Repubblica di falò: autocombustione o piromani?
Incendi estivi, in cenere ettari di centrosinistra
ROMA. Ogni intervento è inutile. Ormai né autopompe, né Canadair, né i secchi d'acqua riempiti da volenterosi ma impotenti militanti possono farci
nulla: siamo solo alla metà di luglio, e un'altra fetta di sinistra è già
andata in fumo. Difficile riconoscere nella steppa desolata e maleodorante
che ogni giorno ci viene presentata dai tiggì la fertile terra dove
sorgevano Quercia, Ulivo, Girasole e Margherita. Alla fine dell'estate, i
Fassini svettanti, i Rutelli fronzuti, i Mussi ombrosi, le Turco nodose e
protettive, le Melandri ornamentali, i Boselli rampicanti, i
Pecoraro-Scanii sempreverdi, i Cossutta secolari i cui rami in tempo
riparavano operai, studenti e intellettuali, rischiano di sopravvivere solo
nei manuali di botanica politica.
Gli esperti di dendrologia allargano le braccia: «Sono vent'anni che la
sinistra italiana, un tempo la più rigogliosa dell'Occidente, subisce un
lento ma inesorabile degrado vegetativo. Oggi per la maggior parte è
composta da tronchi intristiti, disseccati, sterili, senza un vero
radicamento nel territorio. L'unica specie ancora vigorosa, purtroppo, è la
Mastella Clemens, un arbusto infestante poltronivoro resistente a tutto».
Due le ipotesi sul colpo fatale che avrebbe fiaccato inesorabilmente la
struttura della foresta di sinistra: secondo alcuni studiosi è da
identificare nel trapianto di molti esemplari, sei anni orsono,
dall'opposizione al governo, un habitat cui le specie arboree progressiste
erano del tutto estranee. Altri, al contrario, sostengono che a rovinarle
sono stati il successivo brutale sradicamento da Palazzo Chigi e il
malriuscito reimpianto all'opposizione, le cui condizioni ambientali erano
diventate insostenibili per piante ormai abituate al clima artificiale dei
palazzi del potere.
Qual è la causa scatenante degli incendi? Spesso si tratta di casualità: i
vecchi fusti indeboliti si abbattono su quelli vicini, e dall'attrito fra
le cortecce aride scoppia la scintilla fatale. Un fenomeno di
autocombustione che colpisce soprattutto la macchia diessina, dove il fuoco
viene propagato dalle folate del famigerato Correntone. Ma non mancano i
roghi appiccati dalla mano dell'uomo: a volte basta una polemica accesa
lanciata distrattamente dal finestrino da un esponente della Casa delle
Libertà a infiammare ettari di centrosinistra. E in taluni casi c'è perfino
il sospetto del dolo. In queste ore si addensano i sospetti sul
sindacalista Sergio Cofferati, sospettato di fomentare gli incendi nella
sinistra per disboscarla e, successivamente, acquistarne il terreno a
prezzi stracciati.
|