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Eugenides: Middlesex

eugenides3.jpgeugenidesmiddlesex.jpgSi è aggiudicato il Pulitzer 2003: Middlesex di Jeffrey Eugenides, autore già di culto per il suo precedente Le vergini suicide (qui l'intervista di Safran Foer che abbiamo tradotto), promette di resistere al logorio del tempo e delle letture ben più delle Corrections di Jonathan Franzen, ben più dello Stuggering Genius di Dave Eggers, e si candida a rilevare l'eredità dell'enciclopedismo narrativo del DeLillo di Underworld. Il che determina un limite fondamentale di Eugenides: Middlesex prolunga la gloriosa tradizione del romanzo totale che nel Novecento ha elevato la narrativa ad apici panottici di impressionante efficacia - ma resta ben indietro all'opera di spostamento in avanti del limite della conoscenza a cui Thomas Pynchon, a tutt'oggi senza eredi, lavora con indefettibile potenza. Ciò non toglie che Eugenides abbia scritto un romanzo di immenso valore, declinando Balzac à la Houellebecq, e riuscendo in questa declinazione a riassumere la storia della modernità occidentale.
Nella piena assunzione di responsabilità verso la tradizione postmoderna, Jeffrey Eugenides comprime in Middlesex tutto il comprimibile a cui sia giunta la sua memoria e la sua capacità di divorare saperi: si va dall'epica della Ford all'epica greca, dal conflitto greco-turco del 1922 ai riot di Detroit del 1967, dalla secolarità islamica alle avanguardie della ricerca genetica - il tutto in una sorta di ingrabugliato dipanarsi di molteplici trame ruotanti attorno all'anomalia Calliope Stephanides, il/la ermafrodita che è parzialmente protagonista di questo romanzo molteplice. Storia di storie che narra di narrazione, sorta di Odissea laica che descrive parabole esistenziali in grado di solcare l'oceano per condurre genomi greci in terra d'America, Middlesex ha subìto esso stesso metamorfosi e mutazioni genetiche, che hanno stravolto le ossessioni di partenza su cui Eugenides indagava con spirito quasi autistico, facendo calare su di sé il silenzio dopo l'enorme successo del suo primo libro - una vicenda creativa che ha in Donna Tartt il più preciso parallelo.
Ecco comunque la storia di questo romanzone epico, nelle parole dell'autore: "Il libro è un ibrido, di cui soltanto metà è emersa con la narrazione delle vicende dell'ermafrodita. Avevo letto l'autobiografia di un autentico ermafrodita dell'Ottocento: ne ero affascinato e avevo pensato che fosse un soggetto perfetto per un romanzo. C'erano molte componenti che mi interessavano: un mistero medico e scientifico, una straordinaria trasformazione personale e, al centro della storia, una passione impedita. L'ermafrodita in questione era una ragazzina rinchiusa in un convento in Francia, innamoratasi della sua migliore amica. Nell'innamorarsi, aveva scoperto la sua reale natura: una natura a metà tra i generi sessuali. La storia era però scritta in uno stile da melodramma ed evitava di entrare nei dettagli delle questioni anatomiche, oltre al fatto che non riusciva a descrivere una situazione emotiva tanto ricca e ambigua. Questa lettura mi aveva lasciato un senso di frustrazione. Pensai di riscrivere la storia che avrei voluto leggere. Così iniziai una serie di studi intorno a tutti gli aspetti dell'ermafroditismo. Mi sono fermato all'osservazione dell'incidenza che, nei casi di nascita di ermafroditi, ha il fatto che vengano concepiti in comunità chiuse o isolate. C'è stato a questo punto un cortocircuito: la mia famiglia proviene da un piccolo villaggio dell'Asia Minore, totalmente isolato - e ho pensato che l'escamotage della storia dell'ermafrodito mi avrebbe permesso di narrare la storia della mia famiglia. Ma ero già oltre l'idea della memorialistica personale: si trattava di un'epica, la storia della trasmissione di geni attraverso tre generazioni, culminante proprio nella metamorfosi dell'ermafrodita".
Operazione riuscita: la vicenda a cui Eugenides ha lavorato per un decennio è esplicitamente epica, ma va ben oltre la ristretta percezione che i contemporanei hanno dell'epica: culmina infatti nella fantascienza, ridando a questo genere letterario la sua primeva legittimazione di erede proprio della tradizione epica. Un passato favoloso e picaresco, affrontato secondo i canoni della fiction sudamericana, viene a sovrapporsi, grazie all'ingresso del presente, a una più ampia ricognizione del futuro (diciamo una ricognizione di carattere sociologico e tecnologico), esattamente comparabile a quella compiuta da Michel Houellebecq nelle sue Particelle elementari. A differenza di Houellebecq, che è il più contemporaneo dei romanzieri contemporanei, Eugenides impegna in questa ricognizione la sua profondissima conoscenza del mito, proiettando la sintassi mitologica laddove la visione non lo soccorre. Poiché il paradosso che esalta le qualità di Middlesex e ne evidenzia i limiti è proprio questo: Eugenides è un grandissimo scrittore, uno dei pochi oggi in grado di coniugare approfondimento psicologico e narrazione collettiva, soprattutto grazie a una invidiabile capacità visionaria; ma quando il gioco si fa duro, quando si tratta di uscire dallo sfondo illuminista che esige ogni trattazione cauta del mito, la visione gli manca, gli manca il senso dell'apocalisse, della sapienzialità scritturale e, molto probabilmente, nessun'ancora di salvezza può lanciargli in aiuto la matrice culturale ebraica, da cui sembra essere stranamente immune.
Si tratta di obiezioni comunque irrilevanti, data la massa di potenza che il racconto labirintico di Eugenides è in grado di mobilitare. Sono pochi a stargli alla pari per effusione emotiva, capacità di elaborazione strutturale e stilistica della narrazione, prodigalità nella trasmissione dei saperi, fantasia e iperbole nel catturare il lettore, indagine intimistica. Eugenides, che con le Vergini suicide aveva soltanto pronunciato una promessa affascinante, la mantiene: finisce per mangiarsi coloro che non entreranno nel canone della nostra contemporaneità.
Leggete assolutamente Middlesex di Jeffrey Eugenides: è uno dei romanzi fondamentali di questi anni.

Jeffrey Eugenides - Middlesex - Mondadori - 19 euro

Inviato da giuseppe genna , Lunedì 19 Maggio 2003
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