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Mario Benedetti: l'Idioma di Zanzotto
![]() Quando due grandi poeti si incontrano (indipendentemente dai modi, dai luoghi e dai tempi dell'incontro), abbiamo sempre da guadagnarci: in intelligenza, in emozione, in profondità di visione. E' quanto accade leggendo l'intervento che viene dedicato ad Andrea Zanzotto, il massimo poeta italiano vivente, da Mario Benedetti, uno dei poeti che in un imminente futuro sono destinati a raccogliere l'eredità di Zanzotto. E' un incontro straordinario, questo. Di Zanzotto, vertice della poesia contemporanea europea, c'è poco da dire: basta leggere i suoi libri e, se non fosse sufficiente, anche l'intervista che ci ha rilasciato e la recensione che abbiamo scritto sull'ultima raccolta che ha pubblicato, Sovrimpressioni. Di Mario Benedetti c'è da dire che è il poeta contemporaneo che, insieme ad Antonio Riccardi e Stefano Dal Bianco, costituisce la dorsale della nostra poesia a venire; che il suo capolavoro, Umana gloria, sta per uscire a mesi nella collana mondadoriana Lo Specchio; che le sue poesie, se non sono all'altezza di quelle di Zanzotto, sono molto molto vicine alla vertiginosa intensità linguistica, immaginativa e strutturale dei versi zanzottiani.Mario Benedetti traccia gli itinerari della rivoluzione elegiaca di Andrea Zanzotto Idioma (1986) di Andrea Zanzotto. Un’idea dell’elegia di Mario Benedetti Il testo di Idioma sembra richiedere una particolare attenzione nei riguardi di un fatto che lo caratterizza. Si tratta della compresenza di due aspetti della lingua: da un lato la linearità e facilità del racconto, dall’altro una serie di infrazioni, alla grammatica, alla sintassi e alla struttura dei singoli poemi, che agiscono localmente. Troviamo così un situarsi naturale nella lingua con il suo intrinseco portato di verità (il credere senza residui a quanto si legge in virtù del presunto rapporto biunivoco tra segno e significato), accanto a luoghi di riflessione metalinguistica in cui il linguaggio appare come problema e ci si interroga sul suo ubi consistam. In questo caso ricorrono forzature, indecisioni, inconsueti spazi bianchi individuabili rispettivamente nelle neoformazioni sostantivali, veri nuovi conglomerati (epigrafe-manifesto, morte-di-paglia, sangue-di-naso, non-farsi-capire, alto-dei-cieli, questo-qualche-modo, già-mutismi, ecc.) in sintonia con l’uso di forme colte (ammiranda morte, occhio... callido, ecc.), o precategoriali (bburp, couch cough), o di codici extralinguistici come la doppia barra, il cartello stradale; oppure nella lieve sottolineatura di una parola come nesso sintattico (“anzi, e perché,” nella poesia “Tato” padovano, ecc.) o nello scompaginamento della linea del verso e della sequenza strofica. Ma se è plausibile che i fatti stiano così, allora è necessario chiedersi in che cosa si risolva tale duplicità di aspetti. [CONTINUA]MARIO BENEDETTI: POESIE Benedetti i genitori dei poeti autentici. In particolare quelli di Mario Benedetti. Ogni qual volta un poeta viene regalato a una lingua e a una tradizione, bisogna esultare. Mario Benedetti, friulano di nascita e residente a Milano, è uno dei migliori poeti italiani. Non stiamo a considerare la generazione di De Angelis e Magrelli, cioè l'ultima leva che, prima dello scoccare del 1980, ha innovato stilisticamente e tematicamente la poesia italiana. Parliamo invece dei protagonisti di oggi e di domani. Che, a detta di Società delle Menti, sono essenzialmente tre: Mario Benedetti, appunto, Stefano Dal Bianco e Antonio Riccardi. Per il momento ci occupiamo di Benedetti. E' finalmente in uscita, nella collana Lo Specchio di Mondadori, il suo capolavoro in versi, Umana gloria (a settembre, probabilmente, lo vedremo in libreria). Nell'attesa, leggetevi i suoi versi. In un abissale messa in gioco di immagini e moduli prosodici che vanno da Leopardi a Carducci a Pascoli a Sereni a Fortini, Benedetti allestisce un cantare di impressionante potenza immaginativa e linguistica. Il che conforta: la poesia esiste ed esisterà anche domani. Benedetti, Dal Bianco e Riccardi sono e saranno i grandi nomi della poesia che viene. [VAI ALLE POESIE]CLARENCE INCONTRA ZANZOTTO Nutriamo uno sconfinato amore per la poesia di Andrea Zanzotto. E' un'epifania quasi sacrale, per noi. Non c'è poeta a lui coetaneo che, a nostro modesto parere, eserciti una potenza simile, quanto a versificazione e a capacità veritativa: non certo Mario Luzi, per il quale prima o poi bisognerà ragionare della fortuna biologica più che letteraria; ma nemmeno Yves Bonnefoy né tantomeno John Ashbery arrivanoalle vette poetiche raggiunte da Andrea Zanzotto (il cui unico contraltare, un gigante assoluto e misinterpretato, fino a qualche anno fa era Ted Hughes). Proponiamo due incontri tra Società delle Menti e Andrea Zanzotto: l'intervista che ci ha concesso all'uscita dell'ultimo libro che ha pubblicato e la nostra recensione a Sovrimpressioni.Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 5 Febbraio 2003
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