Anche in guerra c'è posto per i sentimenti
Bomba abbandonata ad Ancona torna dal padrone in Kansas!
KANSAS CITY - Ha volato per migliaia e migliaia di chilometri, spinta solo
dall'istinto e dalla nostalgia, dalle profondità dell'Adriatico alla quiete
di un quartiere residenziale di Kansas City. Tutto per ritrovare il suo
padrone, David Monahan, il top gun che un mese fa, al ritorno da una
missione in Serbia, l'aveva abbandonata al largo di Ancona. Immaginarsi la
sorpresa del pilota nel vedere l'ordigno che credeva disperso per sempre
agitare festosamente la spoletta sotto la veranda di casa sua. «Sapevo che
era intelligente - ha dichiarato Monahan, dal reparto Grandi Ustionati del
General Hospital cittadino -, ma non la credevo così affettuosa. Anzi,
pensavo che in mare, insieme a tante sue sorelle, si sarebbe dimenticata
subito di me e non avrebbe sentito la mia mancanza. Non potevo portarla con
me, mia moglie era contraria ad avere in casa armi di grossa taglia». I
Monahan infatti possiedono solo un piccolo bazooka da compagnia, con cui
l'ordigno venuto dal mare sta già facendo amicizia. I suoi produttori
garantiscono che non si tratta di una bomba aggressiva e che è stata
addestrata solo alla difesa dalla minaccia comunista. Ma secondo il
veterinario del quartiere, per evitare guai sarebbe meglio disinnescarla
prima che vada di nuovo in calore. «So che è contro natura - spiega il
medico -, e che l'operazione le toglierà quel carattere esplosivo. Ma è
l'unico modo per togliergli la voglia di scavare crateri in giardino e fare
a pezzi i vicini».
Calciomercato in fermento
La Ethnic Cleansing Kosovo compra gli ultrà della Salernitana
PRISTINA - Il mister Arkan non ha sentito ragioni: la prossima stagione i
tifosi della Salernitana giocheranno a Pristina. A convincere l'allenatore
più tignoso dei Balcani è stata la straordinaria prestazione dei campani
nell'ultima domenica di campionato, sul treno che li riportava a casa.
«Quelli sì che sono ragazzi fantastici - ha commentato Arkan in estasi -.
Che coraggio, che fantasia. Se sono capaci di bruciare vivi tre
concittadini inermi, per di più tifosi della stessa squadra, chissà cosa
saranno capaci di fare con gente di etnia diversa». Un primo gruppo di
salernitani, Ciccillo 'O Picciafuoco, Ninì Benzina e Sasà Nerone, si
starebbe già allenando in territorio serbo: avrebbero già appiccato il
fuoco al pullman su cui viaggiavano insieme alla squadra, ai letti dei
compagni nell'hotel e alla collezione di arti umani amputati ai kosovari da
cui Arkan non si separa mai. Tanto entusiasmo sta suscitando gelosie fra
gli atleti di casa. «Ormai il mister ci accusa di essere tutto fumo e
niente arrosto - commenta tristemente un cetnico -. Proprio noi, che in
Bosnia abbiamo letteralmente spopolato».
Tempi duri per le giovani reclute del terrorismo
Le nuove Brigate Rosse lavorano solo in nero
ROMA - Contratti di carta straccia, paghe da fame, i proiettili andati a vuoto trattenuti sul salario. Il quadro del nuovo terrorismo che va emergendo prime indagini dopo l'assassinio di Massimo D'Antona è ben diverso da quello delle Brigate Rosse anni Settanta. Anzi, i nuovi gruppi di fuoco sembrano aver imparato la lezione neoliberista molto meglio delle imprese, e la applicano al proprio interno con estrema spregiudicatezza, approfittando dei tanti ragazzi senza lavoro disposti a credere all'utopia rivoluzionaria di essere assunti, prima o poi, con un contratto regolare. Pura illusione. E' noto che le Br, nate come impresa familiare che prosperava sul lavoro nero e sullo sfruttamento minorile, in trent'anni di attività non hanno mai emesso una fattura né uno scontrino (i volantini fatti trovare nei cestini della spazzatura non hanno alcun valore ai fini fiscali). Per questo molte vittime del terrorismo, prive delle pezze d'appoggio necessarie, non hanno potuto scaricare dalla dichiarazione dei redditi le spese del funerale né ottenere i rimborsi delle cure mediche. Anche nella gestione del loro ricco patrimonio immobiliare gli uomini della Stella a cinque punte non sono mai andati troppo per il sottile. Clamoroso il caso di Aldo Moro, che dovette pagare come subaffitto la permanenza nella prigione di via Gradoli, una stanzetta senza bagno né uso di cucina. Proprio il timore da parte delle Br di essere smascherati dalla Finanza come evasori totali potrebbe essere alla base dell'omicidio del consulente del Ministro del Lavoro. »D'Antona - spiega uno degli inquirenti - si batteva per far emergere il lavoro sommerso. Se tutti i brigatisti avessero chiesto l'assunzione regolare o preteso il pagamento dei contributi, le Brigate Rosse avrebbero dovuto chiudere o o trasferire l'attività in Brasile».
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