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Milo De Angelis: Dove eravamo già stati

deangelis1.jpgNavigando tra le righe fittissime dell'ultima discussione che Christian Raimo ha intavolato, sul sito di minimum fax, con Emanuele Trevi, ho letto questo parere dell'autore de I cani del nulla (appena pubblicato da Einaudi Stile libero): "dagli anni settanta in poi, in italia c'è una grandissima poesia - è un fenomeno che non ha uguali in europa, direi. pensa solo che siamo contemporanei di un milo de angelis...". Poiché Società delle Menti nutre nei confronti di Milo De Angelis un'ammirazione almeno pari a quella espressa da Trevi, compiamo un furto. Un furto momentaneo, sia chiaro. Pubblichiamo alcune poesie da Dove eravamo già stati, l'antologia di De Angelis edita da Donzelli. Insieme alle poesie - qui sta il furto - alcune note di Giuseppe Cornacchia, poeta della generazione Settanta che frequenta il forum di Società delle Menti e che particolarmente amiamo.

deangelis2.jpgDove eravamo già stati è l'antologia di un autore che ha da poco compiuto cinquant'anni; esordì nel 1976 con Somiglianze e raccolse unanimi consensi: mostrava una scrittura fragile e varia, un po' trasognata, intrisa di razionalità sottile, sebbene se ne vollero cogliere soprattutto i richiami neo-orfici, neo-ermetici, misticheggianti. Il dettato è in prevalenza classicheggiante (Eraldo Affinati ne indica, in postfazione, i debiti con "l'autorità del passato") e tocca temi diversi, aprendosi al lirismo con le ultime raccolte.

SOLTANTO
Soltanto questo crescere
indifferente allo sguardo e pieno
di ciò che ha visto
era possibile: se ci sono
due barche
non contava il loro punto d'incontro, ma la bellezza
del cammino dentro l'acqua: solo così,
solo adesso, non spiegare.
Ed è atroce
ma bisogna dire di no alla sua fronte che
piange e non capisce, e ama
come per millenni si è amato, promettendo
in una terrazza buia, accarezzandosi
tra le foglie minacciose.


Dunque un autore rappresentante di un modo di scrivere nuovo per i tempi, "fisso", nuovo soprattutto nel respiro (trasognato ma consapevole, un certo modo di essere lontano dall'agone del periodo). Un modo che tiene in nessun conto il reale, il sociale, come se la Poesia si tenesse fuori, per scelta.


"T.S."
I
Ognuno di voi avrà sentito
il morbido sonno, il vortice dolcissimo
che si adagia sul letto
e poi l'albero, la scorza, l'alga
gli occhi non resistono
e i flaconi non sono più minacciosi
nella luce chiaroscura del pomeriggio
mentre mille animali
circondano la lettiga, frenano gli infermieri
il disastro del respiro sempre più assopito
nei vetri zigrinati
dell'autombulanza, appare
il davanzale di un piano, il tempo
che sprigiona i vivi
e li fa correre con la corrente nelle pupille,
l'attimo dell'offerta, per scintillarle.
E improvvisa, la quiete
della vigna e del pozzo, con la pietra levigata
dividendo la carne
una calma sprofondata dentro il grano
mentre la donna sul prato partorisce
sempre più lentamente,
finché il figlio ritorna nella fecondazione
e prima ancora, nel bacio e nel chiarore
di una camera, il grande specchio,
il desiderio che nasce, il gesto.

II
E poi avrete sentito, almeno una volta
quando il liquido, delicatissimo,
esce dalla bocca, scorre giallo nel lavandino
e la sonda e le sirene sempre più lontane.
Il respiro si affanna, finisce, riprende
quanta pace nella spiaggia gelata dal temporale:
una canoa va verso l'isola corallina
e sotto l'oceano si accoppiano le cellule sessuali
non ci sono eventi irreparabili
ma solo le spugne cicliche,
gli insetti che hanno coperto l'aria:
ecco un colore di madreperla, una roccia nella sabbia,
l'accappatoio che toglie con un solo gesto
solennità della luce, la meraviglia, la prima
e la femmina del pellicano
chiama la nidiata sparsa nella tempesta
e forse vede qualcosa, tra gli scogli,
qualcosa che si muove
domani correrà con i suoi bambini
mescolata, per respirare
nel turchese profondo della marea
che sale in superficie, sta rinascendo adesso
e trova una terra diversa, un'altra voce.


In Somiglianze è anche presente una fisicità erotica che i più hanno visto come evento cardine della poetica di De Angelis - la perpetuazione - eterno ripetersi dell'atto ri-generativo, al di là di modi, tempi, manie, eventi originanti, elaborazioni del dopo.
Ancora, alcuni testi rivelano un che di futile, un effetto forse non voluto di straniamento, di non aderenza alle cose; una poesia mentale, una creazione immaginativa che, a lettura molto posteriore, probabilmente non regge più.
Nel 1983 esce Millimetri. Evidente il tentativo di cambiare registro, irrigidire il tono, materizzare la scrittura e farla, nel complesso, più cruda.



ORA C'È LA DISADORNA

Ora c'è la disadorna
e si compiono gli anni, a manciate,
con ingegno di forbici e
una boria che accosta
al gas la bocca
dura fino alla sua spina
dove crede
oppure i morti arrancano verso un campo
che ha la testa cava
e le miriadi
si gettano nel battesimo
per un soffio.


Millimetri andrà idealmente a confluire in Terra del Viso, del 1985, in cui De Angelis torna alla vena originaria diluendo le forme. Appiattire un po' le cime e abbassare lo sguardo, lasciando emergere colline ondulate, rassicuranti: "Ritrovo una sintassi nei secoli già studiati / allontanando sia l'oriente sia le nubi". Matura un senso di compartecipazione umile, popolare, una fratellanza dal basso; il poeta assimila il gesto sportivo a quello, ben più feroce, riproduttivo e riconosce se stesso nella comunità.


LE SQUADRE

Siete pur sempre nelle tenaglie
di una polvere, di una
promessa del 1961, quando
i giardini diventano un rasoterra
del numero otto, con i calci nell'arte.
Sì, una promessa
diceva: sarete fatali al correre
come il ritmo di una strada è
fatale alla piazza che porta in sé
tutti
nelle forze del prato che, spelato,
diventa questo
essere tenuti nella montagna.
E sarete
questa musica del sottomondo
che sopraggiunge a fare bianco il cibo e
darlo silenziosamente alle squadre
nessuno
può sbagliare un passaggio, nessuna chiacchiera
che non piglia i fili,
i fili delicatissimi
della cosa
nessuno, ve lo ordino, nessun abbraccio in pausa
gli arpioni della lana
vivono sulla pelle,
uccidono le stupide scivolate:
freccia,
portaci tu i piedi
verso la vittoria, e in questo spiazzo
fa', unico dio, unica gioia del pomeriggio,
fa' che tutto sia immenso, fa' che non
piova.


In Distante un padre, 1989, lo sguardo del poeta volge a se stesso e si apre. È la raccolta più compiuta, più completa; la fissità degli esordi è rimossa poiché del tempo è trascorso, e cuore e mente vi ritornano con sorpresa e con dolcezza. La poesia si incarna come mai finora. Alcuni testi sono in dialetto.
Risulta difficile scegliere testi rappresentativi, prevalendo una chiara sensazione d'omogeneità d'insieme.



"VERSO LA MENTE"

Prima che dormissero le mirabelle
e la vera carta diventasse cieca
indietreggiò sentendosi
colpita e non riconobbe
il cane nell'acqua...
era suo padre...
corse via dalla cucina
fece un cenno
dove capitò il cielo
stracciando la carta carbone
lavando i bicchieri con la cenere
anatre come patriarchi
sorvegliano che tutto sia in ordine
tirò fuori il costume da bagno
e lo mostrò alla notte
bilance rincorrono bilance
la benda odora forte di
zuppa di pesce
e il grembiule è rinchiuso nella testa:
attese sul platano che
un lungo pensiero finisse
poi si affacciò alla finestra
e mentre l'erba aspettava
erano passati nove giorni di
giugno.


deangeliscover.jpgNel 1999 esce Biografia sommaria. Si perdono le illusioni, tornano le figure sempre care al poeta ma svuotate, senza pretese. Come se alla fine prevalesse la lucida razionalità e dietro non ci fosse nulla, a resistere al tempo.


STORIOGRAFIA

Non abbiamo visto niente se non quel vedere
sfioriti i versi e la morte, fallimento muto
degli occhi per noi estratti a sorte.
Nostra Signora delle nebbie perenni e del minuto
di' quale vita abbiamo vissuto, in quale dimora
la musica delle sfere non scende su Greco e i millenni
sono un metro d'asfalto, naviglio celeste
tra gli altiforni e il capogiro.
"Nell'uomo che liricamente li sveste
i morti trovano consiglio."

Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 2 Aprile 2003
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