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Zizek l'idiota e la fine della filosofia
![]() C'è una scena esilarante - una tra le molte - in Paura e delirio a Las Vegas. Benicio Del Toro e Johnny Depp, i nostri giornalisti gonzi inviati in quel di LV, sono come sempre strafatti e si trovano, per puro caso, tra la platea di un convegno di sceriffi reazionari che discutono di droga e criminalità. Sul palco c'è un forforoso esperto di sociologia che divide la popolazione tossica in quattro surreali categorie. Benicio Del Toro, caracollante, mentre il sociologo enuncia la sua ermeneutica media quotidiana, si alza e se ne va, chiosando: "Queste mi sembrano tutte stronzate..."E' pressapoco la nota laconica che viene da sibilare a denti stretti quando si volta l'ultima pagina di Difesa dell'intolleranza, esile ma non per questo poco pericoloso testo "teoretico" dell'ultimo incarnatore della page filosoficosociale: cioè Slavoj Zizek (già uscito in Italia con Il Grande Altro per Feltrinelli). Ormai divenuto un faro ideologico della popculture più fighetta, questo ideologo dell'uscita dalla postideologia altro non fa che dare corpo alle generose promesse che distribuisce con leggerezza incosciente: cioè ideologizza. Un po' di più, siamo sinceri fino in fondo: egli ideologizza male. Ideologizza lanciando categorie prive di nesso con la realtà e facendosi forte di una nomea che suona più come onomatopea, mentre in un conflitto concreto che nulla c'entra coi suoi filosofemi muoiono esseri umani. Come già in occasione della page che precedeva Zizek e che si chiamava Marc Augé, assistiamo inermi alla crescita del credito che viene concesso dalla società intellettuale a nomignoli che, per quanto saccente possa apparire il nostro giudizio, sfumeranno nel giro breve di qualche anno di cosiddetta postmodernità.
Il trucco è molto semplice. Basta navigare un po' in acque lacaniane, basta curare un po' le relazioni sulla dorsale anglofrancese, scrivere qualche nota seriosissima e anche vagamente ironica sulla Spectre, sulla donna, sulla metastasi, sulla fragilità dell'Assoluto, sullo slogan, sul Lenin britannizzato ed elvetizzato, su Kant e il vampirismo, sull'Es Gibt pop, su Jacques a Hollywood - et voilà, la frittata è fatta e piace molto, tutti ne vogliono una fetta! Allora si aprono le porte del successo: trasmissioni in cui si può enunciare la tesi e anche l'antitesi e nicchiare sulla sintesi, controversie intellettuali in cui si può assumere la postura dello stronzo obliquo e originalone, eternamente spiazzante, eternamente fintofanciullesco, mirabolante stratega del risiko di parole e grande acrobata del trucco verbale. Questo è, ormai da tempo, l'intellettuale filosofo, che si chiami Virilio, Baudrillard, Augé o, ultimo arrivato dalla svizzera dei Balcani, Zizek. Champagne!, Parigi!, diamoci alla bella vita del cazzutissimo fenomenologizzare! E allora ecco che persino una tesi improbabile qual è quella dell'allegro revisionismo del revisionismo diventa plausibile! Diventa famosa! Ci fa inarcare e imbizzarrire i percorsi sinaptici! Tante bollicine di pensiero! Un frizzantissimo umor cerebrale! La filosofia è finita. Non dice più nulla di decisivo intorno al mondo. Adotta una duplice strategia, in tempi di grottesca decadenza - come grotteschi sono i tempi di ogni decadenza. Ecco la strategia. Da un lato, un martellante, ossessivo, semipsicotico insistere sulla propria tradizione, quasi che la filosofia occidentale fosse un mondo a parte, un empireo parallelo e interstiziale, una demenza della protostoria, un'iniziazione a priori, e che mai Cartesio avesse spedito una letterina a Cristina di Svezia, o Hegel avesse osservato dalla finestra di casa sua la sagoma a cavallo di Napoleone, o Martin avesse valutato i baffi di Adolf. Dall'altro lato: sporgersi sul mondo, legiferare in regime di sicurezza garantita, senza preoccuparsi di cadere sotto il fuoco amico o tantomeno sotto quello nemico. Power Inferno, Dinamicità, Tecnica intesa esclusivamente come Tecnologia, Intolleranza da spolverare sulla torta dei diritti umani: ecco il fronte della vivescenza più inquietante e malevola della moda filosofica. Quindi, la filosofia non è morta. Se siamo ancora in grado di distinguere la moda filosofica dalla filosofia, la fine è dilazionata all'infinito, una volta ancora, in piena adesione con la promessa messianica e non mantenibile della filosofia stessa: stringere la cosa, possedere in un attimo ontologicamente rivelativo la Cosa. Scacco a priori, esattamente nel modo in cui è uno scacco a priori ogni lavoro letterario, la filosofia incide soltanto quando si scontra con un limite - cioè quando pensa il pensiero e non le classificazioni del pensiero. Ciò esclude dal panorama filosofico questa vague di fenomenologia brillante e categoriale. Non esclude al contrario - anzi: esige - la filosofia precategoriale, la metafisica, la filosofia materialista. La leggerezza del filosofo Zizek, un autentico malizioso dell'idiozia che da subito si converte in idiota malizioso, elegge i propri interlocutori, che sono tutti: Stalin, Lacan, Kant, pulciosissimi e sconosciuti parateoreti francesi che si preparano alla prossima ondata, Cristo laicizzato, Takeshi Kitano, i manga. Esiste più peso filosofico nei testi dell'eccezionale sociologo Serge Latouche di quanto esprimano le vaghe nubi di pensiero che Zizek mette nere sul bianco. La tempesta si annuncia, però. Il peso del mondo e dell'autentica tradizione filosofica schiaccia queste formazioni gassose, ameboidi, larvali. Non una goccia di sangue, in simili vescicole. Del sangue, solo l'ombra: ma di quello altrui. Di cui si discute, su cui si sperpera l'ingegno onomastico, etichettatorio. Prendiamo allora in considerazione le tesi di Zizek. Viene resa spiegazione del perché Solidarnosc evocava un concetto parapolitico come la solidarietà, in base a una rivisitazione del principio extrapolitico che garantisce la legittimità secondo Badiou: la "parte senza parte", una specie di lancia di alluminio e cartone con cui scatenarsi in duello contro l'ombra di Rawls, per dare dignità teoretica a una forza che non ne chiede alcuna, di dignità teoretica: e che è il popolo. Tutto ciò costituisce la premessa maggiore di un sillogismo alquanto idiota, culminante nella sconcertante conclusione: critichiamo da sinistra il multiculturalismo, il politically correct: ehi!, ce lo dice Zizek che si tratta di un'arma del liberismo! Nella palude della premessa minore che dovrebbe reggere questo sillogismo cazzuto possiamo osservare il faticoso galleggiamento di tesi ambigue, pericolosissime, enunciate con un fanatismo della leggerezza che mette i brividi. Così Zizek insegna che il fascismo è una proposta politica che tende a includere una dinamica energetica della collettività che, di per sé, non è ideologica. Grazie tante, anzitutto. E poi: vedi di fermarti qui, Zizek, hai intrapreso una china rischiosa. Perché arrivi facile facile all'esaltazione di un vitalismo che non è anarchico: è tutto il contrario: è la vibrazione di fondo che tiene in vita la costruzione del politico secondo Schmitt. Cioè, dal punto di vista degli esiti: Zizek arriverebbe, se condotto per la manina secondo coerenza, ai risultati elitari del primo Junger (per carità, altra stazza; e altro ecumenismo, tutto da leggere, nella sua seconda fase, quella cristianizzata). Eppure Zizek va: alle trasmissioni, sulle labbra della gente. Fornisce non si sa quale rigore argomentativo e si sa bene quale pezza d'appoggio nominale a chi vuole affrontare alla leggera il problema del potere. Infatti sono assai pochi i filosofi seri che lo citano. Al contrario, lo Zizek abbonda sulla bocca degli sciocchi: gente che con la filosofia ha un rapporto occasionale, sparuto, minoritario. Gli stessi che caddero nell'estetica del non-luogo, entusiasti degli afrori più accettabili del postmodernismo. Adesso arriva il teorico dell'antipostmodernismo: e tutti ad applaudire! Fantastico: uno che, del postmoderno, ammesso che esista uno pseudonimo del genere per un periodo storico, non ha capito niente. Uno che ci insegna come criticare qualcosa che non ha capito. Uno che diviene il verbo di chi non comprende l'oggetto, ma la critica all'oggetto sì, quella sostiene di averla capita benissimo!Un consiglio. Non leggete Zizek. Se vi citano Zizek, dubitate. Leggetevi i classici della filosofia (per favore, non sotto la curatela Bompiani secondo dettami extrastrorici di un anziano non venerabile qual è Giovanni Reale). Leggetevi La fine del sogno occidentale di Serge Latouche. Leggetevi chiunque, ma non questo pirla da casinò dell'intelletto. Uno che ha tirato la maniglia e sta ancora gioiendo perché gli si allineano davanti tre ciliegie. E nel caso Zizek lo abbiate letto e amato, riflettete su cosa significa che un bambino è stato ucciso oggi in una guerra reale. Molto più reale della irreali categorizzazioni di Zizek. Slavoj Zizek - Difesa dell'intolleranza - Città Aperta - 8 euro Inviato da giuseppe genna , Martedì 1 Aprile 2003
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