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100 Simenon di questi giorni

simenon.jpg100 di questi giorni ci garantirebbero 100 grandi scrittori. Perché cento anni fa, il 22 gennaio 1903, a Liegi, nasceva Georges Simenon, padre di Maigret e non soltanto: padre del Novecento francese, come gli sdegnosi critici di una stagione che fu si affannano a comunicarci oggi. Non è un giudizio di parte, quello che diamo, ma è vero anche il contrario: non è un giudizio acclarato, se tuttora misuriamo difficoltà di accredito a Simenon persino in Francia, dove Maigret non entra nella Plèiade Gallimard e dove ancora si cincischia sul giudizio che André Gide diede del grande belga: è uno dei massimi di sempre in lingua francese, punto e basta. E' appena uscito in Italia il racconto lungo Pioggia nera, per Adelphi. Ne riparleremo tra pochi giorni. Intanto frughiamo nella vita e nell'opera di questo peso massimo della letteratura moderna...

simenon2.jpgQuando già aveva pubblicato più di quattrocento romanzi e viveva ormai in America, Georges Simenon ricevette una telefonata da Alfred Hitchcock. Il regista non riuscì a parlare direttamente con lo scrittore belga: si fermò alla segretaria, che gli disse che Simenon al momento era impegnato nella stesura di un romanzo; essendo nota a Hitchcock la prolifica velocità di scrittura del padre di Maigret, con una battuta folgorante il grande regista rispose alla segretaria: "Ok. Attendo in linea". E' da decenni che tutti gli amanti di Simenon (una schiera vastissima) stanno attendendo in linea l'annuncio che il loro prediletto autore entri nel pantheon del Novecento. Già Céline e Gide avevano conferito a Simenon la patente di peso massimo della letteratura. Però Simenon scriveva anche e soprattutto noir: un genere troppo popolare e troppo poco rigoroso per consentire al celeberrimo giallista di varcare le soglie dell'Accademia - quella francese ma non soltanto. Oggi che ci si è resi conto che la galassia noir-giallo-thriller è la letteratura più vivace di questi ultimi vent'anni, si assiste alla riabilitazione di Georges Simenon. Il quale, peraltro, non fu affatto esclusivamente l'autore della serie Maigret. I suoi romanzi di provincia, le sue geniali creazioni durante l'intenso periodo americano - ci si rende conto - esaltavano genialmente tematiche dell'esistenzialismo, superandole: al punto che i romanzi di Simenon sono a tutt'oggi di un'attualità sorprendente, capaci di una penetrazione psicologica che prescinde dal tipo umano degli anni Sessanta e ci tocca nell'intimo. Vitalista erotico e inflessibile macchina produttrice di una prosa piana e rigorosa, Simenon ha intrattenuto con l'esistenza il medesimo rapporto intrecciato con la scrittura: una voracia calma e metodica, ma generosa e scriteriata, che lo portò ad ammettere di avere avuto "più di diecimila donne, in gran parte prostitute" e di risultare sorprendente autore di più di quattrocento romanzi e un migliaio di racconti. Un'impresa titanica, alla Victor Hugo, per uno scrittore che sta agli antipodi dalla cieca furia scrittoria del Grande Padre de I Miserabili. Ciecamente Mondadori ha ignorato per anni di avere in catalogo la sterminata produzione di questo genio francese, e Adelphi si è pappata i diritti. A ogni uscita adelphiana, Simenon entra discretamente in classifica tra i dieci titoli più venduti. Questo silente miracolo si è ripetuto di recente con In caso di disgrazia: una sorta di romanzo nero autoconfessionale di Simenon, forse il vertice della sua autoesposizione attraverso la letteratura. Il suo pacato moralismo, la sua implicita critica al modello borghese (una critica che proviene sicuramente non da sinistra) raggiungono in questo romanzo il dissennato furore di una messa al patibolo di sé e dei propri pruriti, delle vigliaccherie private, vissute o soltanto fantasticate.
Il portale che Società delle Menti ha dedicato a Simenon

Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 22 Gennaio 2003
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