320 pagine per continuare a esclamare: "Noooooo!" o "E' incredibile!" o "Cazzo, è proprio così!". 23 storie che esacerbano ancora di più spiriti non alienati che cercano di mantenersi brillanti e non omologati anche grazie alla letteratura che frequentano. In sintesi, è questo Brief Interviews with Hideous Men di David Foster Wallace, l'uovo anfetaminico che l'autore di Infinite Jest ha covato nel 1999 per i suoi lettori, un'umanità aggressiva, tragicomica, sull'orlo del baratro e dispersa per tutto il pianeta.
Qui DFW riunisce e intreccia tutti i registri in cui riesce a sbizzarrire la sua vena allucinogena e il suo tecnicissimo polso: forma narrativa, forma reportage, storie realizzate come voci di un dizionario (con tanto di fonetica delle parole chiave in coda), falsi saggi scientifici con apparati di note, sceneggiature e screenplay. Anzitutto: forme intervista. In cui la voce dello scrittore entra inaspettatamente in prima persona, affascina con il suo dettato gnomico e universalistico, riesce in punta di piedi.
Attenzione: sebbene si tratti di una miscellanea di forme, che dà conto di una impressionante immaginazione e di un'altrettanto impressionante impazienza nei confronti delle tradizioni narrative acclarate, non siamo davanti all'ennesimo tentativo neoavanguardista o a una fiction postmoderna illeggibile. E non lo siamo per un semplice motivo che, questa volta per tradizione, ha sempre segnalato la presenza della letteratura autentica: la visione dell'uomo e del mondo, in Foster Wallace, è coerente e continua.
20 interviste a uomini frustrati, che ci parlano delle loro ossessioni, dei loro feticci, delle loro impotenze, testimoniano di questa coerenza, filosofica e letteraria al tempo stesso. Sono figurazioni in cui è possibile riconoscere i fondamenti della nostra contemporaneità, riderne ed esserne abbagliati; più spesso, esserne affranti per empatia, perché siamo esattamente noi, gli uomini intervistati da questa sorta di demiurgo che è DFW all'opera. Prendiamo, per esempio, l'anonimo n°31, che rilascia dichiarazioni intorno alla natura dei rapporti sessuali degli uomini bravi a scopare: "Tutto quello che hanno in mente è il piacere della donna, l'ossessione di dare piacere alla donna. Ecco l'unico trip del tipo bravo-scopatore". Più avanti, l'elaborazione si fa quasi tragica: "Questi qui pensano di essere uomini generosi. No: ruota tutto attorno all'edificazione di se stessi come uomini generosi".
Sono uomini biliosi, colmi d'astio e di ira repressa, questi figuri senza nome investigati da Foster Wallace. Non si sa se accogliere con entusiasmo una nuova incursione nei territori dell'antropologia contemporanea, o se vestirsi a lutto nel momento in cui scopriamo di essere stati denudati delle nostre difese: ipocrisie e supporti chimici, proiezioni e teleconformismi vari. Nell'inquietudine che solleva, nella commistione di ilarità tragica che riesce a mettere in scena, sta tutta la forza di questa nuova potenza della letteratura contemporanea che è David Foster Wallace.
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