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Baricco: Senza sangue

baricco.jpgsenzasangue.jpgAdesso che il trionfo delle classifiche si è consumato, è possibile ragionare a mente fredda (o, visto il libro in questione, a sangue freddo) sull'ultimo romanzo di Alessandro Baricco. Questa è un'operazione critica che è vergognoso non si sia ancora fatta. Bersagliato dalle invidie della quasi totalità degli scrittori italioti, Baricco se ne fotte bellamente, con gesto di estetica e nirvanica indifferenza. Però è davvero imbarazzante che la critica ufficiale non ragioni in termini scientifici su questo che è lo Stephen King italiano (non per genere, ovviamente, ma per penetrazione popolare). Se si chiede di Tamaro, Faletti, Camilleri, Manfredi e compagnia bella, bisogna davvero sostenere che non si sta parlando di letteratura, bensì di mercato. Ma se si considera Baricco, bisogna dirlo chiaro e tondo: la sua è letteratura, è letteratura, è letteratura. Senza sangue è un piccolo capolavoro. Poiché non esistono capolavori piccoli, diciamo quanto pensiamo: Senza sangue è un capolavoro e basta.
Consideriamo anzitutto lo stile. E' perfetto. Baricco ha stile: è ciò che persino i detrattori accademici, ciechissima specie, concedono all'autore di Castelli di rabbia. Un solo esempio, per comprendere come e quanto Baricco tenga insieme alto e basso, lingua comune e distorsione eversiva, ritmo e struttura: "C'erano un sacco di cose che dovevamo distruggere per poter costruire quello che volevamo, non c'era altro modo, dovevamo essere capaci di soffrire e impartire sofferenza, chi avrebbe tollerato più dolore avrebbe vinto, non si può sognare un mondo migliore e pensare che te lo consegneranno solo perché lo chiedi, quelli non avrebbero mai ceduto, bisognava combattere...". Perdonate l'entusiasmo: questo passo è fantastico. C'è davvero tutto Baricco. Il quale, come ogni grande scrittore (cosa che, ripetiamolo, Baricco indubitabilmente è), ha una strategia: ne ha una stilistica, che sa condurre perfettamente in parallelo alla strategia strutturale; e ne ha una che si può definire poetica, una sorta di strategia della fantasticheria. Soprattutto in questo, Baricco è irraggiungibile. Gli americani, ma soprattutto gli inglesi, che tentano di fare proprio quanto fa Baricco, non gli stanno dietro, c'è poco da fare. Cazzi di Jonathan Coe e di Ian McEwan.
Senza sangue è un colpo di proiettile, uno solo, che in traiettoria perfettissima trapassa la mente del lettore: gli sospende il pensiero. Modulato attraverso un montaggio dinamico ed emblematico del già visto e del già letto, questo romanzo utilizza momenti apicali della cultura popolare italiana e internazionale - cioè, propriamente, della cultura pop. C'è, certo, Sergio Leone, c'è Garcia Marquez, c'è Lobo Antunes, c'è Schindler's List, c'è I bambini venuti dal Brasile. Attraverso queste interpolazioni continue, dinamiche e, ciò che più conta, di una levità impressionante, Baricco gioca a rimpiattino su ciò che noi conosciamo e amiamo, per inerire a una storia che pensiamo di conoscere: cioè, la Storia. In Senza sangue, intravvediamo Hitler, intravvediamo Peron, intravvediamo perfino la Cina di sempre e di domani. Questa Storia è la storia del Potere. Baricco, qui, lo dico senza timore di imbarazzi, fa Shakespeare: e nessuno sembra accorgersene. Non c'è sangue, come recita il titolo, come in effetti, sulla scena teatrale, non c'è fisicamente sangue: Re Lear usa il pomodoro, al massimo. Calatosi in questo pozzo artesiano con l'esatto opposto dell'apparato shakesperiano - levità, antiallegoria, brevità, ellisse -, Baricco struttura in due parti il suo récit du diable et d'homme. C'è una cesura di sessant'anni, a metà libro: e si tratta di un librettino.
Come riesce Baricco in questo miracolo? Come riesce questa struttura spezzatissima, questo ponte tra le due sponde dell'oceano a reggere?
La forza è grazia. La potenza è una disposizione psichica di purissima innocenza. E' una passività attiva. E' naturalezza. E' più potente un colpo di karate o la manina dell'infante che chiede il dito dell'adulto? L'innocenza piega: anzitutto, i re. Baricco possiede questa grazia dell'innocenza: potenza coscienziale totalmente vuota, senza forma, priva di ideazione, esente da sanguinamento, luminosa, rarefattissima. Infatti, in Senza sangue, il perno del racconto è un buco: un buco di sessant'anni, un buco bianco. Baricco esibisce la grazia di un ballerino che si perde dentro di sé danzando e manifesta quella stabilità "testimoniale" della coscienza allargata di cui parla Grotowski nei suoi scritti.
Questo è il sublime. Il sublime è la vetta dell'allegorico. E' come se Baricco, quella vetta, non l'avesse scalata: ci è balzato su con un unico, soprannaturale salto.
Meditino i critici quanto qui detto al di fuori di ogni rigore metodologico. Attraverso la scrittura di Alessandro Baricco (specularmente, al polo opposto, anche attraverso quella di Antonio Moresco) passa un nuovo modo di percepire la letteratura: il solito modo, quello eterno, quello che sente nel perdersi al di là del pensiero la ragione di vicinanza a ogni assoluto umano che fonda tutti i linguaggi possibili.
Alessandro Baricco - Senza sangue - Rizzoli - 10 euro

Inviato da giuseppe genna , Giovedì 27 Febbraio 2003
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