Usa: il candidato democratico non smentisce la sua fede ecologista
Al Gore: «Basta con le sedie elettriche, le voglio a energia solare»
WASHINGTON - Addomesticare i propri ideali per andare incontro agli umori più meschini dell'elettorato? Giammai. Al Gore, il vice di Bill Clinton e da ieri candidato democratico alla Presidenza, sfida l'America benpensante con una proposta ultra-liberal: fermare per sempre la sedia elettrica. «E'uno spreco di energia - ha detto Gore, da sempre noto per la sua sensibilità ai problemi ecologici -, senza contare i fumi tossici e maleodoranti emessi dal corpo del condannato durante l'esecuzione. Per ripulire l'America dai delinquenti non dobbiamo sporcare l'ambiente. Se verrò eletto, farò in modo che le sedie elettriche vengano alimentate da appositi pannelli solari collocati sul tetto delle prigioni di massima sicurezza». Secondo uno studio commissionato da Gore, la sedia solare ottiene gli stessi risultati di quella elettrica, seppure con tempi più lunghi. Invece di essere fritto con violente scariche a migliaia di volt, il condannato viene cotto lentamente, come in una pentola di coccio,
conservando intatti sapore e consistenza e senza dispersione di cattivi odori. In più, il cadavere conserva la sua identità etnica, perché il calore più dolce non altera il colore della pelle. «La sedia solare è un sistema molto più sano, dietetico e politicamente corretto - ha sottolineato l'aspirante presidente -. Lo so, molti americani vanno pazzi per quella crosticina bruna e croccante che ricopre il cadavere del giustiziato con la sedia elettrica. Ma è ora di fare un passo verso la civiltà». George Bush jr., l'agguerrito rivale repubblicano di Gore, intende salvaguardare la tradizione: «Difenderò il diritto degli americani ad avere condannati ben cotti. Anzi, se verrò eletto, obbligherò i loro familiari ad offrire il contorno di patatine».
ULTIM'ORA Primarie americane, tutto da rifare: don Antonio non ha ancora deciso
Bassolino: «Non escludo di candidarmi anche alla Casa Bianca»
NAPOLI - Non è solo l'Ulivo a dover fare i conti con i tentennamenti dell'Amleto del Vesuvio. Ora sono nei guai anche i democratici americani che nel Supertuesday credevano di aver finalmente trovato il loro candidato per la prossima corsa alla Casa Bianca. Antonio Bassolino ha fatto sapere che, oltre alla possibilità di candidarsi alla presidenza della Regione Campania, non ha del tutto abbandonato il progetto di correre nelle elezioni presidenziali Usa. «Non ho ancora deciso - dice il sindaco di Napoli - e, per piacere, non mettetemi fretta che se no faccio 'na pazzia e mi candido pure in Spagna, in India e nel Perù». Il Partito Democratico americano, appresa la notizia, è stato costretto a ritirare la candidatura
di Al Gore, e perfino Bill Clinton si è scusato con il suo sfortunato vice: «Ci dispiace, Al. Ma sai, se c'è la possibilità di schierare Antonio Bassolino, è tuo dovere farti da parte. Con lui si vince, sempre, comunque e dovunque». L'annuncio di Bassolino ha riacceso le polemiche con i Popolari, che per la Casa Bianca avevano proposto Gerardo Bianco, per evidenti motivi cromatici. Per ricomporre la frattura, i Popolari potrebbero chiedere all'Ulivo di candidare Al Gore alla Regione Campania e l'assessore comunale Fefé Caccavella alla vicepresidenza Usa, sempreché Bassolino non abbia intenzione di correre anche per quella carica.
Discoteche chiuse alle tre? Non servirà a nulla
I cervelli dei teenager chiudono a mezzanotte
ROMA - L'intenzione è buona, ma i risultati non ci saranno. La proposta di legge del ministro Bianco, che anticiperà alle tre la chiusura delle discoteche, obbligandole a interrompere fin dall'una la vendita di alcoolici e la musica techno ad alto volume, non basterà a ridurre l'ecatombe di teenager all'uscita dei locali notturni. Il vero problema, fanno osservare alcuni esperti, sono gli orari in vigore nelle scatole craniche degli adolescenti, il cui cervello, nei weekend, interrompe il servizio intorno a mezzanotte, se non addirittura prima. «Finché non convinceremo i ragazzi a tenere il cervello aperto anche la notte del sabato sera - ammette un consulente del Ministero dell'Interno - le stragi continueranno». Purtroppo i giovani esercenti dei locali cranici sembrano del tutto incapaci di modificare consuetudini sclerotizzate nel tempo. Le loro capocce infatti hanno un contratto collettivo molto simile a quello
degli impiegati delle Poste: poche ore lavorative durante la settimana, assoluta inerzia dal venerdì al lunedì, e tendenza ad appendere troppo spesso il cartello «torno subito» mentre il proprietario si concede lunghe sedute di videogames. I cervelli-teen hanno annunciato una strenua resistenza: «Noi abbiamo i nostri ritmi: di notte vogliamo riposare e non farci massacrare da musica, luci psichedeliche e alcoolici. Per questo i nostri proprietari vanno in discoteca solo all'una di notte, quando noi cervelli abbiamo chiuso da un pezzo». «Andare a ballare col mio cervello? - commenta indignato un forzato della techno - Che palle, mi sembrerebbe di uscire con mia nonna. A lui piacciono i libri, la cultura, il cinema, e poi
sta sempre a dirmi attento a questo e a quello, non bere troppo, vai piano, metti il preservativo. Che se ne stia a casa».
Come fermare il famigerato uragano cleptomane?
Mozambico disperato: arriva il ciclone «Arcobaleno»
MAPUTO - Le immagini del satellite ce lo mostrano con la sua caratterista forma «a Tenaglia», mentre si sposta verso il Mozambico, facendo sparire tutto ciò che assomiglia a un aiuto umanitario. Non sono ancora finiti i guai per le sventurate popolazioni africani già flagellati dal ciclone «Arcobaleno». Ora ci si mette anche l'«Arcobaleno», la perturbazione volontaria di origine italiana che ha appena finito di devastare l'Albania. «E' un fenomeno che si presenta all'indomani di sciagure belliche, geologiche o atmosferiche - spiegano al Centro Meteorologico di Maputo -. L'"Arcobaleno" ha la caratteristica di risucchiare in un vortice irresistibile denaro e risorse destinate alle vittime delle calamità, per
trasferirli sul proprio conto corrente o nelle tasche di malavitosi locali. Dove passa lui, non rimangono nemmeno le macerie». Difficile prevenire l'«Arcobaleno»: all'inizio sembra un'entità benefica e soccorrevole, quasi una missione umanitaria, tanto che le sue prime avvisaglie si manifestano sotto forma di tende e ospedali da campo. Poi comincia l'inferno: pioggia incessante di tangenti, ondate altissime di corruzione, fiumi di fango maleodorante che travolgono la fiducia nel prossimo e lo spirito di solidarietà. I mozambicani, per scongiurare la catastrofe, hanno adottato l'unica tattica possibile: ricostruire in tutta fretta le case e gonfiare le guance per sembrare sazi e prosperi. Un contadino osserva: «L'"Arcobaleno" imperversa solo dove vede poveri disgraziati indifesi. Forse così gli faremo credere di essersi sbagliato. E adesso scusi, devo andare, ho un attacco di diarrea. No, non è colera, è che ieri ho mangiato troppo caviale».
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