappavano verso l'uscita. Quindi, bersagliato dai flash dei fotografi delle riviste »Nature» e »Fat And Bad» (gli unici rimasti), l'ex ministro per i Rapporti col Parlamento ha pronunciato un lungo, commosso discorso: »Colgo l'occasione - ha esordito con le lacrime agli occhi - per dare dello stronzo leccaculo a Roberto Benigni, della testa di cazzo a Nicoletta Braschi e del coglione a tutti quelli che hanno visto quella merda di film».

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