Heider, Heider, le SS ti fanno ciao: prime novità nell'Austria neonazi
«Sporca nera, ti facciamo a fette»: fugge da Vienna la torta Sacher
VIENNA - C'era nata, lei, a Vienna, più di un secolo fa. E con quella pelle color cioccolato aveva conquistato la felix Austria del valzer e delle cento etnie, fino a diventarne il simbolo più amato e conosciuto nel mondo. La splendida avventura della torta Sacher è finita in una livida mattina
d'autunno, nella nuova Austria che ha premiato con valanghe di voti Joerg Heider e i suoi liberali in camicia bruna. Ieri un gruppo di picchiatori ha fatto irruzione nell'Hotel Sacher, storica residenza dell'anziano dolce, e lo ha trascinato brutalmente in strada. Qui l'anziana torta è stata malmenata e minacciata di morte: «Vattene, nera di merda - hanno intimato gli energumeni -, per te qui non c'è più posto». Inutilmente la Sacher ha mostrato i suoi documenti di austriaca purosangue e le decorazioni ricevute da Francesco Giuseppe in persona. Le belve non hanno sentito ragione, e l'hanno lasciata sul marciapiede, fra brandelli di glassa e chiazze di ripieno. I pasticcieri del Sacher le hanno prestato i primi soccorsi, tentando di consolarla: «In un secolo ne abbiamo viste tante, signora - ha detto il direttore dell'Hotel -, il crollo dell'Impero, l'Anschluss, il dopoguerra. Vedrà, passerà anche questa bufera». L'uomo, per evitarle altre aggressioni, ha suggerito alla torta di ricoprirsi di cioccolato bianco, e per sicurezza anche di candida panna montata. Ma la Sacher, con grande dignità, ha deciso di fare le valigie e di espatriare: non c'è paese, dall'Australia al Messico, che non sarebbe onorato di accoglierla. Informato dell'accaduto, Joerg Heider non si è scomposto: «La Sacher ha sempre tramato contro il fegato degli austriaci, e continua ad attirare nel nostro paese stranieri d'ogni razza, che vengono per conoscerla e poi decidono di fermarsi qui». La fuga della Sacher ha però suscitato viva emozione fra i dolci austriaci. Lo strudel ha lanciato una petizione in difesa della collega perseguitata, e i krapfen di tutto il mondo, in segno di protesta, da domani si riempiranno di senape piccante.
Centrobyl: dopo Tokaimura, nuovo incubo nucleare
Guasto al congresso dei Popolari, nube radioattiva su Rimini
RIMINI - Il Nord Adriatico in quarantena, migliaia di riminesi costretti a barricarsi in casa, gestanti che rischiano di mettere al mondo bambini con la faccia di Mino Martinazzoli. Solo oggi appaiono in tutta la loro enormità le conseguenze dell'incidente occorso durante la fissione del nuovo segretario del Partito Popolare, avvenuta sabato notte in un apposito stabilimento nei pressi di Rimini. I primi a intuire il disastro sono stati proprio i Popolari che, fedeli alla propria tradizione di trasparenza e di correttezza, hanno chiuso immediatamente il congresso e se la sono svignata alla chetichella senza avvertire le autorità del pericolo. Il sindaco di Rimini è costernato: «Ci avevano assicurato che la Dc era già stata scissa da tempo e non c'era più rischio di dispersione di particelle di democristonio, i famigerati centroni. I nostri esperti avevano eseguito ulteriori rilevamenti sul Ppi, confermando che si trattava ormai di un partito del tutto inerte e privo di energia». Nessuno poteva immaginare che sotto quel guscio ribollissero ancora correnti e veleni. A farne le spese sono stati i lavoratori di un'impresa di pulizie che domenica mattina sono entrati ignari di tutto nella sede del congresso, ingombra di montagne di pattume. Uno dei netturbini ha raccolto da terra un pacco di fogli, senza sapere che si trattava dell'intervento di Enrico Franceschini. «E' stato orribile - racconta un compagno -, si è messo a gridare e a strapparsi i vestiti di dosso e poi si è sbranato a mani nude accusandosi di essere Franco Marini. Siamo fuggiti a gambe levate». Ma ormai era troppo tardi. Nei quartieri circostanti molta gente si era svegliata scoprendo di parlare solo con un pesante accento irpino. Altri hanno dovuto ricorrere a cure mediche per placare una rabbiosa fame di poltrone che licostringeva ad addentare il mobilio di casa. Ma cos'è accaduto veramente nella notte di sabato? Gli esperti collegano l'accaduto alle profonde fratture emerse nel corso delle assise popolari. «Considerate le dimensioni del Ppi - spiega uno scienziato del Cnr -, dividerlo è come dividere l'atomo. Per scongiurare il rischio di contaminazione le scorie dello Scudo Crociato dopo lo smantellamento andavano interrate ad almeno cinquecento metri di profondità».
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