E' stato un po' difficile rintracciare il numero di telefono, ne è valsa la pena pena. Victor Hugo, autore de "I miserabili", la più grande opera satirica mai scritta, ricorda i tempi di Tangentopoli, le battutacce di "Cuore" e i pezzi al vetriolo di Lia Celi, ai quali spesso si è ispirato per comporre le sue opere.
Monsieur Hugo, grazie per aver accettato questa intervista
postuma. Vorremmo chiederLe, per cominciare, come ha conosciuto il
lavoro di Lia Celi.
Fu uno di quei casi della misteriosa premeditazione che
dall'alto si immischia nelle cose umane. Un amico mi recapito' a
Parigi alcune copie del giornale Cuore. Volevo conoscere le vicende
italiane del novantatre... millenovecentonovantre. Una classe
politica era in piena combustione, ovunque erano imboscate, arresti,
confessioni, suicidii, pentimenti, tranelli: pane per i miei denti. E
la' dove la pantera e' in trappola, la donnola sfugge: il
pentapartito era asseragliato nel suo castello costuito con la
menzogna e il ladrocinio, le pietre del castello si drizzavano contro
e si richiudevano su di esso, la...
Ci scusi Maestro... Tangentopoli la ricordiamo tutti. Volevamo
sapere di Lia Celi...
Certo. Aprii le pagine verdi di Cuore e restai colpito da un
titolo pieno di ironia e amara saggezza. Sotto, si svolgeva un brano
di Lia Celi in cui la scrittrice sferzava implacabile certe
vigliaccherie di oggi. Nonostante la forza della scrittura, mi colpi'
il senso di pieta' che filtrava da quelle parole. Il satirico a volte
e' selvaggio: meta' uomo meta' fiera. Ma Lia, davanti alla
stupidita', appariva tentata di assolvere l'uomo ed imputare il
creato. Decisi di saperne di piu' e cominciai a leggere regolarmente
Cuore. Il giornale poi falli': Alceo chino' la testa, ma Erdofonte
volo' sul mare nuovo.
Che...sarebbe a dire...?
Quando Madame Celi comincio' a scrivere sulle pagine elettriche
di Clarence venni informato da un certo Canternac, un webmaster di
ventura che incontravo a volte a casa di Chateaubriand. Mi feci
installare una connessione e ricomenciai a leggerla con vivo piacere
nella rubrica Paginatre.
Erneinde aveva di nuovo la sua Buccina. La valle risuonava ancora
delle sue battute.
Ci pare di capire che per Lei Lia Celi e' qualcosa di piu' di una
scrittrice di satira. Lei la dipinge quasi come un'oracolo, una voce
nel deserto che usa l'umorismo per affermare realta' supreme...
E' per affermare queste realta' supreme che esiste la satira.
Abbattere la Bastiglia con una risata vuol dire liberare l'umanita';
l'autore di satira e' il punto di partenza della risata, e
l'autorita' la barriera contro cui si scaglia. L'autorita', pero' e'
insita nell'autore, donde l'assurdita' dell'autorita'; donde la
legittimita' dello sberleffo rivoluzionario. La rivoluzione e'
l'avvento del popolo, e in fin dei conti il popolo e' l'uomo. E se il
popolo e' l'uomo, la satira e' la donna: Lia Celi, appunto. Uhhhh.
Maestro Hugo, non si scaldi cosi'... si rimetta a sedere, la
preghiamo. Eccole la tisana di cerfoglio... Nonostante la sua eta'
e' capace ancora di una passione che ci commuove. La potenza del suo
pensiero e' chiara e forte come l'acciaio...
Non fate i bischeri, non so neanch'io cosa stavo dicendo.
Generalmente affermo un po' di verita' assolute perche' cosi' non ci
si sbaglia mai, e poi so che a voi tardo-Comunardi fa sempre piacere.
Pero' non scherzo quando dico che Lia Celi mi diverte e mi appassiona
veramente. Ella ha sull'anima e sul cuore quei due lumi che sono il
rigore e la morale. E come se Illiana e Coridone si tenessero
abbracciati sotto l'arco di Lepto.
Vabbe' abbiamo capito... Ci scusi se l'abbiamo importunata.
Di nulla, giovanotti. Chiudete la cripta uscendo.
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