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Voltolini: Per Maurizio Salabelle

salabelle.jpgChi riceve vibrisse, la newsletter curata da Giulio Mozzi, avrà forse letto un messaggio di Dario Voltolini. Al messaggio è allegata una recensione, apparsa il 22 febbraio 2003 su Tuttolibri. Quella recensione era scritta perché la leggesse un narratore schivo e discreto come era Maurizio Salabelle. Che, purtroppo, non ce l'ha fatta a leggere il pezzo di Voltolini su L'altro inquilino, l'ultimo libro pubblicato. Salabelle, che aveva 44 anni, è morto pochi giorni fa. Con L'assistente inaffidabile, uscito per Bollati Boringhieri nel '92, aveva ottenuto il prestigioso Premio Berto. Aveva pubblicato anche per Garzanti e Comix. Rilanciamo su Società delle Menti l'attachement di vibrisse a firma Voltolini.

Per Maurizio Salabelle
di Dario Voltolini

salabellecover.jpgLa notizia della morte di Maurzio Salabelle ci è giunta pochi giorni fa. Della sua voce un po’ sommessa che non riusciva ad alterarsi alzando i toni, ma solo e sempre deviando in direzioni poco prevedibili, ci rimane ora solo il versante scritto, quella che siamo soliti chiamare “voce narrativa”, come se ciascun narratore ne avesse una per dotazione naturale. Invece solo pochi narratori hanno una voce propria e riconoscibile nella pagina scritta, una voce che identifichiamo in mezzo a qualunque folla, senza possibilità di errore. Maurizio era uno di questi.
Il percorso narrativo di Maurizio Salabelle (Cagliari 1959) è uno dei più coerenti e personali della nostra attuale letteratura. A partire da Un assistente inaffidabile (1992) per continuare con Il mio unico amico (1994, entrambi per Bollati Boringhieri), Il maestro Atomi (Comix 1997), Il caso del contabile (Garzanti 1999), Salabelle ha costruito un mondo inconfondibile, fatto di città anonime attraversate da un’umanità stravagante che vive in falansteri affacciati su grandi viali senza alberi, che lavora in botteghe desolate, che si perde in ricerche lambiccate e sognanti, in rapporti dignitosamente insensati, costantemente ritratta dallo scrittore con un umorismo infinitamente sottile.
Con L’altro inquilino Salabelle approda al raffinato catalogo di Casagrande inventando una storia miracolosamente in bilico fra oggettività e assurdo. Il sarto Bombesi e il suo aiutante Strisci lavorano neghittosamente in un negozio alla deriva in una grande città. I rarissimi clienti, ciascuno portatore di una propria irriducibile stranezza, si rivolgono al sarto per ordinare chi un abito del tutto ordinario per un’occasione straordinaria (l’insegnante che finalmente passa di ruolo), chi un abito straordinario per un’occasione ordinaria (il fumatore che ha smesso di fumare e che, in crisi di astinenza da nicotina, ordina un abito di tabacco). Nel negozio comparirà anche una donna accompagnata da un bambino: è l’ex fidanzata di Bombesi. Tutta la scena in cui Bombesi, la donna e il bambino si aggirano per la città alla ricerca di un ristorante, il pranzo che consumano, i discorsi che fanno, la ricostruzione del tempo andato, il commiato, è strepitosa. Salabelle ha inventato un narratore (Bombesi) che non solo non è onniscente, ma ne sa meno del lettore stesso. Leggere per credere.
La storia principale di questo romanzo è però un’altra. L’appartamento di Bombesi ha un soffitto trasparente in una sola direzione, cioè lui vede l’inquilino soprastante, ma costui non vede Bombesi in basso. Da questo germe nasce una vicenda di spionaggio e di pedinamento che porterà Bombesi in direzioni del tutto imprevedibili, in cui incontrerà accolite di medici delinquenti, figure coinvolte in traffici semisegreti, altra varia e straordinaria umanità. Noi non sappiamo mai, leggendo, se la vicenda prenderà una direzione ioneschiana o disneyana, se stiamo passeggiando sulle orme di Walser o se stiamo immobili come un manichino dechirichiano al centro di una piazza. L’arte di Salabelle ha moltissime eco, eppure la sua cifra è assolutamente originale.
Il mondo di Salabelle va visitato con calma, e a poco a poco si rivelerà in tutta la sua compattezza. Appare all’inizio come un mondo in bianco e nero, dai suoni attutiti e lontani, poi la scala dei grigi prende a dispiegarsi sontuosamente, i suoni si armonizzano, lo stupore passa dai personaggi al lettore come un profumo che vada di stanza in stanza. Salabelle inventa decine di situazioni ciascuna delle quali farebbe la fortuna di un film made in Taiwan. La toponomastica è geniale (impareggiabile una Piazza Stato). Il senso del dettaglio – degno di un Emmanuel Bove - si ibrida con situazioni fuori fuoco, nebbiose. Questi sono alcuni degli ingredienti della ricetta segreta di Salabelle per la magia delle sue botteghe color flanella.
Maurizio Salabelle, L’altro inquilino, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2002, pagg. 259, euro 16

Inviato da giuseppe genna , Venerdì 28 Febbraio 2003
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