Clamoroso al Monte di Pietà! Asta pegni scaduti: Blu si ritira
ROMA - Battuti ancora una volta. Messi in fuga dai vertiginosi rilanci offerti da colossi come i Martinitt, le Dame di San Vincenzo e la Straccivendoli Uniti, su una partita di calzini di lana usati ma in buono stato. Dopo la figuraccia nella gara per le licenze Umts, nuovo imbarazzante scivolone per il consorzio Blu, e in una competizione che agli osservatori finanziari era apparsa decisamente alla sua portata: l'asta per l'aggiudicazione dei pegni scaduti depositati presso il Monte di Pietà della capitale. Sotto accusa, come nel caso dei telefonini dell'ultima generazione, le titubanze del socio straniero. Che non è British Telecom, come tutti pensavano. «Per un malaugurato equivoco - ammette amareggiato il presidente di Blu, Giancarlo Elia Valori - ci siamo consorziati con
Scottish Telecom. Quelli non tirano fuori un centesimo nemmeno a strozzarli. Ce ne siamo accorti all'asta Umts: quando abbiamo detto agli scozzesi che bisognava aumentare l'offerta, mi hanno suggerito di proporre di lavare i piatti al ministro delle Telecomunicazioni per due anni». Né ci si poteva aspettare maggiore disponibilità da altri membri del consorzio, Immacolata Caltagirone, manicure trentacinquenne di Niscemi, e Mariano Benetton, maestro di sci a San Martino di Castrozza. «Scherzi dell'omonimia - lamenta oggi Valori - e della fretta di costituire Blu. Forse non avremmo
dovuto arruolare i soci attraverso il servizio 12 della Telecom». Dopo la sconfitta Umts, per risollevare le sorti degli azionisti Blu, immediatamente puniti dalla Borsa, il presidente Valori aveva subito iscritto il consorzio fra i concorrenti di gare considerate meno rischiose: le liquidazioni del Tribunale Fallimentare, la vendita degli oggetti abbandonati al deposito bagagli della stazione, e soprattutto l'Asta pegni scaduti al Monte di Pietà. Indumenti, suppellettili, catenine, ombrelli e addirittura qualche vecchio telefonino che avrebbero consentito a Blu di riprendere quota, se non a Piazza Affari, alla Fiera di Senigallia. Perfino Mediaset, appurato che questa volta non c'era la possibilità di tirare un colpo basso al governo, aveva messo a disposizione ben cinquantamila lire. Ma tutto è stato inutile di fronte alle enormi somme messe in gioco da Checco er Rigattiere. E Valori non ha potuto far altro che battere in ritirata. «Peccato, perché avevo adocchiato un frac appena tarmato che mi avrebbe fatto proprio comodo - sospira -. Ma Blu non si arrende. Domani, in una saletta riservata della Mensa dei Poveri, è in programma un vertice dei soci per concordare un'operazione finanziaria di enorme portata: l'acquisto collettivo di un biglietto della Lotteria Italia. Se ci sta anche Italgas, ce la facciamo».
Moneta umida: dal relitto del sommergibile un'atroce verità Portava un carico di Euro: ecco perché è affondato il Kursk
MOSCA - Insieme ai cadaveri dei 118 marinai del Kursk emerge anche la verità sul tragico incidente avvenuto in agosto nel mar di Barents. Niente collisione con un sottomarino straniero, né attentato di matrice cecena: a incagliare irreparabilmente sul fondo il sommergibile russo è stata la
presenza a bordo di una sostanza che sfugge alle normali leggi di gravità, l'Euro. Un piccolo gruzzolo in moneta unica europea, finito non si sa come nelle tasche dell'ingegnere di bordo, Dimitri Kolesnikov, ha agito come fatale zavorra, trascinando in picchiata, con una forza irresistibile, il
sottomarino e tutto ciò che conteneva. Kolesnikov, poco prima di morire, ha avuto il tempo di scrivere un biglietto per la moglie, in cui le raccomanda di investire solo in dollari. Impossibile recuperare il relitto: «Gli Euro a bordo sono ancora attivi - spiegano i sommozzatori impegnati nell'operazione -, e la loro tendenza a sprofondare fino al centro della Terra è talmente irresistibile che il Kursk sta letteralmente trivellando il fondo del mare». Alla luce dei risultati dell'inchiesta Kursk, la pista Euro diventa la più accreditata anche per spiegare i tanti inspiegabili disastri aerei verificatisi dal varo della moneta unica, ventidue mesi fa. L'attrazione gravitazionale prodotta da pochi Euro, nel portafoglio di qualche ignaro passeggero, basterebbe a far cadere un Boeing 747 o un Concorde subito dopo il decollo, e spiegherebbero l'inquietante nuvola a forma di «E» che, secondo testimoni oculari, si sarebbe levata nel punto d'impatto dei velivoli con il suolo. Nemmeno l'olandese Wim Duisenberg, uno degli scienziati pazzi responsabili della creazione della mostruosa antimoneta, messa a punto nei laboratori segreti della Banca Centrale Europea, è più in grado di controllarla. L'unica soluzione per l'Euro potrebbe essere quella suggerita da Allan Greenspan, presidente della Federal Reserve: «Usarlo per l'escavazione di pozzi petroliferi o per la perforazione di tunnel e gallerie».