Sdegno a Rebibbia dopo l'overdose del detenuto porta-croce
Wojtyla spaccia roba tagliata male!
ROMA - Va bene l'oppio dei popoli, ma che almeno sia di buona qualita'. A due giorni dalla visita papale nell'istituto di pena romano, e' grande la delusione fra i carcerati romani che avevano accolto Wojtyla con tanta speranza e fiducia. I primi malumori erano sorti al termine della messa, quando i detenuti, sciolta in bocca la particola ricevuta durante la comunione, non ci hanno trovato dentro ne' una lima ne' una matassa di corda, ne' tantomeno un bigliettino con il segreto per disattivare il sistema d'allarme di Rebibbia. "Sarebbe stato il minimo - brontola un ospite del penitenziario -, dopo tutti i salamelecchi che abbiamo fatto per festeggiarlo. Visto che i suoi amichetti politici battono la fiacca, doveva muoversi lui. Cosa gli costava portarsi dietro un po' di tonache, per farci uscire mimetizzati fra i preti del seguito? Oppure allungare le mani per fregare le chiavi a un secondino? Se il polacco volesse davvero farci uscire di qui, ci sarebbero mille modi. Mica tutti possono permettersi la Madonna di Fatima come avvocato, come quell'Ali' Agca". Ma le lamentele sono diventate un boato rabbioso dopo la morte di Gianfranco Cottarelli, il detenuto che nella celebrazione del rito di domenica aveva commosso l'Italia reggendo sulle spalle la croce al fianco del Papa. La causa, una dose di eroina troppo pura. "Questa e' proprio da bastardi - esplode un compagno di sventura di Cottarelli -. Viene qui a fare il Padreterno, e poi ci sbologna della robaccia assassina. L'avra' trovata durante uno di quei suoi viaggi in Africa o in Sudamerica, dove la droga non costa un cazzo. Povero Gianfra'. Adesso mi spiego perche' quello gli diceva "abbi fede filio, tu andra' in Paradiso". Ma adesso deve stare attento. Certi sgarri a noi ragazzi si pagano, e noi abbiamo molti amici fuori da queste mura". E un altro condannato per spaccio ricorda: "Anch'io una volta ho visto la morte in faccia per colpa di un maledetto pusher slavo vestito di bianco. E, adesso che ci penso, mi ha venduto la dose proprio dalle parti del Vaticano".
Fame di braccia al Nord: industriali e Polo trovano un accordo
"No ai trentamila immigrati,
proveremo con le scimmie ammaestrate"
VICENZA - L'incubo delle orde nere e' scongiurato. Grazie a un franco e costruttivo colloquio fra i rappresentanti delle industrie del Nordest carente di manodopera e i vertici del Polo delle Liberta', ostili a nuovi ingressi di stranieri, si e' finalmente trovata una soluzione. Nelle fabbriche e dei campi del Veneto e del Trentino vedremo all'opera braccia africane, ma un po' piu' lunghe e pelose del solito: quelle di trentamila scimmie antropomorfe. "Gli imprenditori pensavano che gli immigrati costassero meno, visto che ce ne sono tanti - osserva il presidente della Regione Veneto, Alessandro Galan -. Ma poi, a guardar bene, non sono cosi' convenienti: bisogna dargli vitto e alloggio, e magari pure uno stipendio. Gli scimpanze' ci costano solo le spese dell'addestramento, e con qualche casco di banane sono contenti. Quanto alla casa, i nostri parchi offrono alberi a sufficienza, e con pochi spiccioli potremo allestire un servizio di liane di prima accoglienza". L'immigrazione scimmiesca placherebbe i timori dei cittadini su un possibile aumento della criminalita': le questure confermano che sono ancora pochissimi i primati coinvolti in episodi di spaccio, furto e prostituzione. "I nostri elettori - precisa Gianfranco Fini - non vorrebbero mai come vicino di casa un negro, ma aprirebbero la porta con fiducia a uno scimpanze' o a un babbuino, purche' non chieda soldi". Solo la Chiesa ha fatto sentire una voce contraria al progetto-scimmie: "Il loro agnosticismo e l'anarchia in fatto di morale sessuale potrebbe corrompere la gioventu' cattolica - tuonano i vescovi delle diocesi venete -. Abbiamo visionato alcune cassette del National Geographic sulle abitudini degli orangutani, e c'e' da impallidire per la vergogna. Tempo qualche anno, e le nostre le ragazze circoleranno con il sedere nudo dipinto di rosso per segnalare la loro disponibilita' all'accoppiamento".
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