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Società delle menti |
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Briasco: su Palahniuk
![]() La nostra beneamata Società non ha mai fatto mistero di adorare alcune Menti. Tra queste spiccano due intelligenze che, a nostro modestissimo avviso, vanno ringraziate per la colossale opera di sprovincializzazione che hanno impresso alla società culturale italiana. Trattasi di Mattia Carratello e Luca Briasco (il bell'uomo qui a destra), creatori e curatori della collana AvantPop di Fanucci (e non solo). Se c'è da interpellare qualcuno a proposito delle tendenze dell'ultima letteratura americana, beh, sono proprio questi due dioscuri romani. Che, di letteratura, non soltanto angloamericana, se ne intendono davvero (un esempio su tutti: sono stati i primi a pubblicare Tommaso Pincio a un certo livello). Dopo l'intervento su Palahniuk e Foster Wallace firmato da Edoardo Brugnatelli, Luca Briasco è intervenuto tra i commentatori del medesimo. Siccome sul manifesto si era occupato di Soffocare, ci sembra opportuno pubblicare la sua illuminante recensione circa l'ultimo libro edito in Italia a firma Chuck Palahniuk: secondo noi, così si fa una recensione seria (sfidiamo chiunque a trovare sui giornali un pezzo letterario in cui si evoca la categoria di "narrativa antievolutiva").CHUCK PALAHNIUK: SOFFOCARE di Luca Briasco Soffocare è il quarto romanzo di Chuck Palahniuk e il terzo a venire proposto nella collana "Strade blu" di Mondadori. E' anche l'opera che più si avvicina alla esplosiva virulenza di Fight Club, il romanzo d'esordio cui (anche grazie a una fortunata versione cinematografica) resta affidata la fortuna dell'autore. Una precisazione preliminare: la narrativa di Palahniuk non è evolutiva, non articola nuovi temi, non va alla caccia di soluzioni stilistiche e strutturali di volta in volta differenti. Si tratta invece di una narrativa ricorsiva, basata sulla replica sistematica di un medesimo modello. Attraverso una voce narrante invasiva e onnipresente, capace di trascorrere dall'ironia alla furia più cieca, Palahniuk ha scritto una sorta di enciclopedia post-beat in più puntate, un Sulla strada nell'età della simulazione. Se il protagonista di Fight Club divideva la propria vita tra combattimenti clandestini e sedute di gruppo per malati terminali, quello di Soffocare, che ha l'improbabile nome di Victor Mancini e un'origine italiana tutta da dimostrare, lavora in un villaggio storico nel quale viene riprodotta, a uso e consumo dei turisti, la vita quotidiana dei primi coloni d'America, e ogni comportamento anacronistico da parte di un qualsiasi dipendente viene punito con la gogna. Essendo il suo stipendio insufficiente a mantenere la vecchia signora Mancini, ricoverata in ospizio, Victor ha escogitato un ulteriore sistema per arricchirsi: simula il soffocamento da cibo coprendo tutti i ristoranti della sua città e trovando nei suoi salvatori altrettante figure paterne, pronte a soccorrerlo economicamente nel momento del bisogno. Partecipa infine a un programma in dodici tappe per la liberazione dalla dipendenza sessuale al solo scopo di apprendere - e sperimentare - le pratiche erotiche più estreme. Le analogie tra il primo e il quarto romanzo di Palahniuk sono evidenti, e non si può certo dire che le opere "di mezzo", Survivor e Invisible Monsters, introducano varianti significative. L'esplorazione di un universo dominato dalla simulazione e dalla messinscena ha la maniacalità e la deliberata ripetitività del primo Burroughs, quello di Pasto nudo e delle opere immediatamente successive, ma a differenza di Burroughs Palahniuk sembra nutrire una fiducia ancora forte nella parola, nella capacità del linguaggio, attraverso la sua stessa, furibonda virulenza, di liberarsi dalle pastoie di quella finzione che è chiamato a raccontare ad infinitum. Si tratta di una fiducia che si accende di toni mistici, proprio come nel Kerouac di Sulla strada e de I sotterranei, e che fa di Soffocare, come dei suoi predecessori, un romanzo vicino all'anima più autentica del beat. Lo conferma la presenza, qui come in Fight Club e ancor più in Survivor, di una dimensione fortemente religiosa, che passa per la contemplazione, insieme inorridita e partecipe, dei rituali di deliberato autoinganno con cui una collettività sempre più disgregata tenta di coltivare le sue ultime e paradossali illusioni. Inviato da giuseppe genna , Lunedì 10 Marzo 2003
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