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DeLillo: Body Art
In editoria governano alcuni pregiudizi imbecilli. Per esempio: i racconti non tirano, quindi non si pubblica Cheever, che invece negli anni Ottanta sbancò l'America con una raccolta di pezzi brevi. Un altro pregiudizio: se sei un autore devi scegliere che autore vuoi essere ed esserlo sempre. Scrivi noir? Scrivi solo noir. Scrivi "alto"? Scrivi solo alto. E via così. Un ulteriore pregiudizio: Don DeLillo non vende, per cui per vent'anni lo ignoriamo e in Italia non lo pubblichiamo. Tre pregiudizi da decerebrati che proprio Don DeLillo frantuma con Body Art, il romanzo breve (o racconto lungo) che il genio americano pubblica dopo l'immane impresa dell'epica di Underworld. Dev'essere preso un crampo allo stomaco di qualche editor quando, dopo le oltre mille pagine del suo capolavoro, DeLillo ha presentato questo striminzito libretto: un haiku che segue un'enciclopedia è un'operazione che soltanto un grandissimo autore può permettersi di realizzare. DeLillo l'ha realizzata.Body Art è la folgorante storia di una follia autentica che, come tutte le follie, è proprio folgorante. Un'artista subisce l'inesplicabile(?) suicidio del suo compagno di vita e incomincia una discesa nel brivido: il fantasma dell'uomo che inquietantemente si affaccia sulla sua esistenza di nichilista fintamente non integrata è una patologia oggettiva o mentale? All'interno di questa scabra cornice, DeLillo dipinge il mondo: il mondo orizzontale di Rumore bianco, il mondo impazzito e macchinico di Underworld, il mondo crepitante e anestetico di Mao II. Cioè: il nostro mondo. L'universo di DeLillo è un miracolo perché lo scrittore italoamericano è riuscito sin dai tempi di Americana a rendere sensibile l'indistinzione tra il mentale e l'oggettuale di questa palude fantastica e disastrosa in cui siamo gettati da decenni. Mai come in quest'opera compressa, reattiva e allucinogena DeLillo ha raggiunto il grado zero dell'essenzialità letteraria a cui ha sempre mirato. Frasi tronche, visioni oniriche, rappresentazioni di oggetti, tic, fratture del senso, interiorizzazioni a vuoto, dialettiche dell'insulso e del folgorante: Body Art è un diorama lisergico, composito, rarefatto e solido al tempo stesso in cui a DeLillo interessava scatenare il linguaggio, poiché lo sguardo è ormai già bene allenato a scatenarsi.
Cosa resterà di questo mondo? L'assurda domanda, fisica e metafisica, domina la letteratura contemporanea come una spina irritante a cui si cerca di non porre rimedio. Quelli che stanno all'avanguardia, quelli che si pongono agli estremi dello sguardo, sono gli angeli rilkiani che continuano a svelare l'essenza delle cose. DeLillo è tra questi. Che Iddio ce lo conservi in salute. Don DeLillo - Body Art - Einaudi - 11 euro Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 18 Aprile 2001
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