Agnelli di Dio: sostieni l'unica vera religione di Stato
Dài il tuo otto per mille alla Fiat!
TORINO. Ha strappato il nostro Paese alle tenebre del mezzo pubblico, del
trasporto su rotaia e delle pedalate. Ha dato lavoro a milioni di operai, e
soprattutto ad eserciti di sfasciacarrozze, meccanici ed elettrauto. Sempre
pronta a venire incontro ai diseredati con una rottamazione dell'usato, una
comoda rateizzazione, un generoso leasing. E nei luoghi più sperduti e
desolati, dove né i valdesi né gli avventisti osano mettere piede e perfino
la Chiesa cattolica non si degna di aprire uno straccio di oratorio, c'è
sempre un concessionario Fiat, che nel derelitto respinto da Dio e dalla
società vede solo il potenziale acquirente di una Panda. Ma per proseguire
nel Terzo Millennio la sua grandiosa missione civilizzatrice e
filantropica, la Fiat ha bisogno anche di ognuno di noi.
Dà quasi fastidio parlare di denaro di fronte a un'istituzione squisitamente spirituale come
l'azienda di Costo Marconi, ma finalmente la Provvidenza ci offre
un'opportunità per mostrare un personale e concreto segno di riconoscenza a
chi ha fatto tanto per l'Italia, piacere finora riservato a governi
compiacenti, banche d'affari e colossi stranieri. Una firma sul modulo per
la dichiarazione dei redditi, e l'8 per mille della nostra Irpef, invece
che finanziare preti no-global, magari pedofili, o sette protestanti che
circolano a bordo di luterane Volkswagen e Opel, andrà a sostegno della
Fiat.
Il nostro aiuto consentirà al gruppo presieduto dall'ormai anziano e
cagionevole Gianni Agnelli di superare una crisi delle vocazioni mai così
drammatica: per guidare una Fiat occorrono doti di abnegazione, pazienza e
resistenza fisica oggi molto rare, specie fra i giovani, incapaci di
piegarsi come lombrichi per entrare nell'abitacolo e tanto meno di
apprezzare la francescana bruttezza delle carrozzerie, e non abbastanza
umili da accettare di essere compatiti da chiunque possieda un'auto di
altra marca. Ma il calo delle vocazioni non riguarda solo gli
automobilisti, come rivela tristemente l'amministratore delegato Paolo
Fresco: «Nessuno vuol più fare il disoccupato Fiat. Proprio adesso che
dobbiamo mandare a spasso cinquemila operai».