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Janeczek: Lo stato dell'arte
Helena Janeczek, autrice di Lezioni di tenebra e di Cibo, è una scrittrice che più multiculturale non si può. E' nata a Monaco di Baviera nel '63 e da vent'anni vive in Italia, dove ha messo su famiglia. Parla settecentocinquanta lingue straniere e, in linea teorica, una di queste dovrebbe essere l'italiano. Dovrebbe, ma non è così: perché è assodato che Helena Janeczek è una tra le migliori scrittrici italiane di oggi (valga il Bagutta opera prima come semplice indicazione istituzionale. Certo, rispetto a molti colleghi, l'autrice tedesca dispone di una visuale piuttosto ampia sulla cultura europea (su tutta la cultura letteraria, non soltanto quella narrativa: in Germania, Janeczek è una delle poetesse più interessanti). Da una mail inviata da HJ ad amici e intellettuali, proponiamo alcuni passi significativi su come stanno le cose in àmbito letterario in Francia, in Germania e in Italia: ci piangeremo meno addosso.Carissimi tutti, sono stata un fine settimana a Nizza dove non ho visto la mostra di Melotti perché non sapevo che c'era, mentre ho fatto un giro per librerie che non sono granché (o io non conosco quelle giuste) e quindi non ho trovato i libri che cercavo. In compenso mi sono letteralmente saltati agli occhi i libri italiani più impensati, non solo la quantità impressionante di titoli di narrativa fra i quali alcuni titoli di Tiziano Scarpa, l’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, ma anche, esposti addirittura nella vetrina della stessa libreria, saggi di Giorgio Agamben e di Mario Lavagetto! Faceva una figura imponente, perfino ridicola nella sua imponenza, la cultura italiana vista da lì. Ora io non conosco benissimo la Francia, ma mi sembra che non ci sia molta vitalità nella loro letteratura, pur avendo un sistema culturale che funziona meglio che da noi in Italia, cosa dimostrata per esempio dal fatto che girando per i canali della tv la domenica pomeriggio (orario di Domenica In) mi sono imbattuta in una trasmissione su scrittori pro-Vichy (Brasillach, Drieu, Céline) e scrittori rèsistance condotta da un intervistatore, uno storico e una storica. Conosco la Germania e anche lì ci sono: la critica seria, la base ampia di lettori (o di gente che va a teatro esigendo una qualità diversa da quella delle produzioni tipo “Nazionale” o “Nuovo” o “Manzoni”) - insomma c’è la borghesia acculturata, il Bildungsbürgertum - scusate - che magari vive in appartamenti condivisi e campa facendo la cameriera (conosco traduttrici che fanno le cameriere), ma che con la cultura ci è cresciuta. Immagino che anche lì non durerà in eterno, ma per il momento esiste ancora. Mentre – per quel che riguarda i libri posso dirlo con certezza perché sono decenni che li scremo per lavoro – quanto viene prodotto in Germania non è, nella media, così interessante come quello che esce qui da noi. Anche se, in questi ultimi anni, stanno venendo fuori molti nuovi autori bravi e promettenti e alcuni titoli che meriterebbero davvero di essere tradotti, cosa che probabilmente non succederà, per le note ragioni di mercato. Ma quelli che mi sembrano davvero in qualche modo importanti non sono più di tre autori. Qui in Italia, d’accordo, c’è tanta fuffa iperincensata, ma c’è anche parecchia buona letteratura, buona e diversa: diversa per poetica, per visibilità (ci sono buoni libri semiclandestini e buoni libri stravenduti), per genere ecc. C’è una poesia viva e radicata alla tradizione come da poche altre parti del mondo. Ci sono dei saggi scritti da gente che pensa e che scrive in modo originale, non da professorini dell’accademia (se oggi guardi, in confronto, il catalogo della mitica Suhrkamp, ti viene da piangere). Ora dico una cosa azzardata e personale: se la sottoscritta si è messa a scrivere in questa lingua (e continua a farlo), era anche perché sentiva di avere più comunanza con quello che facevano (fanno) alcuni scrittori e poeti italiani. E per quanto le esperienze con il sistema culturale italiano non siano state negli ultimi tempi le più entusiasmanti, questo sentire di fondo non cambia, anzi. Io sono felice e onorata di scrivere nella nostra lingua. Helena Janeczek Inviato da giuseppe genna , Venerdì 28 Febbraio 2003
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