![]() |
![]() |
|||
Società delle menti |
||||
| Sei qui: Clarence > Cultura & Spettacolo > Società delle Menti > Brugnatelli: Foster Wallace vs Palahniuk | ||||
|
NOVITA' DeLillo: Mao II RIGA: "Gulliver" Javier Marías: Quand'ero mortale Moody: Col pianoforte ero un disastro Doctorow: Reporting the Universe Seamus Heaney: nell'argilla della storia America Falling 2.0: Palahniuk America Falling 1.0: Eugenides La Beat Generation: incontro a Parigi Le storie di Genova Allen Ginsberg, l'uomo che urla Bevilacqua: La califfa Padre Nostro William Burroughs Gian Mario Villalta, tra poesia e prosa Jack Kerouac, l'Orfeo emerso T Cooper in Scritturapura Mendoza: Satana Moravia: Gli indifferenti Ulrich Beck: Un mondo a rischio Elmore Leonard su BlackmailMag Michel Rio, il metafisico fantasy Beppe Fenoglio Carlo Betocchi 100 Simenon di questi giorni Pivano: Joyce Carol Oates Alberto Bevilacqua: Sorrisi dal mistero Eraldo Affinati: Nove Raimo: Gli amici della Canottieri Lazio Manganelli: incontro con Nostradamus Fruttero&Lucentini: Il ritorno del cretino Gabriel García Márquez Varela: la coscienza nelle neuroscienze Philippe Forest: Il Romanzo, il reale Murakami: su 'Underground' Affinati intervista Hillman
IN ESCLUSIVA
Il gioco del momentoMigliaia di giocatori s'incontrano online ogni giorno. Scarica gratis il client per giocare! COOL!
BLOG
Clarence consiglia
Email Professional Attiva gli indirizzi email per la tua azienda con spazio illimitato, antispam e antivirus..
CLARENCE MAX
ECCO MAX LUGLIOSCOPRI CAROLINA! La nuova sexy star che arriva dal palcoscenico del Grande Fratello 4 SMS GRATIS
|
Brugnatelli: Foster Wallace vs Palahniuk
![]() Edoardo Brugnatelli è l'editor che ha inventato, creato e fatto crescere Strade Blu, la collana di Mondadori che pubblica Eggers, Palahniuk, Evangelisti, e Gibson tra i molti altri. In seguito alla discussione che si è sviluppata intorno a Soffocare, l'ultimo romanzo uscito in Italia a firma Chuck Palahniuk, Brugnatelli è intervenuto per cercare di chiarire i possibili link e gli indubbi abissi che legano e separano i lavori di due tra i migliori americani contemporanei: Palahniuk, appunto, e Foster Wallace. Concordiamo a tale punto con il discorso di Brugnatelli che non soltanto lo pubblichiamo fuori dai commenti, ma diamo corso alla procedura di beatificazione di un'ulteriore mente destinata ad allargare la Società.CHUCK & DAVID: THAT'S AMORE! di Edoardo Brugnatelli Fratelli e sorelle in Palahniuk, mi aggrego a questa vostra stimolantissima discussione con una premessa. Al pari di voi, ma per motivi diversi da voi, non sono un innocente lettore. Sono l'editor di Palahniuk in Italia e questo dovrebbe fare di me il massimo piazzista del Palahniuk-pensiero chez nous. Ma essendo fondamentalmente un po' pirla, mi cullo nell'illusione di non esserlo. Ma a voi il giudizio... Ciò premesso, mi lancio. Onestamente trovo sempre molto divertente ma al fondo un po' inutile la voglia/il bisogno di fare delle classifiche. Anche a me viene spontaneo dire che A è migliore di B etc.etc. Ma se guardiamo bene cerchiamo di fare un raffronto non tra squadre di calcio, ma tra una squadra di calcio, una di basket, una di pallanuoto etc. Va bene che gli autori di cui ci occupiamo rientrano tutti nella categoria "giovani autori USA" ma poi con che strumenti stilare le classifiche? Ancor oggi non sappiamo chi ha vinto i mondiali degli anni '70 e '80: DeLillo o Pynchon? O qualcun altro ancora? Joyce Carol Oates? Philp Roth? O Kurt Vonnegut? ![]() La verità è che i migliori di questi autori generazionalmente connotati si muovono entro un ambito condiviso, comune; combattono gli stessi demoni e gli stessi fantasmi. Per esempio, a mio modo di vedere, in un certo senso, è chiaro che Infinite Jest è l'Alfa e l'Omega di tutta questa discussione (e assieme a IJ l'altra parte della migliore produzione di DFW: i saggi di A supposedly fun thing I'll never do again). Quel monumento alla esplosione/implosione della contemporaneità ha per certi versi creato dei canoni, degli stilemi, ha individuato e circoscritto delle aree gravitazionali di interesse. Solo per toccare uno dei temi (a mio giudizio, quello cruciale): Infinite Jest ha la geniale trovata di essere incentrata su due personaggi che, in un modo o nell'altro, hanno avuto la ventura/sventura di trovarsi da una delle due parti della barricata catodica. Il giovane tennista Incandenza è un pollo da allevamento di questi lager per la produzione di massa di star sportive destinate (per periodi sempre più brevi) a riempire gli schermi del pianeta. L'assurdità di questa intera adolescenza/giovinezza bruciata sull'altare di una nemmeno sicura "effimera notorietà" si rispecchia alla perfezione nella dolorosa via crucis dell'altro protagonista alle prese con la disintossicazione. Quale elemento è più centrale nell'esistenza di oggi di questo mix micidiale fatto di passivo consumo TV (o similare) + dipendenze varie (alcool, sostanze di vario genere), sesso, etc. etc.? L'idea stessa di una videocassetta che garantisce la morte "per puro piacere visivo" di chiunque la guardi, riassume alla perfezione l'enorme enigma entro cui ci muoviamo oggi. Illuminantissimo è lo scambio di pareri tra gli agenti federali USA e i terroristi canadesi che mettono in circolazione clandestinamente la cassetta letale. Siamo alla fine del XX secolo ma la discussione è sempre quella: libero arbitrio, sì/no, perché? E ancora: che cosa ha senso? che cosa è "senso"? E 'sto senso dove sta? Dentro di noi? Fuori di noi? In una lattina di birra? Nel delirio di un guru? Nelle mie azioni? Nel non fare niente?O forse la cosa migliore è stravaccarsi in una poltrona, accendere lo, schermo ed essere risucchiati nel Nirvana mortale della pura visione di cazzate? ecceteraecceteraecceteraMolto schematicamente, una delle grandezze di DFW è quella di mostrarci come di fronte ad un universo nel quale A) il tasso di assurdità e di vuoto cresce freneticamente, B) gli individui fronteggiano l'assurdità e il vuoto con l'assunzione di dosi crescenti di "Qualcos'Altro (TV? trash food, sport, droghe, farmaci, sesso, alcol, culti, body building, e altro e altro e altro ancora); ecco di fronte ad un universo così qualsiasi "costellazione/arcipelago" di senso ha una forza liberatrice/emancipatrice pazzesca. Anche i Dodici Passi dell'Alcolisti Anonimi possono diventare una profonda guida spirituale nella desertificazione del Tutto. Ma anche questo può ribaltarsi in un movimento autodistruttivo secondo una dialettica micidiale e inevitabile: ed ecco che fioriscono come tante metastasi le Mille Fedi Illimitate in qualsiasi troiata: dal Callista Miracoloso, al Presidente di Mediaset, dai Neopentecostali al Mago di Brugherio. Insomma pericoli e trappole e catastrofi in agguato ovunque. Veniamo a Palahniuk. È evidente che Chuck si muove entro delle coordinate che hanno parecchio (eufemismo) in comune con il DFW di IJ. In tutti i suoi libri agiscono personaggi alle prese con la medesima assurdità, schiacciati dallo stesso Vuoto di cui parla DFW. In tutti i suoi libri il mondo delle dipendenze è presente, in ruoli mica tanto secondari. In tutti i suoi libri il mondo dei culti è presente. In tutti i suoi libri la malattia è una delle chiavi di lettura del reale. E allora? Ha copiato DFW? Forse, più probabilmente, è alle prese con lo stesso orizzonte di problemi, cerca di risolvere la stessa equazione. Ma in modo diverso. Prendiamo lo stile. Quello di CP è molto secco, nervoso. Poco in comune con DFW con la sua moltiplicazione vertiginosa di registri, al sua inesauribilità, la sua passione per l'eccesso: IJ potrebbe durare molto di più delle 1200 pagine dell'originale, potrebbe - appunto - andare avanti all'infinito. Palahniuk non è così ci racconta cose simili ma in modo diverso. Dove sta la sua forza? A mio modo di vedere proprio in quella "piattezza" (mi si passi il termine). I protagonisti di Chuck sono tutti interni a un mondo - tanto per riprendere terminologie desuete ma non per questo meno utili - "unidimensionale". Sono loro stessi unidimensionali. Non sono amorali, sono post-morali. Sono un modello antropologico molto avanzatissimo, per così dire. E ci parlano con la loro lingua, ci fanno entrare nella loro testa. E sono lingue e teste tutte "cosali", tutte schiacciate sul qui e ora, prive di qualsiasi dimensione di valore, di giudizio. Sono le vere voci che chiamano nel deserto. I libri di Chuck parlano di questi tragitti che magari non portano da nessuna parte, ma che puntano a portare fuori dal deserto. I suoi protagonisti stanno cercando qualcosa con mille strategie estreme/pazzesche/cieche etc. I suoi protagonsiti non hanno le parole per dirlo, ma sanno bene che lì dove sono ora non vogliono restare, che quell'universo ghiacciato/sazio/disperato è l'Inferno e che lì non ci vogliono stare. Per dirla con Adorno la grandezza di questi scrittori è che si "soffermano presso il Negativo": sono delle grandissime guide alpine di questi enormi sistemi montuosi, di questi Karakoroum dell'angoscia, li conoscono palmo a palmo, li conoscono, li hanno amati follemente, li hanno scalati, ci hanno lasciato molti dei loro migliori amici uccisi dal freddo e/o dalle valanghe, ma ora sanno bene che è necessario superare quel valico, andare oltre. E qui mi taccio. Scusate la prolissità. Inviato da giuseppe genna , Giovedì 6 Marzo 2003
|
| Pubblicità su questo sito (c) Clarence S.r.l. 1996-2005 Gruppo Dada S.p.A. Clarence non è collegata ai siti recensiti e non è responsabile per i loro contenuti. |
|