C'era una volt: tragica fine di una giovane azionista
Folgorata Cenerentola sospettata una fata Enel
MILANO - Da piccola risparmiatrice a principessa della Borsa, con un colpo di bacchetta magica. Ma la sua favola è finita con una scossa a migliaia di volt. Povera Cenerentola, non ha nemmeno avuto il tempo di pentirsi di non aver evocato, come al solito, la vecchia fata madrina, ma una delle giovanissime e spregiudicate fatine Enel. L'inesperto spiritello, invece di trasformarla in una fortunata speculatrice, l'ha investita con la corrente, fulminandola all'istante. Anche Pinocchio, un altro aspirante azionista, ha rischiato di fare la stessa fine della collega, ma si è salvato grazie alla sua struttura in legno e ora è tornato fra le braccia della Fata dai Capelli Turchini. Pinocchio e Cenerentola non sono gli unici protagonisti delle fiabe a lasciata ingannare dalla suggestiva e martellante campagna pubblicitaria per l'acquisto delle azioni Enel. Nella fila per accaparrarsi le quote, nei giorni scorsi sono stati visti Biancaneve e i sette nani, Haensel e Gretel, mentre la Bella Addormentata, sempre prudente, ha preferito tenere i risparmi sotto il materasso
Da un papiro del Mar Morto, uno schiaffo alla scuola privata
Gesù andava
alla scuola pubblica!
ANTIOCHIA - Il fronte cattolico per la parità scolastica dovrà fare a meno del suo testimonial più autorevole. Da un manoscritto rinvenuto nella celebre grotta di Qumran, e tradotto solo ora, emerge un'inaspettata verità: Dio volle che suo figlio Gesù frequentasse solo le scuole pubbliche, dall'asilo alle superiori, nonostante Nazaret pullulasse di istituti privati, fra cui un rinomato collegio di Salesiani. Una scelta che stupisce, allora come oggi: in fondo l'Altissimo aveva un solo figlio, e per Lui le alte rette delle scuole confessionali non dovevano essere un problema. Va detto che le scuole statali della Palestina del I secolo erano gestite dai Romani, con programmi tutt'altro che leggeri: latino fin dalle elementari, etrusco parlato e scritto con insegnanti madrelingua, ingegneria edile con esercitazioni pratiche (costruzione di acquedotti, teatri e terme). Benché non fosse prevista un'ora di religione, nelle aule spesso capitava di vedere un crocifisso, altre volte un decapitato o un impalato, a seconda dell'infrazione commessa dall'alunno e della sentenza del preside. Né Maria né Giuseppe fecero pressioni per mandare il piccolo Gesù a una scuola privata: "E' già abbastanza strano di suo - avrebbe detto alla moglie l'anziano falegname, secondo il manoscritto -, se poi studia dai preti si rimbambisce del tutto. Guarda il Giuda Iscariota, che va dai Gesuiti: è un bigotto ipocrita che non combinerà mai niente di buono".
Tasti delicati: drammatica vigilia al nuovo programma di Fazio
Rai, suicida il pianoforte che doveva accompagnare Berlusconi
MILANO - Si era dato malato, aveva presentato un certificato firmato dall'accordatore, aveva detto di dover partire subito per Lipsia al capezzale un clavicembalo suo parente. Ma i funzionari Rai gli avevano detto sempre no: sarebbe stato proprio lui, un orgoglioso Steinway settantenne in ebano massiccio, ad accompagnare l'esibizione di Silvio Berlusconi, il clou della puntata inaugurale de «L' Ultimo Valzer», il nuovo show della coppia Fazio-Baglioni. La sua integrità teutonica non ha retto: la scorsa notte il pianoforte si è tagliato tutte le corde con una lametta, poi, per essere sicuro di farla finita, ha preso la rincorsa con le rotelle dei piedini e si è lanciato a peso morto lungo una rampa di scale nella sede di Corso Sempione. Quando stamattina le donne delle pulizie l'hanno trovato, non c'era più nulla da fare. Solo pochi amici conoscevano il suo tormento segreto: "Non voleva saperne di suonare per Berlusconi - racconta una viola che lo frequentava -, e aveva un diavolo per martelletto. Temeva che un domani lo avrebbero costretto a esibirsi con Totò Riina e con Pinochet". Una suscettibilità comprensibile per un'onorata tastiera che aveva conosciuto il magistrale tocco di Glenn Gould e i virtuosismi di Benedetti Michelangeli e spalleggiato valorosamente gli acuti della Tebaldi. "Io zono inztrumento musikale - ha lasciato scritto in un ultimo, accorato messaggio -, non inztrumento ti potere. Nessuno potrà mai kostrincere me a zuonare per nano kantante ti krociera mit più affisi ti caranzia ke kapelli. Per akkompagnare lui non zerve pianoforte, basta karabiniere".
Oh mamma mi ci vuol la Finanziaria: il premier tratta coi partner di governo
D'Alema: "Ottima questa merda, potrei avere anche un calcio nelle palle?"
ROMA - Ormai vengono a vederlo anche dall'estero. I fachiri indiani lo additano come esempio di insensibilità al dolore e alle vessazioni più crudeli. Un pool di biologi americani ha chiesto di poter studiare il suo sistema neurovegetativo per scoprire la fonte di una simile capacità di sopportare affronti insostenibili un normale essere umano. Massimo D'Alema si avvia a diventare l'ultimo prodigio del millennio, ma non si scompone e prosegue imperterrito nella sua esplorazione delle frontiere della sofferenza. Il suo segreto? La meditazione quotidiana sulla legge Finanziaria per il Duemila, e la ripetizione continua del mantra: "Om Schroeder padme Blair". Una pratica ascetica che lo rende ogni giorno più stoico. Ieri si è inflitto un colloquio con Francesco Cossiga rifiutando di indossare il respiratore, e ha trangugiato col sorriso sulle labbra una ciotola di escrementi umani offertagli dal suo aguzzino in cambio di due mesi di tregua per il governo. Oggi incontrerà Enrico Boselli e accetterà di baciare un calzino sudato appartenuto a Bettino Craxi, poi porgerà gli inguini nudi ai calci di Clemente Mastella. Non si sa a cosa potrà arrivare D'Alema entro la metà di novembre, quando la Finanziaria verrà discussa in Parlamento, sempreché ci arrivi vivo. I medici hanno espresso una certa preoccupazione: "Quando la legge di programmazione economica verrà licenziata, gli verrà meno di colpo la sua stampella spirituale e avrà un soprassalto di coscienza. Purtroppo si renderà conto degli abissi di degradazione in cui è sceso: leggerà la ripugnante lettera d'amore che ha scritto a Cossiga, apprenderà di aver aperto le porte al ritorno di Craxi, D'Alemasi renderà conto di aver distrutto il consenso intorno al suo partito. La scoperta potrebbe essergli fatale»
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