Caro direttore,
sono una vecchia guida alpina (ho centonove anni, molti dei quali passati a
Praga) che si meraviglia perché nessuno concede onore al merito a
quell'eminente padre della Patria che fu Vittorio Fresco Castaldi, autore,
tra l'altro, di una monumentale monografia su quell'importante padre della
Patria che fu Decio Scialabba, il firmatario del Compromesso di Ronchi
della Castagna che diede, come Lei sa e come molti giovani non ricordano,
una svolta decisiva al processo di democratizzazione dell'Italia
nell'immediato dopoguerra. Perché, secondo Lei, Direttore, si parla così
poco di questi due autentici eroi nazionali ? Sa dirmelo ? Sa dirmi anche
cosa sta a farci, per anni, una guida alpina a Praga ?
Mirko Camillero, croce al valor militare per atti d'eroismo nel corso della
Seconda Guerra d'Indipendenza (americana)
Caro Mirko,
eh, ormai siamo rimasti solo io e Lei a ricordarci di quei due galantuomini
di Vittorio Fresco Castaldi e di Decio Scialabba. Tra l'altro, Vittorio
Fresco Castaldi, peraltro ottimo prosatore di spirito acidulo e pungente
(un toscano di quelli di ferro, che adesso non ne nascono più, caro Mirko :
di toscani, oramai, ci siamo rimasti solo io e Lei), dicevo che Vittorio
Fresco Castaldi, tra le altre cose eminente botanico del gabinetto
scientifico sotto i Savoia e che scoprì la specie vegetale della Calendula
Deformata (una rara pianta, utilizzata nella terapia proctologica, nel
senso che fa passare le emorroidi, che cresce solo alle pendici dei bei
monti piemontesi, quelle serene e scoscese cime dove Lei sicuramente avrà
realizzato serene escursioni, e anche io : al giorno d'oggi, caro Mirko,
chi scala le cime ? Siamo rimasti solo io e Lei, caro Mirko), dicevo che
Vittorio Fresco Castaldi è autore anche di una serie di interessanti saggi
sull'utilizzo, in tempo di pace, delle parti terminali degli stoppini per
le lampade a petrolio : testimonianza, quest'ultima, che indica l'impegno
civile di un grande intellettuale e patriota all'indomani del disastro
italico (per inciso, ma penso che Lei lo sappia, siamo rimasti solo io e
Lei a saperlo, i suoi saggi di economia domestica ebbero un vastissimo
successo nel dopoguerra, letti alla radio, a puntate, da Arnoldo Foà, mio
amico di vecchia data, bischero colla voce roca con cui giocavo a bocce in
quel di Lastra a Signa (Fi) : del resto, chi è che gioca a bocce al giorno
d'oggi ?). Adesso le racconto un aneddoto che conosco solo io, e che ha per
protagonisti proprio Vittorio Fresco Castaldi e Decio Scialabba in quel di
Ronchi della Castagna poco prima della firma del trattato. Vittorio e Decio
erano ubriachi persi. Non si reggevano in piedi. Avevano trincato qualche
bicchiere in più di buon rosso, proprio come si faceva una volta, mica come
adesso che si pigliano l'ecstasy e ballano : allora sì che erano uomini, e
non dei debosciati. Rosso, si beveva, mica la Corona, che è una roba da
froci ! Comunque, Vittorio e Decio arrivano ubriachi e c'è questo trattato
da firmare e loro non sono in grado nemmeno di tenere in mano la penna
(quelle belle penne spartane che c'erano una volta, si ricorda caro Mirko ?
E che, perdiana, scrivevano solo nero, e non verde o rosso o marroncino
cacchetta come oggi). Allora, chiamano alla firma del trattato Vittorio
Fresco Castaldi e quello non è in grado. Mi alzo io, mi presento e dico che
sono Vittorio Fresco Castaldi. Ci cascano e mi fanno firmare. Torno tra le
quinte e intanto chiamano Decio Scialabba, che è ciucco tradito e nel
frattempo si è addormentato con la bolla al naso (una di quelle belle bolle
di muco che facevano una volta). Allora mi faccio avanti io e faccio lo
gnorri e dico che sono Decio Scialabba. "Ah sì ?" mi dicono e giù botte.
Avevano capito che ero Indro Montanelli e non Vittorio Fresco Castaldi e
nemmeno Decio Scialabba ! 'Sti bischeri ! Comunque, il trattato fu firmato
e la Patria salvata con onore, perciò anche io sono uno dei Padri
Fondatori. Però lo dico così, con modestia, senza pretendere nulla, che
so ?, un sussidio, una pensioncina integrativa, qualcosina per
riconoscimento. Niente : è una Patria ingrata. Fa bene a restarsene a
Praga, secondo me.