Omicidio Biagi: gratta il terrorista, scopri il padrone stronzo
Brigate Rosse peggio di Confindustria:
fanno fuori un lavoratore senza giusta causa
BOLOGNA. Loro l'articolo 18 dello Statuto lo hanno già abolito senza tanti
complimenti, e da molti anni. Quando un lavoratore dà noia per le sue idee
o per il suo comportamento, lo si elimina e basta. Niente scrupoli per la
giusta causa, niente compensazioni economiche, niente risarcimenti, e
nemmeno una lettera di licenziamento come si deve: al massimo, qualche
velata minaccia affidata a un volantino sgrammaticato e piombo quanto
basta per evitare che il malcapitato venga reintegrato dal pretore. I
soliti biechi industrialotti del Nordest? Niente affatto: a conquistare la
palma mondiale del comportamento antisindacale sono i sedicenti paladini
armati della classe operaia, le Brigate Rosse. E l'omicidio
dell'economista bolognese Marco Biagi ne è l'ultima, tragica riprova: al
di là delle confuse finalità politiche, le Br rimangono la classica
piccola impresa all'italiana, gretta e meschina, incapace di innovarsi e
di guardare al di là del proprio interesse immediato, con una mentalità da
padrone delle ferriere. Ecco perché gli uomini della Stella a cinque punte
eliminarono Guido Rossa, un sindacalista comunista, e punirono Gino Giugni, uno dei
padri dello Statuto dei Lavoratori, mentre con Massimo D'Antona, i
terroristi volevano togliere di mezzo l'ideatore di un progetto contro il
lavoro sommerso - un colpo mortale per l'impresa Br, che, com'è noto, ad
onta del suo nome, lavora da sempre in nero e non ha mai assunto nessuno
con un contratto regolare, nemmeno nella forma della «collaborazione
coordinata e continuativa». L'allargamento del mercato del lavoro, alla
cui riforma aveva collaborato anche Marco Biagi, avrebbe sottratto alla
lotta armata migliaia di braccia a basso costo: per un giovane ciclomunito
consegnare pizze a domicilio è sempre più remunerativo che andare a
sparare a un professore inerme - almeno la pizzeria gli rimborsa la
benzina.
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