|
Il vero motore del Salotto di verso, quinto narredamento del Cassetto nel racconto è, Aristocle Sgabanazzi, lo sfortunato librettista dell'800 la cui figura rimane sullo sfondo. La sua opera più originale, Amore e tosse non si nascondono, era finita in soffitta già cent'anni fa, ed è qui, nella Soffitta nel racconto, che la ritroviamo, mutilata ma ancora affascinante. Si tratta di un fosco melodramma a sfondo sociale dedicato alla tubercolosi, il male del secolo. La cruda trama, che precorreva il verismo, non fu apprezzata dai musicisti del tempo, e l'opera non venne mai musicata, né tantomeno rappresentata. Ve ne presentiamo la sinossi e un cospicuo frammento del primo atto.
Amore e tosse non si nascondono
tragedia lirica in quattro atti
libretto di Aristocle Sgabanazzi
Personaggi
Alfonso, dandy parigino (tenore)
Erminia, la sua promessa sposa (soprano)
Lilì detta Tibicì, nota cocotte (mezzosoprano)
Luigi, amico di Alfonso (baritono)
Giacomo, amico di Alfonso (tenore)
il Dottor Bonnefoi, medico condotto (baritono)
il Primario del Sanatorio (basso)
Cameriere, Infermiere, Becchini, un Boia
Atto I
Parigi, 1860. Alfonso, giovane salottiero e noto rubacuori, scopre casualmente di avere la tisi. A contagiarlo sarebbe stata la sua amante, la cortigiana Lilì, detta Tibicì, protetta dal Barone Scaraque, che per il rimorso si è ritirata in convento. Ignara di tutto, Erminia, sposa promessa di Alfonso, attribuisce la tosse insistente del fidanzato a un brutto raffreddore contratto alle corse di Longchamps.
Atto II
Nel sanatorio dov'è andato per curarsi, Alfonso trova l'amico Giacomo, ormai in fin di vita, che gli rivela di essere stato contagiato anche lui da Lilì. Pazzo di gelosia, Alfonso mette del cianuro nel suo aerosol. Quindi incontra un altro vecchio compagno di bagordi Luigi, altrettanto malmesso, che gli fa la stessa confessione: è stata Lilì ad attaccargli la tisi. A corto di cianuro, Alfonso si accontenta di disegnare i baffi sul ritratto di Napoleone che Luigi tiene sotto il materasso.
Atto III
Dopo aver scoperto che tre quarti degli ospiti del sanatorio hanno avuto una relazione con Tibicì, Alfonso sta guarendo dall'amore ma non dalla tisi. Ma ecco giungere una sfinita Lilì, cacciata dal convento per aver scatarrato sui paramenti al Vescovo durante una processione. I due ex amanti vengono sorpresi da Erminia, che, insospettita dal protrarsi del raffreddore del fidanzato, era venuta nel sanatorio per vederci chiaro. La scena e il ritratto deturpato di Napoleone confermano i suoi peggiori sospetti.
Atto IV
L'affranta Erminia cerca la morte e chiede a Luigi di contagiarla tossendole addosso, cosa che Luigi fa senza troppo sforzo. Attirati dal chiasso, Lilì e Alfonso accorrono, ed Erminia, già all'ultimo stadio, tossisce loro tutto il suo disprezzo. Luigi muore credendo di veder tossire l'amato ritratto di Napoleone. Alfonso, riconosciuto colpevole dell'omicidio di Giacomo, e viene condotto alla ghigliottina, consolato dal perdono della morente Erminia. Nell'ultima scena, Lilì, rimasta sola, guarisce perfettamente, intreccia una relazione con il primario del sanatorio, lo sposa, ne ha due figli e diventa moglie e madre esemplare.
Atto I
Scena II.
Scena II.
Boudoir di Erminia. Erminia siede cucendo su una poltrona.
ERMINIA
E' lui! E' Alfonso! Il dolce mio promesso!
Non ci vediamo mai, ma scrive spesso.
Ah, care righe! Cara carta!... Cacchio:
questo mi pare proprio uno scaracchio.
Che vorrà dir?...
Fine del frammento.
|