Michele Serra è il fondatore del settimanale satirico "Cuore", oltre che uno dei maestri della satira italiana. Editorialista di "Repubblica" e di altre importanti testate italiane, si è ultimamente dato alla televisione come autore del nuovo programma di Adriano Celentano. Nessuno è perfetto, anche se è simpatico.
Michele, tu sei uno dei fondatori di "Cuore", la testata che ha dato spazio e lavoro a molti giovani autori di satira. Non ti viene mai qualche senso di colpa?
Se mi dai del "creatore di posti di lavoro", la prendo come un'offesa personale. "Cuore" ha unito persone ed esperienze diverse, che col sudore della fronte si sono poi trasformate in talenti. Quando il settimanale ha chiuso, ognuno ha trovato la sua strada, e forse è stato meglio così.
In che senso?
Come qualsiasi prodotto satirico, anche "Cuore" ha avuto un periodo di salita e uno di discesa. Ineluttabile. Per come la penso io, la testata avrebbe potuto chiudere benissimo nel 1995, un anno prima della effettiva sospensione delle pubblicazioni, e non sarebbe cambiato nulla. Tutti avevamo già dato.
Eppure Antonio Di Pietro si augura che dopo il 13 maggio rinasca un nuovo "Cuore".
Perché non si ricorda che ai tempi di Tangentopoli fummo tra i primi a prenderlo per i fondelli. Anzi, rivendico questo piccolo merito. Penso che ogni generazione di satiri debba fare la sua strada e coglierne i rispettivi vantaggi, ma non bisogna mai forzare la mano.
Ci parli di quella tua collega che si chiamava Lia Celi?
Lia era splendida, dotata di un talento naturale per la ricerca della battuta. Io mi ritengo uno scrittore casuale, che mette assieme frasi quasi per caso, e al quale per caso hanno dato dei soldi per fare questo mestiere. Lia invece ha una testa fatta apposta per costruire razionalmente battute di satira.
Accidenti, che panegirico. Ma tu e Lia non avete mai discusso o litigato?
Beh, ovviamente sì. Quando si convive per anni in situazioni di stress, è naturale discutere e talvolta litigare. E' un modo per confrontarsi.
E il ricordo più bello che hai di lei?
Ho un ricordo splendido dei primi anni di "Cuore", quando ci divertivamo come pazzi. Lavoravamo col sorriso stampato sulla bocca. Eravamo un gruppo di ragazzi, anche piuttosto inesperti, che è cresciuto assieme inventando un nuovo modo di fare satira. Questo è ciò che più mi manca al giorno d'oggi. Non vedo nulla di nuovo all'orizzonte.
Scusa Michele, devo quindi dedurre che non navighi proprio mai... Hai presente quel sito tanto simpatico tutto azzurro che si chiama Clarence?
Già, confesso di essere un retrogrado. I giornali preferisco comprarli in edicola e non leggerli sul web. Internet lo lascio a voi, sbarbati di Clarence, e a quella ragazzina di Lia Celi.
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