Fottomodelle: allevatori nel panico dopo la denuncia della Bbc
Verranno macellate migliaia di indossatrici!
MILANO - Aspettavano solo una buona occasione per vendicare l'onore del bestiame inglese. E così, dopo aver sacrificato intere stalle dopo lo scandalo della mucca pazza, i sudditi di Sua Maestà hanno deciso di lanciare l'allarme sul «morbo della modella marcia» che infesterebbe le passerelle milanesi. Stilisti ed agenti continuano a ripetere che si servono solo di esemplari sani e conformi alle norme di legge, ma da Bruxelles sarebbe in arrivo un diktat europeo che imporrà misure di sicurezza drastiche e spietate. Gli allevatori di modelle potrebbero essere costretti ad abbattere centinaia e centinaia di ragazze adulterate. «Povere bestie, sembra che capiscano cosa le aspetta - lamenta, commosso, un «driver», un ragazzo che si guadagna da vivere conducendo le modelle al pascolo e guidandole nelle transumanze fra una passerella e l'altra -. Oggi le ho lasciate mangiare un po' di più, e si sono insospettite. No, io le ho sempre trattate bene. Non le ho mai drogate per farle stare in piedi, e non le ho mai fatte accoppiare a pagamento con maschi non controllati. Infatti, se le guarda, hanno l'occhio vispo e il garretto sodo. Mi vien da piangere se penso che forse domani dovrò eliminarle». La colpa sarebbe di certe agenzie meno scrupolose che hanno importato modelle da paesi
sottosviluppati, bestie troppo giovani e fragili svendute come animali da carne ad acquirenti di bocca buona. Il filmato della Bbc ha mostrato alcuni di queste disgraziate creature: le gambe ossute e tremanti, gli occhi persi nel vuoto, i muggiti quasi umani. Contro il «morbo della modella marcia» e in difesa dell'indossatrice di qualità, la Camera della moda italiana propone l'istituzione di un Consorzio sull'esempio di quelli che proteggono il Parmigiano-Reggiano e il prosciutto di Parma: per essere sicuri che la top model sia sana e non riservi brutte sorprese, bisognerà cercare un marchio impresso a fuoco sulla pianta dei piedi.
L'ego nel pagliaio: dopo il caso Forattini, nuovo sberleffo al premier
Massimo D'Alema querela uno specchio
ROMA - Un incarnato cadaverico, una smorfia antipatica e soprattutto un ridicolo e antiquato paio di baffetti: più che l'immagine di uno statista, un'indecorosa caricatura. Ma è ciò che stamattina Massimo D'Alema si è trovato davanti, entrando in una toilette di palazzo Chigi. Responsabile di questo ennesimo attacco alla figura del Presidente del Consiglio, infatti, è lo specchio del bagno del suo ufficio, contro il quale è partita, puntuale, una querela per diffamazione. «Non posso tollerare di vedermi deformato a quel modo - è sbottato il premier - dopo tutto quello che faccio per il paese. E' un attentato alla mia dignità, e sospetto che dietro ci sia Walter Veltroni. E se invece di me, davanti a quello specchio impudente fossero passati Clinton o Blair? Cos'avrebbero pensato di me, vedendomi sbeffeggiato così?» Il più sorpreso di tutto questo clamore è proprio lo specchio, che sostiene di aver fatto sempre e solo il proprio mestiere, senza farsi appannare da pregiudizi politici. Il suo avvocato, dello studio legale Glassex&Glassex, fa notare che il suo cliente è notoriamente un tipo che si ferma all'apparenza e che riflette solo in superficie, e non gli si possono attribuire intenzioni sovversive. Ma lostaff di D'Alema ha replicato che lo specchio scambia la destra con la sinistra e viceversa, un atteggiamento qualunquistico e irresponsabile alla vigilia di un importante appuntamento elettorale come quello di Bologna. A favore dello specchio, tuttavia, c'è un importante precedente: secoli fa un suo collega troppo sincero fu querelato dalla Matrigna di Biancaneve, ma la querelante fece una bruttissima fine.
Templi supplementari: la moschea di Nazaret fa proseliti
San Giuseppe: «Mi chiamo Yussuf e credo in Allah»
NAZARET - Le preoccupazioni dei cristiani di Nazaret per la costruzione di una moschea proprio davanti alla basilica della Sacra Famiglia erano fondate. A due giorni dalla posa della prima pietra, si registra il primo clamoroso caso di apostasia. San Giuseppe, padre putativo di Gesù e sposo di Maria, ieri al posto della chierica inalberava una vistosa kefiah in puro stile palestinese, e, all'ora della preghiera musulmana, è uscito dalla chiesa e si è inginocchiato verso la Mecca. «Sono duemila anni che il Cristianesimo mi fa fare la figura del pirla - ha dichiarato, fra lo stupore dei pellegrini -. Ho dovuto mantenere per trent'anni un figlio non mio, non ho mai potuto dormire con mia moglie e per i fedeli lei conta molto più di me. Solo l'Islam può ridarmi un po' di dignità. In virtù della legge coranica che consente la poligamia, potrò contrarre un secondo matrimonio ed avere una vita normale». La Madonna finora ha reagito con un secco «no comment», e si confida solo con Hillary Clinton, una collega con una certa esperienza in fatto di mariti indisciplinati. Una vera catastrofe per la comunità cristiana, a pochi giorni dal Natale, dal Giubileo e dalla visita del Papa ai luoghi santi. Dalla basilica di Nazaret per ora sono in programma iniziative che si spera indispettiscano gli indesiderati dirimpettai: grigliate di salsicce e costolette sul sagrato, lettura ad alta voce dei «Versetti satanici» di Salman Rushdie, proiezioni no-stop del film «Brancaleone alle Crociate».
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