Attenziò, battagliò: rivolta ai vertici della polizia napoletana Ciccimarra scagiona Schiattapuorco, Quacquaracchio inguaia Puliciniello
NAPOLI. Sempre più complessa l'inchiesta sui poliziotti della squadra
mobile coinvolti nei pestaggi al Global Forum del marzo 2001. A tutt'oggi
non è ancora chiaro se l'ordine di picchiare i manifestanti venne dal
commissario Fabio Ciccimarra, che quel giorno sostituiva il collega
Caccavella, o dal vicequestore Mazzapicchio su richiesta dei
sotto-ispettori Puliciniello e Schiattapuorco, il cui turno coincideva con
quello di Caccavella, come indicato dall'ormai famigerato rapporto
Paralipomeni-Strambalà. Il Ciccimarra, attraverso l'avvocato Riboflavonio
(dello studio Riboflavonio-Gliommeri-Gonzalves), respinge l'accusa di aver
coperto l'appuntato Campacampana, indicato dal dossier
Paralipomeni-Strambalà come uno dei picchiatori più accaniti insieme a
Cuccurucullo, Firifizzolo e Menaluommeno, e cita un ordine di servizio
inviato per conoscenza a Caccavella e Schiattapuorco, ma recapitato per
errore a Inguacchiozzo, Sfruculieni e Tammurriello, documento firmato
Mazzapicchio e inspiegabilmente controfirmato Quacquaracchio. Escluse le
responsabilità del sotto-sovrintendente Gennaro Quacquaracchio e
dell'omonimo sovra-sottintendente Ciro Quacquaracchio, nessuno dei quali ha
mai saputo scrivere correttamente il proprio cognome, potrebbe trattarsi
del para-sotto-questore Silvestro Quaracquacchio o del
sotto-para-commissario Vincenzo Quacchiaracquo, che entro domani verranno
sentiti dagli inquirenti napoletani alla presenza di un esperto di
scioglilingua. Resta indagato per violenze l'agente Sciosciammocca, il cui
alibi (il 17 marzo 2001 era in viaggio di nozze) si è rivelato inutile: a
denunciarlo infatti non sono stati i no-global, ma la moglie. Costei, fra
l'altro, ha confermato che all'epoca dei fatti Sciosciammocca non portava
la barba ma all'occorrenza si faceva prestare quella dell'agente
Pappacioppoli, prosciolto insieme al collega Sorgozzone per le sevizie
nella caserma Mascarillo e indagato insieme al collega Mascarillo per le
torture nella caserma Sorgozzone. A tutti gli interessati sono giunti
messaggi di solidarietà dal vicepremier Gianfranco Fini e dall'Istituto per
la Tutela del Folklore Partenopeo.