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Donna Tartt: Il piccolo amico
![]() Sono innamorato. A voi non ve ne fregherà niente, ma lo devo dire a chiunque: mi sono innamorato di Donna Tartt. Che sia bellissima, è chiaro: basta guardarsi la fotina qui a fianco. E' meno chiaro che sia una scrittrice eccellente, ubriacante, capace di esercitare una malìa che gioca tra il femminile e il maschile. Donna Tartt conosce benissimo le tecniche della seduzione, che includono anche le strategie a cui ogni scrittore è costretto a ricorrere dopo il successo di un suo libro. Tanto più, poi, se il libro in questione non riscuote un semplice successo, ma diventa un bestseller planetario. Questo è accaduto alla Donna che non sarà mai la mia donna: con il suo esordio, Dio di illusioni, si è imposta come una delle massime promesse della narrativa internazionale. E allora perché non ne parliamo spesso, come accade invece per Vollmann o Palahniuk o Eggers? Non ne parliamo perché Dio di illusioni risale a dieci anni fa. Dieci anni di silenzio, di meditazione e scrittura. Donna Tartt tiene la testa: una bella testa, caschetto incluso. Ha atteso dieci anni prima di tornare agli onori delle cronache letterarie, con questo romanzone impressionante, che tracima di fascino da ogni pagina: Il piccolo amico. Non è possibile evitare di vederlo, questo libro: la copertina (qui a fianco nell'edizione olandese) è inquietante fino al parossismo, raffigurando uno degli archetipi dell'orrore infantile - la bambola antica, l'occhio spalancato, disumano, il volto di ceramica irrigidito. E' la cover dell'edizione internazionale. Appena uscito, Il piccolo amico ha fatto il botto: più di trenta i Paesi che ne hanno acquistato i diritti, mentre in Olanda, alla prima edizione europea, si è trattato del massimo bestseller dell'ultimo decennio. Da noi esce ora, come sempre un po' in ritardo, nei tipi Rizzoli, per l'ottima traduzione a quattro mani di Idolina Landolfi (però, quegli arcaismi un po' inutili, poteva risparmiarceli, signora Landolfi...) e Giovanni Maccari.La storia. Trattasi di un'indagine prepuberale - nel senso che a condurla, principalmente, è un'adolescente, Harriet Cleve Dusfresnes, il cui fratellino, Robin, era stato assassinato quando lei era quasi in fasce: impiccato a un cupo albero nel giardino, un omicidio terribile che resta impunito, senza colpevole. Harriet, a cui è restata solo la sorella più grandicella, cresce all'ombra della sagoma dell'impiccato, sotto le fronde di quell'albero, monito veterotestamentario. Harriet gioca e sogna, mentre attorno ruota una muta tragedia familiare: il vasto gruppone dei Cleve è rimasto per sempre segnato dall'assassinio del piccolo Robin. Questa larga famiglia, che andrà assottigliandosi nel corso dello svolgimento della trama, permette alla scrittrice di rappresentare un teatro umano stupefacente: tipi, caratteri, ambizioni e fallimenti, spettri e nascite soffocate, lieti eventi e abissi della moralità, fortune e rovesci del destino. Al centro di questo gorgo straordinario, si dipana l'indagine della piccola Harriet, coadiuvata dal fedele amichetto Helie e da letture di autori come Conan Doyle e Stevenson: Harriet cerca di fare luce su quella morte a priori, di dare un senso all'omicidio del fratellino. E' un fiume in piena, una suspence a tratti quasi insopportabile da quanto è divoratrice dell'attenzione del lettore, una tensione altissima. Aggiungete a Stephen King tutto quello che gli manca: la teologia e la scrittura perfetta, per fare soltanto due esempi. Metteteci il fatto che Donna Tartt ha carpito come nessun altro il segreto dell'armonico pendolamento tra polo femmineo e polo maschile, riuscendo a estrarre la pietra filosofale di un andamento ritmico e stilistico che sfiora la perfezione. E avrete ottenuto una scrittrice che si candida autorevolmente (anche se va concesso che proprio non sembra ambire a un ruolo simile) a ereditare lo scettro di DeLillo. Soprattutto per l'enormità della sua cultura personale, per la profondità di pensiero e intercettazione di immagini di cui dà prova, per la sapienzialità a cui non fa fatica ad accedere. Il piccolo amico è un romanzo eccezionale, che risucchia ogni forza per restituirla in forma di piacere e inquietudine, permettendoci di addentrarci con la narrativa in un percorso di gnosi, in una sorta di pozzo artesiano al cui fondo - e questo è davvero un risultato al di là di ogni aspettativa - si giunge in qualche modo a una forma di riconoscimento di noi stessi. Proust elettrificato e declinato secondo Poe: questo incrocio è Donna Tartt, un'autentica protagonista della scena letteraria contemporanea. A nulla varrà opporle lo sterminato successo che ottiene ovunque: questa, anzi, è la riprova che una letteratura popolare e altissima è a tutt'oggi possibile, se a esercitarla sono scrittori geniali come l'autrice del Piccolo amico. Donna Tartt - Il piccolo amico - Rizzoli - 18 euro Inviato da giuseppe genna , Lunedì 3 Febbraio 2003
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