Pinoscenità/1 Pensaci ora: è meglio della pensione integrativa
Vuoi un futuro sereno? Fai un colpo di Stato!
SANTIAGO DEL CILE - Lui ce l'ha fatta. Augusto Pinochet, pensionato cileno, a un'età in cui tutt'al più si scaldano le panchine al parco o si vegeta davanti alla tivù, gira il mondo in aereo e può contare sull'assistenza medica di lussuose cliniche inglesi. E come lui ce l'hanno fatta Alfredo Stroessner, Raul Cedras, Idi Amin Dada e perfino Saddam Hussein. Il loro segreto? Hanno capito al momento giusto che il miglior investimento per la vecchiaia è fare un colpo di Stato verso i quarant'anni. Un affare che non
solo assicura un miglioramento immediato delle condizioni di vita (Pinochet, oscuro ufficiale dell'esercito cileno divenne in una notte autocrate dai poteri illimitati), ma promette una terza età dorata e protetta dalle autorità internazionali. «Avevo un gruzzoletto da parte - racconta oggi Pinochet -, e il mio consulente finanziario mi suggeriva di comprare valuta pregiata o lingotti d'oro. Io invece ho dato retta ad alcuni amici americani, e ho acquistato armi e squadroni della morte. Poi, insieme ad alcuni camerati entusiasti, ho fatto il colpaccio». Certo, il golpe è un investimento che va ponderato oculatamente: il vero profitto si ottiene solo se si rovescia un governo di sinistra, e comunque il golpista non può permettersi di dormire sugli allori. Bisogna perseguitare, torturare e uccidere il maggior numero di persone possibile. «Se avessi assassinato solo il mio vicino di casa - confida Pinochet - oggi sarei un vecchietto spiantato. Invece ho fatto trucidare migliaia di persone, e non solo il Papa mi ha dato la mano da baciare, ma il governo inglese si preoccupa della mia salute. E ora, vorrei dare un consiglio ai tanti padri di famiglia italiani che massacrano i loro congiunti. Perché sprecare il vostro spirito imprenditoriale fra le quattro mura domestiche? Prima, fate fuori un po' di politici di sinistra e insediatevi al governo. Poi ci penserà la vostra polizia a eliminare chi vi dà fastidio».
Pinoscenità/2 Un magistrato farà fuoco e fiamme pur di processarlo
Il giudice Belzebù: «Estradate Pinochet»
INFERNO - Augusto Pinochet non sarà processato in Cile. L'impronta infuocata di un piede caprino sigla una richiesta di estradizione che le autorità cilene faticheranno ad ignorare. Il presidente della Corte Suprema dell'Inferno, il dottor Belzebù, vuole interrogare Augusto Pinochet al più presto. L'età e gli svariati acciacchi che i legali dell'ex dittatore hanno addotto per strapparlo alla giustizia spagnola non serviranno a ritardare l'incontro fatale. «Anzi - fa sapere il magistrato oltretombale -, più è
vecchio e peggio sta, più breve sarà la mia attesa. Appena l'imputato mette piede fuori da questo mondo, scatteranno le manette». Sono già pronte migliaia di lettere di convocazione per il Paradiso, dove attualmente risiedono Salvador Allende e le vittime della repressione di Pinochet, che finalmente potranno testimoniare contro di lui. Secondo Belzebù, il tribunale dell'aldilà è il solo autorizzato a processare Pinochet. «Di voi vivi non ci si può fidare. Cosa rischia l'imputato se sarà condannato da un giudice cileno? Al massimo, di morire nel suo letto, agli arresti domiciliari, tranquillo come un bebè. Qui almeno possiamo contare sulla certezza della pena, e quando sulla sentenza c'è scritto "fuoco eterno" non
c'è buona condotta che tenga. Al massimo Pinochet potrà avvalersi dei benefici della legge Aguzzini, una normativa infernale per i condannati alla pece bollente che gli concede di sgranchirsi le gambe per un minuto ogni millennio nella Palude Stigia».
Pinoscenità/3 Il magistrato spagnolo non si arrende
L'ultima speranza per Garzòn: «Farò ricorso a Carràmba che fortuna»
MADRID - Dove Jack Straw ha fallito, potrebbe riuscire Raffaella Carrà, la massima esperta internazionale di ricongiungimenti fra Sudamerica e Vecchio Continente. Il giudice Baltasàr Garzòn, davanti al quale Augusto Pinochet avrebbe dovuto comparire per rispondere all'accusa di crimini contro
l'umanità, ha scritto una commovente lettera alla Raffa nazionale, e il suo caso potrebbe diventare il piatto forte della prossima edizione di «Carràmba che fortuna». «La grande soubrette si è mostrata molto più sensibile di Straw - ha dichiarato Garzòn -. Certo, ho dovuto raccontare che Pinochet è un mio vecchio prozio che ha lasciato la Spagna in fasce, il che mi fa un po' schifo. Ma è vero che qui ci sono un sacco di parenti ansiosi di rivederlo: i parenti degli spagnoli che ha fatto ammazzare». Il braccio di «Carràmba», superiore per efficienza e infallibilità a quello dell'Interpol e libero dagli impacci del diritto internazionale, è diventato l'ultima speranza per riacciuffare i genocidi. «E' malmesso e
moribondo, Pinochet? - si è informata Raffaella - Che tenerezza. In tivù farà un effettone. Ma se prova a farmi sparire qualcuno dei miei boys, giuro che lo squarto».
Meglio un ovulo oggi: parla la donna che partorirà il figlio dell'amica
«Ho affittato il mio utero, ma solo uso foresteria»
ROMA - «Il contratto parla chiaro: nove mesi non rinnovabili». E' sicura del fatto suo «Giulietta», la co-protagonista della vicenda choc che ha riacceso le polemiche sulla fecondazione artificiale. Oggetto della contesa, il minuscolo monolocale con servizi che la signora possiede nel bacino. «Sì, è piccolo e un po' buio - spiega -, ma è in ottimo stato e ha tutti i comfort: riscaldamento autonomo, moquette dappertutto, servizio pasti a domicilio. Attualmente è sfitto, ma non ho intenzione di venderlo: sa, ci è cresciuto mio figlio e per me ha un grande valore affettivo. Pensavo di tenerlo per quando si sposerà, ma forse allora preferirà quello della sua fidanzata». Si sa che gli appartamenti disabitati si degradano
molto prima, e così la donna ha deciso di cedere l'utero in locazione, no extracomunitari né studenti. L'embrione della sua migliore amica era in cerca di un alloggio temporaneo, e così l'affare è stato concluso. Ma «Giulietta» ha preso le sue precauzioni, stipulando un contratto uso foresteria. «Si sa come vanno queste cose: uno dice che si ferma un tot, poi non riesci più a schiodartelo di torno. Noi invece abbiamo fatto patti chiari: dopo nove mesi scatta lo sfratto. Se il feto decide di nascere di sei mesi, deve pagarmi le ultime tre mensilità». Nel frettempo, il piccolo inquilino non potrà apportare modifiche al locale, né scalciare nelle ore notturne. L'Unione Piccoli Proprietari si è schierata dalla parte di
«Giulietta» contro gli attacchi del ministro Bindi: «La proprietà è sacrosanta. Piuttosto, se vuole risolvere la crisi degli alloggi prenatali, il governo pensi a costruire uteri popolari».
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